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Una voce dal monastero
febbraio 2012
Alcuni "amici" ci hanno chiesto di mettere anche nel nostro sito il testo del foglietto informativo che, da più di nove anni, mettiamo a loro disposizione ogni mese.
Dalla “Filotea” ovvero “Introduzione alla vita devota” di San Francesco di Sales.
Terza parte
Contiene molti consigli per l'esercizio delle virtù.
Capitolo diciannovesimo:
Le vere amicizie (continuazione)
È fuor di dubbio, e nessuno si sogna di negarlo, che Nostro Signore nutrisse un'amicizia più tenera e personale per Giovanni, Lazzaro, Marta, Maddalena; lo dice la Scrittura. Sappiamo che san Pietro aveva una predilezione per Marco e per Santa Petronilla; S. Paolo per san Timoteo e santa Tecla.
S. Gregorio di Nazianzo si gloria cento volte dell'amicizia che aveva per san Basilio e così la descrive: " Si aveva l'impressione che in noi due ci fosse una sola anima con due corpi. È vero che non bisogna prestare fede a coloro che dicono che tutto è in tutto; tuttavia è vero che tutti e due eravamo in ciascuno e ciascuno nell'altro; coltivare la virtù e ordinare i programmi della nostra vita alle speranze future; questo era il modo di uscire da questa terra mortale, prima di morire ".
Sant'Agostino dice che san Ambrogio voleva molto bene a santa Monica, per le rare virtù che ammirava in lei, ed ella gli voleva bene come a un angelo di Dio.
Ma ho torto a farti perdere tempo per una cosa così chiara. San Girolamo, sant'Agostino, san Gregorio, san Bernardo e tutti i più grandi Servi di Dio hanno avuto amicizie personali senza pregiudizio per la loro perfezione.
San Paolo, rimproverando ai Gentili il disordine morale della vita, li accusa di essere gente senza affetto, ossia gente incapace di amicizia. S. Tommaso, come del resto tutti i buoni filosofi, dice che l'amicizia è una virtù: certamente parla dell'amicizia personale perché, dice, la vera amicizia non può essere estesa a molte persone.
La perfezione dunque, non consiste nel non avere amicizie, ma nell'averne una buona, santa e bella.
Capitolo ventesimo:
la differenza tra le vere amicizie e quelle futili
Fa attenzione, Fílotea: voglio metterti in guardia perché tu non corra pericolo. Non so se tu sappia che il miele di Eraclea, molto velenoso, assomiglia incredibilmente al miele comune; e il pericolo di prendere uno per l'altro è reale, come pure quello di mischiarli: nel qual caso l'inganno è anche peggiore perché la buona qualità dell'uno non impedisce l'effetto velenoso dell'altro.
Bisogna fare attenzione a non lasciarsi trarre in inganno nelle amicizie, soprattutto quando si stringono tra persone di sesso diverso, poco importa per quale motivo; spesso Satana si sostituisce a coloro che amano.
Si comincia sempre dall'amore virtuoso, ma, se non si è molto saggi, si insinua presto l'amore frivolo, poi si passa all'amore sensuale, poi a quello carnale; il pericolo esiste persino nell'amore spirituale, se non si fa molta attenzione; benché in questo sia molto più difficile la confusione e l'equivoco, perché la sua purezza e il suo nitore rendono più evidenti le brutture che Satana vuole insinuarvi: ecco perché il diavolo, quando ci prova, fa le cose con maggior finezza e tenta di far scivolare le brutture quasi impercettibilmente.
Distinguerai l'amicizia mondana da quella santa e virtuosa, esattamente come si distingue il miele di Eraclea dall'altro: il miele di Eraclea è più dolce al palato dei miele ordinario; è l'aconito che gli aumenta la dolcezza; così fa abitualmente l'amicizia mondana che sforna a ripetizione quantità enormi di parole melliflue, una pioggia di frasette appassionate e di lodi sulla bellezza, la grazia e le qualità sensuali: l'amicizia sana invece ha un linguaggio semplice e schietto, loda soltanto la virtù e la grazia di Dio, unico suo fondamento.
