Monastero della Visitazione


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Foglietto mensile

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Una voce dal monastero

Giugno 2010


Alcuni "amici" ci hanno chiesto di mettere anche nel nostro sito il testo del foglietto informativo che, da più di sette anni, mettiamo a loro disposizione ogni mese.

Dalla “Filotea” ovvero “Introduzione alla vita devota” di San Francesco di Sales.


Terza parte
Contiene molti consigli per l'esercizio delle virtù.



Capitolo quarto:
L'umiltà interiore

Tu, Filotea, mi chiedi di condurti avanti nell'umiltà: quello che ho detto finora riguarda più il campo della saggezza che quello dell'umiltà; quindi andiamo avanti.
Molti non vogliono pensare alle grazie che Dio ha loro dato personalmente, non ne hanno il coraggio perché temono di cadere nella vanagloria e nel vuoto compiacimento. E qui si sbagliano: S. Tommaso d'Aquino dice che il mezzo per giungere all'amore di Dio è il pensiero dei suoi benefici; meglio li conosciamo e più amiamo Dio.
Direi proprio che niente può umiliarci di fronte alla misericordia di Dio quanto i suoi benefici, e niente può umiliarci di fronte alla sua giustizia quanto le nostre offese.
Pensiamo a quello che Egli ha fatto per noi e a quello che noi abbiamo fatto contro di Lui; e, come dobbiamo pensare ai nostri peccati più piccoli, dobbiamo pensare alle sue grazie più piccole.
Non dobbiamo temere che il conoscere i doni che ha posto in noi ci gonfi; è sufficiente che abbiamo sempre presente questa verità: ciò che di buono c'è in noi non viene da noi.
Rifletti: i muli, animali pesanti e maleodoranti, non cessano di essere tali solo perché sono carichi di mobili preziosi e profumati appartenenti al principe.
Che cosa abbiamo di buono che non ci sia stato dato?E se ci è stato dato, perché insuperbircene? E' proprio il contrario: la seria riflessione sui doni ricevuti ci rende umili; la conoscenza genera la riconoscenza.
Ma se poi, vedendo i doni di Dio in noi, venisse a solleticarci in qualche modo la vanità, c'è sempre pronto un rimedio infallibile: pensiamo alla nostra ingratitudine, alla nostra imperfezione, alla nostra miseria: se pensiamo ai guai che abbiamo combinato quando Dio non era con noi, scopriremo subito che quanto di buono riusciamo ad imbastire con Lui, non è nel nostro stile e del nostro sacco. Ne proveremo gioia sincera perché il bene c'è, ma ne daremo il merito a Dio perché Lui solo ne è l'autore.
La Santa Vergine dice che Dio opera in lei meraviglie, e lo fa soltanto per umiliarsi e dare gloria a Dio; la mia anima magnifica il Signore, dice, perché ha fatto in me cose grandi.
Spesso diciamo che non siamo nulla, anzi che siamo la miseria in persona, la spazzatura del mondo; ma resteremmo molto male se ci prendessero alla lettera e se ci considerassero in pubblico secondo quanto diciamo.
E' proprio il contrario: fingiamo di fuggire e di nasconderci solo perché ci inseguano e ci cerchino; dimostriamo di voler essere gli ultimi, seduti proprio all'ultimo angolino della tavola, ma soltanto per passare con grande onore a capotavola.
L'umiltà vera non finge di essere umile, a fatica dice parole di umiltà; perché è suo intendimento non solo nascondere le altre virtù, ma soprattutto vorrebbe riuscire a nascondere se stessa; se le fosse lecito mentire, o addirittura scandalizzare il prossimo, prenderebbe atteggiamenti arroganti e superbi, per potercisi nascondere e vivere completamente ignorata e nascosta.
Eccoti il mio parere, Filotea: o evitiamo di dire parole di umiltà, oppure diciamole con profonda convinzione, profondamente rispondente alle parole. Non abbassiamo gli occhi senza umiliare il cuore; non giochiamo a fare gli ultimi se non intendiamo esserlo per davvero.
Questa è la mia regola generale e non faccio alcuna eccezione; aggiungo soltanto questo: la buona educazione esige qualche volta che cediamo la precedenza a persone che certamente non l'accetteranno; questa non è doppiezza o falsa umiltà: in tal caso l'offerta della precedenza è un segno d'onore, e poiché non ci è concesso di tributarlo a chi di dovere secondo il merito, non è cosa fatta male darne almeno un piccolo segno.
Questo vale anche per alcune espressioni di onore e di rispetto che, strettamente prese, non sembrano rispecchiare la verità: ma lo sono abbastanza se colui che le pronuncia ha seriamente l'intenzione di onorare e dimostrare rispetto a colui cui sono indirizzate.
Anche se le parole hanno un significato che va oltre la nostra intenzione, non facciamo nulla di male a servircene quando l'uso è corrente. Personalmente preferirei che le parole fossero rispondenti, il più fedelmente possibile, ai nostri pensieri, e questo per poter seguire sempre e dappertutto la linea della semplicità e della spontaneità affettuosa.
L'uomo sinceramente umile sarebbe più contento se fosse un altro, anziché lui stesso, a dire di lui che è un miserabile, un nulla, un buono a nulla; o, perlomeno, se sa che si dice, non si oppone, ma approva di cuore. Perché, se è vero che ne è convinto, è naturale che ne sia contento di vedere condivisa la sua opinione.
Molti affermano che vogliono lasciare l'orazione mentale ai perfetti perché essi non ne sono degni; altri protestano che non hanno il coraggio di fare spesso la comunione, perché non si sentono sufficientemente purificati; altri ancora dicono di temere di essere causa di disonore per la devozione se ci si impegnano, a causa della loro enorme miseria e fragilità; altri rifuggono dal mettere i loro talenti al servizio di Dio e del prossimo perché, dicono, conoscono la loro debolezza e potrebbero inorgoglirsi vedendosi strumenti di qualche cosa di buono; temono di consumarsi facendo luce agli altri.
Tutte queste preoccupazioni sono soltanto inganni, una sorta di umiltà non soltanto falsa, ma perversa, per mezzo della quale, con molta sottigliezza e senza dirlo, si critica l'operato di Dio, o almeno si tenta di coprire di umiltà l'orgoglio della propria opinione, della propria indole, della propria pigrizia.


