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Una voce dal monastero

Gennaio 2018


Alcuni "amici" ci hanno chiesto di mettere anche nel nostro sito il testo del foglietto informativo che, da più di quattordici anni, mettiamo a loro disposizione ogni mese.

Sospendiamo temporaneamente l'autobiografia di S. Margherita Maria Alacoque in occasione della ricorrenza dei 350 anni dalla nascita del nostro Santo Fondatore (21 agosto 1567). Vi presentiamo alcuni scritti tratti da: "San Francesco di Sales studiato nelle sue lettere".

San Francesco di Sales
Guida e padre



Il metodo (continuazione)

Con quale vigore S. Francesco di Sales si alza contro queste illusioni e le stigmatizza: "Io sono nemico giurato di questi desideri inutili, pericolosi e cattivi. Infatti, anche se ciò che desideriamo è cosa buona, il desiderio è ugualmente cattivo, dal momento che non è questo il genere di bene che Dio vuole per noi, ma è un altro quello cui vuole che ci dedichiamo". Ogni anima, dunque, quale che sia la sua condizione, si impegni per rendersi "teneramente amorosa del proprio stato e degli esercizi che gli sono propri per amore di Colui che così vuole".
S. Francesco di Sales consiglia "un particolare esercizio di consenso alla volontà di Dio" nelle sofferenze interiori ed esteriori, nelle malattie, nei lutti e perfino nei piccoli fastidi quotidiani. Alla baronessa di Chantal, il cui "cuore vigoroso ama e vuole con potenza", scrive: "Dobbiamo fare un esercizio particolare, una volta alla settimana, per volere e amare la volontà di Dio con più energia, dirò di più: con maggior tenerezza e amore di qualsiasi altra cosa al mondo; e questo non solo nelle circostanze sopportabili, ma perfino nelle più intollerabili". Perché è troppo poco "essere contenti che Dio ci colpisca, ma dobbiamo acconsentire che ciò avvenga nel punto che piacerà a Lui… la scelta gli appartiene". Lezione ardua che il santo direttore non cesserà di inculcare a quest'anima eroica per farle raggiungere i limiti estremi dello spogliamento di sé e, attraverso "la felice morte della volontà", le altezze serene dell'amore divino.
S. Francesco di Sales guida anche molte altre anime, ciascuna per la via che meglio le conviene. Non possiamo qui entrare in tutti i dettagli, indicheremo soltanto ancora alcune caratteristiche di questa incomparabile guida spirituale.
"Chi non è pienamente abbandonato alla volontà di Dio - scriverà un giorno Francesco - si giri pure di qua e di là, non avrà mai riposo". Egli voleva per le anime il riposo, la pace. Se gli accadeva di incontrare persone inquiete o turbate - cosa che capitava spesso - la sua prima premura era di stabilirle nella pace o almeno di indicare loro i mezzi per giungervi. La sua guida è estremamente pacificante, ma non favorisce certo l'inerzia o una quiete beata. Le anime guidate dal nostro Santo conosceranno lo sforzo, sapranno combattere con coraggio e non dovranno aspirare a una perfezione all'acqua di rose. "Non voglio affatto - scrive alla baronessa di Chantal - che voi desideriate volontariamente questa pace inutile e forse anche dannosa"; e a un'altra figlia spirituale: "La tranquillità che non è provata dalla tempesta è una tranquillità inerte e ingannatrice".
Il santo direttore insegna alle anime a sostenere vigorosamente la lotta. Le mette in guardia dai tristi ritorni su se stessa, le sottrae alle preoccupazioni inquiete, modera la premura perfino nel conseguire le virtù e nel tendere alla perfezione, le mette in guardia dagli sbalzi di una volontà incostante, dagli sviamenti di una immaginazione volubile, dalle impressioni e dalle 'tenerezze' della parte inferiore, affinché, sbarazzate da tutte queste superfluità, esse restino in modo più completo sotto l'azione del Dio della pace e nella dipendenza dalla sua volontà. Infatti, "ovunque Egli è Signore assoluto, Egli mantiene tutto nella pace".
In poche righe, S. Francesco di Sales riassume la sua direzione su questo punto: "Bisogna in tutto e per tutto vivere nella pace. Ci capita una pena esteriore o interiore: bisogna riceverla in pace. Ci capita una gioia: bisogna riceverla in pace, senza lasciarsi prender per questo dall'euforia. Dobbiamo
fuggire il male e dobbiamo farlo con pace, senza turbarci, perché altrimenti, fuggendo, potremmo cadere e dare al nemico l'occasione di ucciderci. Bisogna fare il bene e bisogna farlo con pace, altrimenti, agitandoci, faremo molti sbagli. Perfino la penitenza bisogna farla con pace. Ecco, diceva quel gran penitente (il re Davide), che la mia amarissima amarezza è nella pace".
Quale forza e quale pieno possesso di sé occorreranno per mantenersi in un tale equilibrio! La fiducia, una grande fiducia, ci verrà in soccorso.
Dio è così buono - il Bene sovrano - e ci ama così tanto: Francesco di Sales non si stanca di ripeterlo per ispirare alle anime questa confidenza filiale che deve liberarle dagli scrupoli, affrancarle dal timore, gettarle, dilatate e gioiose, tra le braccia del loro Padre celeste.
"Chi ha Dio per oggetto delle sue intenzioni - dice loro S. Francesco di Sales - e fa ciò che può, perché si tormenta? Perché si turba? Cosa ha da temere? No, no, Dio non è così terribile con coloro che ama, Egli si accontenta di poco perché sa che noi non abbiamo molto. Non potremmo affidarci a mani più amiche".
Questa certezza nella bontà divina renderà l'anima valorosa, la riempirà di coraggio, "poiché il soccorso del cielo è pronto in tutto per coloro che hanno fiducia in Dio e con umiltà e dolcezza implorano la sua paterna assistenza".
La vista della sua miseria, delle sue mancanze e imperfezioni, non impedirà all'anima di essere sicura di Dio perché "Egli sa chi siamo e ci tenderà la sua mano paterna nei passi difficili perché nulla ci arresti".

(Continua)

Vita del Monastero
Mese di dicembre

In questo mese tre signorine hanno trascorso con noi alcuni giorni per un'esperienza vocazionale.

26 dicembre:
E' stata per noi una vera gioia la numerosa partecipazione di amici e conoscenti alla S. Messa di S. Stefano, celebrata secondo le loro intenzioni.

L'ANGOLO DELLA POESIA
In dialetto veneto



Sfiorar la tera

Un gato nero
co tre zate bianche
da la mura el vien zo,
nel prato.
Par no bagnarse
el saltela, quato,
e con furbizia el varda
se lo lasso star.
Par no sporcarse
nel fango de sto mondo,
come sto gato
bisognarìa far.
Sfiorar la tera
squasi senza tocarla,
co l'ochio puntà
dove volemo arrivar.
E dove…
se non da Ti,
Signor,
che te ne aspeti
per colmarne de amor?



Nenéi

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