Il miele di Eraclea, una volta ingoiato, provoca dei capogiri; allo stesso modo l'amicizia futile provoca dei disorientamenti di spirito che rendono insicura la persona nella castità e nella devozione. La conducono a sguardi languidi, vezzosi, insistiti; a carezze sensuali, a sospiri equivoci, a piccole lamentele di non essere amati a sufficienza; ad artifici ben mascherati, ma abili e cattivanti: galanterie, abuso di baci e altre libertà e familiarità che portano alla volgarità e sono sicuro presagio di una imminente resa dell'onestà.
L'amicizia santa, invece, ha occhi semplici e casti; gli atti di cortesia sono controllati e schietti; se ci sono sospiri, saranno per il cielo, le libertà solo per lo spirito, i lamenti saranno soltanto perché Dio non è abbastanza amato, prova infallibile dell'onestà.
Il miele di Eraclea turba la vista; l'amicizia mondana turba il senno, di modo che coloro che ne sono colpiti, pensano di agire bene mentre agiscono male, e sono convinti che le loro scuse, i loro pretesti, e le loro parole sono motivi validi. Temono la luce e amano le tenebre. L'amicizia santa invece ha gli occhi luminosi e non si nasconde, anzi si fa vedere volentieri dalla gente per bene.
Infine il miele di Eraclea lascia un forte sapore amaro in bocca: avviene lo stesso nelle false amicizie che si tramutano e finiscono in parole e richieste carnali e degne delle fogne; in caso di rifiuto, esploderanno le ingiurie, le calunnie, le imposture, le tristezze, le confessioni e le gelosie che si concludono quasi sempre nell'abbrutimento e in isterismi; l'amicizia pulita è sempre uguale nell'onestà, educata e amabile, e si muta soltanto in una unione degli spiriti più pura e più perfetta, immagine vivente dell'amicizia beata che regna in Cielo.
San Gregorio di Nazianzo dice che il pavone quando fa la ruota, emette il suo verso caratteristico e si pavoneggia, eccitando le femmine che l'odono, alla lubricità.
Allo stesso modo, quando vedi un uomo pavoneggiarsi, agghindarsi e così parato, avvicinarsi per fare chiacchiericcio, per sussurrare, mercanteggiare alle orecchie di una donna matura o di una giovane, e tutto senza alcuna intenzione di matrimonio, beh, sta certa che è soltanto per tentarla a qualche impudicizia; la donna onorata turerà le proprie orecchie per non udire il verso di quel pavone e la voce dell'incantatore che vuole sedurla; se ascolterà sarà l'inizio della perdita del cuore.
(continua)
Vita del Monastero
mese di gennaio 2012
9 - 10 - 11 gennaio: un numeroso gruppo di fedeli ha partecipato nella nostra chiesa agli incontri con S.E. Mons. Giuseppe Verucchi, Vescovo di Ravenna, che ci ha intrattenuto sul tema: "La fede e il silenzio di Maria".
9 - 11 gennaio: La signorina P. C. entra in clausura per una breve esperienza in occasione del triduo predicato da Mons. Verucchi.
23 - 25 gennaio: La signorina S. G. trascorre due giorni di esperienza e ritiro spirituale in clausura.
24 gennaio - Festa del nostro santo Fondatore Francesco di Sales: numerosa la partecipazione dei fedeli alla S. Messa presieduta dal nostro Arcivescovo Mons. Antonio Lanfranchi che ha concelebrato insieme ad altri quattro sacerdoti.
L'ANGOLO DELLA POESIA
Amigo fedel
Signor benedeto,
a la fine de ogni ano
i conti mi fasso
e vedo che tanti propositi
li xe andà a Patrasso…
Non importa, Papà,
quel che conta
xe fidarse de ti,
Amigo fedel.
Ti no ti abandoni
la to creatura,
anzi,
ti la vol sempre più pura
più bela, più splendente
come i diamanti
che fa mata la zente.
Per questo ti la smussi,
ti la lucidi,
ti la lavori per renderla pura,
e no ti badi se geme la natura.
Quanto te amo,
Signor benedetto,
ogni roba da ti
mi spero… e speto.
Nenéi