Prima
rivelazione Una volta, mentre
ero davanti al Santo Sacramento con un po' di tempo a disposizione,
(ché, di solito, i compiti affidatimi non me ne lasciavano
molto) mi trovai tutta investita della sua divina presenza
e con tanta forza da farmi dimenticare me stessa e il luogo
in cui mi trovavo. Mi abbandonai al suo divino Spirito e,
affidando il mio cuore alla potenza del suo amore, mi fece
riposare a lungo sul suo divin petto e mi scopri le meraviglie
del suo Amore e i segreti inesplicabili del suo Sacro Cuore,
che mi aveva tenuti nascosti fino a quel momento, nel quale
me lo apri per la prima volta. E lo fece in modo cosí
reale e sensibile da non permettermi ombra di dubbio, dati
gli effetti che questa grazia ha prodotto in me, anche se
temo sempre di illudermi in tutto ciò che mi riguarda.
Ed ecco come, mi sembra, siano andate le cose.
Mi disse: «Il mio divin Cuore è tanto appassionato
d'amore per gli uomini e per te in particolare, che, non potendo
più contenere in sé stesso le fiamme del suo
ardente Amore, sente il bisogno di diffonderle per mezzo tuo
e di manifestarsi agli uomini per arricchirli dei preziosi
tesori che ti scoprirò e che contengono le grazie santificanti
e in ordine alla salvezza, necessarie per ritrarli dal precipizio
della perdizione.
Per portare a compimento questo mio grande disegno ho scelto
te, abisso d'indegnità e di ignoranza, affinché
appaia chiaro che tutto si compie per mezzo mio ».
Poi mi domandò il cuore e io Lo supplicai di prenderlo.
Lo prese e lo mise nel suo Cuore adorabile, nel quale me lo
fece vedere come un piccolo atomo, che si consumava in quella
fornace ardente.
In un secondo tempo lo ritirò come fiamma incandescente
in forma di cuore e lo rimise dove l'aveva preso, dicendomi:
«Eccoti, mia diletta, un prezioso pegno del mio amore
che racchiude nel tuo costato una piccola scintilla delle
sue fiamme più vive, affinché ti serva da cuore
e ti consumi fino all'ultimo istante della tua vita.
Il suo ardore non si estinguerà mai e potrà
trovare un po' di rifrigerio soltanto in un salasso, che Io
segnerò talmente col Sangue della mia Croce, da fartene
riportare più umiliazione e sofferenza che sollievo.
Per questo voglio che tu chieda con semplicità questo
rimedio, sia per mettere in pratica ciò che ti viene
ordinato, sia per darti la soddisfazione di versare il tuo
sangue sulla croce delle umiliazioni ».
« E in segno che la grande grazia che ti ho concessa,
non è frutto di fantasia, ma il fondamento di tutte
le altre grazie che ti farò, il dolore della ferita
del tuo costato, benché lo l'abbia già richiusa,
durerà per tutta la tua vita e se finora hai preso
soltanto il nome di mia schiava, ora voglio regalarti quello
di discepola prediletta del mio Sacro Cuore ».
Dopo questo insigne favore che durò per molto tempo,
durante il quale non sapevo se mi trovassi in cielo o in terra,
stetti parecchi giorni come tutta infiammata e inebriata,
talmente fuori di me da non potermi riavere, né poter
pronunciar parola se non con grande sforzo; e dovevo farmi
ancora più violenza per riuscire a mangiare e per partecipare
alla ricreazione comune perché non avevo più
forze per superare la mia sofferenza.
Mi sentivo profondamente umiliata; non riuscivo a dormire
perché la ferita, il cui dolore mi è così
prezioso, mi causa delle vampate così ardenti da consumarmi
e bruciarmi viva.
Mi sentivo poi tanto piena di Dio, che non riuscivo a spiegarlo
alla superiora, come avrei desiderato e fatto, anche se riferire
queste grazie mi mette sempre in uno stato di confusione e
di vergogna, a causa della mia indegnità; preferirei
piuttosto rivelare al mondo intero i miei peccati.
Sarebbe stata per me una consolazione, se mi avessero permesso
di fare, in refettorio, ad alta voce, la confessione generale,
per mostrare l'abisso di corruzione che è in me e perché
non si attribuissero a mio merito le grazie che ricevevo.