(continua)






Vita del Monastero
mese di Maggio 2010


2 maggio: i ragazzi del cammino post-cresima della parrocchia di Formigine vengono a trovarci in parlatorio per conoscere la nostra realtà di consacrate contemplative.

13 maggio: La signorina Elisa B. di Reggio Emilia, entra nella nostra Comunità, desiderosa di abbracciare la nostra vita.

19 maggio: si è conclusa la serie di 6 conferenze tenute da Don Giacomo Morandi nella nostra chiesa sul tema: "Filotea, introduzione alla vita devota".

31 maggio: Il vescovo di Ravenna, Mons. Verucchi, ha solennemente concelebrato nella nostra chiesa in occasione della festa titolare del nostro ordine. Numerosa la partecipazione dei fedeli.

L'ANGOLO DELLA POESIA


Sarò sempre mi

Quela fogia
trasparente,
in controluce,
che la se lassa
atraversar
da la luce,
la me fa rifleter
la me fa pensar…
Signor mio,
se me lasso
da la to Luce
atraversar
sarò anca mi
trasparente,
luminosa.
Sarò sempre mi,
ma la to Luce
iradierò gioiosa.



La giossa

Sto fìo de erba
co la giossa in cima
el me comove tanto,
davero!
Mi so atirà
da ste perle lucenti
che el Padre bon
buta qua e là.
Se El xe sì rico,
co tanti diamanti,
posso de Lu
mi dubitar?


Nenéi

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