La seconda rivelazione
Il dolore del costato, al quale ho appena accennato, si rinnovava
ogni primo venerdì del mese in questo modo: il Sacro
Cuore mi si presentava come un sole sfolgorante di vivissima
luce, i cui infocati raggi cadevano a piombo sul mio cuore,
che subito si accendeva di fuoco tanto ardente che sembrava
dovesse ridurmi in cenere. In quell'occasione il divino Maestro
mi manifestava ciò che desiderava da me e mi svelava
i segreti del suo dolce Cuore.
Una volta, in particolare, mentre era esposto il Santo Sacramento,
sentendomi tutta assorta nell'intimo del mio essere per un
raccoglimento straordinario di tutti i miei sensi e di tutte
le mie facoltà, Gesù Cristo, il mio dolce Maestro,
si presentò a me tutto splendente di gloria con le
sue cinque piaghe sfolgoranti come cinque soli.
Da ogni parte di quella sacra Umanità si sprigionavano
fiamme, ma soprattutto dal suo adorabile petto, che somigliava
a una fornace ardente. Dopo averlo scoperto, mi mostrò
il suo amante e amabilissimo Cuore, sorgente viva di quelle
fiamme.
Fu allora che mi svelò le meraviglie inesplicabili
del suo puro Amore e fino a quale eccesso questo lo avesse
spinto ad amare gli uomini, dai quali poi non riceveva in
cambio che ingratitudini e indifferenza. « Questo, mi
disse, mi fa soffrire più di tutto ciò che ho
patito nella mia Passione, mentre se, in cambio, mi rendessero
almeno un po' di amore, stimerei poco ciò che ho fatto
per loro e vorrei, se fosse possibile, fare ancora di più.
Invece non ho dagli uomini che freddezze e ripulse alle infinite
premure che mi prendo per far loro del bene ».
«Almeno tu dammi
la gioia»
«Ma almeno tu dammi la gioia di compensare, per quanto ti
è possibile, la loro ingratitudine». Confessando io la mia
incapacità, mi rispose: «Tieni, eccoti con che supplire alla
tua pochezza». E in quel mentre il divin Cuore si aprì e ne
uscì una fiamma così ardente, che temetti di esserne consumata,
perché ne fui tutta penetrata, e non potendo più sostenerla,
gli chiesi di aver compassione della mia debolezza. Ed Egli:
«Sarò Io la tua forza, non temere; ma presta sempre attenzione
alla mia voce e a ciò che ti chiedo, per portare a termine
i miei disegni».
| |
| Primi
venerdì e ora santa «
Prima di tutto mi riceverai nella Comunione tutte
le volte che l'obbedienza te lo permetterà.
anche se te ne verranno mortificazioni e umiliazioni,
che tu accetterai come pegno del mio Amore.
Inoltre ti comunicherai il primo venerdì di
ogni mese e, infine, tutte le notti che vanno dal
giovedì al venerdì, ti farò partecipe
di quella mortale tristezza che ho provato nell'orto
degli ulivi.
Sarà un'amarezza che ti porterà, senza
che tu possa comprenderlo, a una specie di agonia
più dura della stessa morte. Per tenermi compagnia
in quell'umile preghiera che allora, in mezzo alle
mie angosce, presentai al Padre, ti alzerai fra le
undici e mezzanotte per prostrarti con la faccia a
terra, insieme a me, per un'ora.
E questo sia per placare la divina collera, col chiedere
misericordia per i peccatori, sia per addolcire in
qualche modo l'amarezza che provai per l'abbandono
dei miei Apostoli, che mi obbligò a rimproverarli
di non essere stati capaci di vegliare un'ora assieme
a me.
Ascoltami bene, figlia mia, non credere tanto facilmente
e non fidarti di qualsiasi spirito, perché
Satana smania d'ingannarti. Per questo non devi far
niente senza l'approvazione di coloro che ti guidano;
perché, quando sei autorizzata dall'obbedienza,
il demonio non ti può nuocere, non avendo nessun
potere su quelli che obbediscono »."
La terza
grande rivelazione
Una volta mentre ero davanti al SS.mo Sacramento,
(era un giorno dell'ottava del «Corpus Domini»)
ricevetti dal mio Dio grazie straordinarie del suo
Amore; mi sentii spinta dal desiderio di ricambiarlo
e di rendergli amore per amore. Egli mi rivolse queste
parole: «Tu non puoi mostrarmi amore più
grande che facendo ciò che tante volte ti ho
domandato».
Allora scoprendo il suo divin Cuore mi disse: «Ecco
quel Cuore che tanto ha amato gli uomini e che nulla
ha risparmiato fino ad esaurirsi e a consumarsi per
testimoniare loro il suo Amore.
In segno di riconoscenza, però, non ricevo
dalla maggior parte di essi che ingratitudini per
le loro tante irriverenze, i loro sacrilegi e per
le freddezze e i disprezzi che essi mi usano in questo
Sacramento d'Amore. Ma ciò che più mi
amareggia è che ci siano anche dei cuori a
me consacrati che mi trattano così ».
«Per questo ti chiedo che il primo venerdì
dopo l'ottava del "Corpus Domini", sia dedicato
a una festa particolare per onorare il mio Cuore,
ricevendo in quel giorno la santa comunione e facendo
un'ammenda d'onore per riparare tutti gli oltraggi
ricevuti durante il periodo in cui è stato
esposto sugli altari.
Io ti prometto che il mio Cuore si dilaterà
per effondere con abbondanza le ricchezze del suo
divino Amore su coloro che gli renderanno questo onore
e procureranno che gli sia reso da altri».
Visione
della SS. Vergine
La tenera e filiale devozione che S. Margherita Maria
nutriva verso la SS. Vergine le valsero la grande
consolazione di varie sue apparizioni, fra cui una
molto consolante, dalla Santa così descritta
in una delle sue lettere:
[ ... ] Quella Regina di bontà, additando il
Divin Cuore, continuò rivolta alle sue Figlie:
«Ecco il prezioso tesoro manifestato a voi in
modo particolare, dal tenero amore del Figliuolo mio
verso il vostro Istituto, che Egli considera e ama
come il suo caro Beniamino, e che perciò vuole
arricchire di questa eredità sopra tutti gli
altri...»."
Apostola
del Sacro Cuore
S. Margherita Maria Alacoque fu la grande apostola
del Sacro Cuore, senza essere mai uscita dalla clausura
monastica.
Quando fu nominata Maestra delle Novizie, il 31 dicembre
1684, ella le fece convergere alla imitazione delle
principali virtù del Sacro Cuore: l'umiltà
e la mansuetudine, inculcandone la devozione. Diceva
loro:
«Nello svegliarvi la mattina, entrerete nel
S. Cuore di Gesù e gli consacrerete il vostro
corpo, l'anima vostra e tutte voi stesse, per non
più servirvene se non per suo amore e sua gloria».
Il 20 luglio 1685, festa di S. Margherita, la fervorosa
Maestra con le sue Novizie fece la prima consacrazione
al S. Cuore di Gesù, prostrata davanti ad una
sua immagine posta sull'altare del Noviziato. Infine
Suor Margherita Maria esclamò:
« Non potevate darmi piacere maggiore di quello
che mi avete procurato rendendo onore al Cuore divino
di Gesù e consacrandovi tutte a Lui».
Un'altra forma di apostolato fatto da S. Margherita
Maria, solo per obbedienza, furono:
l'«Autobiografia»; i «Ricordi di
Esercizi spirituali»; le «Lettere»;
gli «Avvisi»; le «Istruzioni»;
le «Preghiere»; i «Cantici d'amore
».
Sono molto importanti le 10 lettere indirizzate al
R. Padre Croiset S.J. a cui la Santa affidò
il messaggio del Sacro Cuore.
Così, l'umile Visitandina di Paray-le-Monial,
amante, del nascondimento, dell'annientamento
e del disprezzo di sé, è divenuta, a
sua insaputa, maestra e modello alla Chiesa universale
per l'avvento del Regno d'Amore del Cuore SS.mo di
Gesù.
Ella scriverà così al R.P. Croiset:
«Quantunque questo tesoro di amore sia un bene
proprio di tutti e al quale ciascuno ha diritto, tuttavia
è rimasto nascosto fino ad oggi in cui si è
donato in special modo alle figlie della Visitazione,
poiché esse sono destinate a onorare la sua
vita nascosta, affinché, essendo stato loro
rivelato, lo manifestino e lo partecipino agli altri
»."
La Santa così scriverà alla Madre De
Saumaise nel luglio 1688: « Bisogna che questo
Sacro Cuore sia la vita che ci anima, l'amore per
Lui il nostro esercizio continuo, che solo ci può
unire a Dio, per aiutare con preghiere e buoni esempi
la santa Chiesa e la salvezza del prossimo ».

|

|