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Nacque il 23 gennaio
1572 da Benigno Frémyot e da Margherita di Berbisey;
divenne baronessa di Chantal a seguito del matrimonio
con Christophe de Rabutin barone di Chantal, celebrato
il 28 dicembre 1592. La Chantal ha avuto un peso determinante
nella formulazione della spiritualità del Sales;
lo afferma egli stesso nella Prefazione all'Amor di
Dio: «E siccome ho quell'anima nella considerazione
che Dio sa, non è stato poco il potere che ha
avuto su di me per incoraggiarmi in tale circostanza».
Conoscendo la sincerità e l'amore per la verità
di Francesco di Sales, il biglietto scritto alla Chantal
il 26 aprile 1604, poco dopo il loro primo incontro,
conferma il ruolo importante della Chantal nella vita
spirituale del Sales fin dai primi passi della loro
amicizia: «Ho l'impressione che Dio mi abbia affidato
a lei, ne sono sempre piú convinto». L'incontro
con l'anima forte e decisa della Chantal aveva offerto
un appoggio ideale alla sua dolcezza e contribuito a
creare nel suo spirito quell'equilibrio di cui tutti
parlano, ma che pochissimi raggiungono: una dolcezza
forte e determinata, un equilibrio fondato sulla profonda
comunicazione delle due anime.
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Durante la visita pastorale della diocesi,
il 17 giugno 1606, le scriveva: «Io le dico a cuore
aperto le mie piccole faccende perché ciò mi
fa molto bene». Francesco si apriva alla Chantal come
ad un padre spirituale: «Devo dirle una parola su di
me, perché lei mi vuol bene come vuol bene a se stessa»;
questo il 25 novembre 1606. Il 5 aprile 1607 torna sullo stesso
concetto: «...alla quale Dio mi ha affidato in modo
così singolare».
Non è una diminuzione di Francesco di Sales mettere
in risalto questo aspetto; sottolinea semplicemente quell'amicizia
che ha portato ad un così alto livello la santità
di quelle due anime, tanto che tra di essi non c'era più
il tuo e il mio, ma soltanto il nostro, cosa che Francesco
raccomanderà vivamente alle Sorelle della Visitazione.
In una lettera del 14 luglio 1609 era ancora più esplicito,
caso mai fosse possibile: «Quando parlo della mia anima
intendo tutta la mia anima, compresa quella che Dio le ha
strettamente ed inseparabilmente unita. E giacché sono
sul tema della mia anima, le voglio dare questa buona notizia:
sto facendo e continuerò a fare ciò che lei
mi ha chiesto per essa, non ne dubiti; la ringrazio dello
zelo che ha per il suo bene, che è indivisibile da
quello della sua (della Chantal), se ancora suo e mio si possono
dire tra di noi a questo proposito». Voler parlare separatamente
di spiritualità di Giovanna di Chantal e di san Francesco
di Sales mi sembra impossibile; senza dubbio ci sono sfumature
diverse, perché si tratta di due persone dal forte
carattere, ma che vivono in una simbiosi tale che è
molto difficile separare la spiritualità dell'uno da
quella dell'altra. E se quanto detto non fosse sufficiente
si può aggiungere quanto scrisse il 9 dicembre 1612,
sempre in una lettera alla Chantal, Francesco di Sales: «Lei
sa bene che Dio mi ha sottratto a me stesso, non per donarmi
semplicemente a lei, ma per trasformarmi in lei»; e
il 7 aprile 1616: «....Ci ha dato un cuor solo, unico
nello spirito e nella vita».
Giovanna di Chantal era pienamente cosciente e contribuiva
a questa fusione di spirito e di cuore fino a farne uno solo,
conservando però sempre uno stile rispettoso nell'affetto.
Scrive al suo «unico padre»: «...Questa
unità non impedisce che il resto dell'anima non provi
un'inclinazione ed una tendenza verso di lei e non abbia affetto
e inclinazione che per lei»; e ancora: «Lei sa
bene che cosa sono io per lei». Nella Chantal, con il
passare degli anni, aumenta l'umiltà, che le impedisce
di sentirsi in perfetta sintonia con il suo unico padre. Alludendo
all'indebolimento della salute di Francesco, obbligato dal
medico al riposo, gli scrive: «Così lei sarà
obbligata a starsene un po' tranquillo e questo tempo sarà
impiegato a perfezionare il suo spirito; non oso dire il nostro,
perché mi sembra ora di esserne esclusa, talmente mi
vedo nuda e spoglia di quanto mi era più prezioso»;
e subito aggiunge, per essere più aderente alle verità:
«Mi sembra di vedere che le due parti del nostro spirito
non ne fanno che uno solo».
Dopo aver accennato per sommi capi alle caratteristiche della
santità della Chantal, vediamola come figlia, sposa
e madre. Era rimasta orfana a poco piú di un anno di
età, perché la mamma era morta dando alla luce
Andrea, che poi sarà vescovo di Bourges e amico di
Francesco di Sales; ebbe una grande venerazione per il papà
Benigno, mentre in seguito avrà molto a soffrire a
causa del suocero e della di lui governante. Per il marito,
Christophe de Rabutin barone di Chantal,
ebbe un amore profondo che si manifestò in un dolore
angoscioso allorché il marito venne ucciso in un incidente
di caccia nel 1600, in circostanze mai chiarite. Ci volle
la forza di persuasione di Francesco di Sales per condurla
a perdonare l'uccisore di suo marito; giunse fino a far da
madrina al battesimo di un figlio di lui. Nell'amministrazione
della casa era energica, oculata, ma con carità e cuore
per tutti.
Alla morte del marito i figli erano ancora molto piccoli:
Benigno, col nome del nonno, aveva 6 anni; veniva poi Marie-Aimée
di 3 anni; poi Françoise (familiarmente Françon),
e ultima Charlotte, di pochi mesi; altri due erano morti appena
nati. Per Benigno era prevista la carriera militare, dopo
un tirocinio alla corte di Francia. Nonostante le preghiere
e le raccomandazioni della madre e la guida di Francesco di
Sales, egli si lasciava andare al suo temperamento ribelle.
Sposò Marie de Coulanges, da cui, nel 1626, nacque
Marie de Rabutin Chantal, che, a seguito del matrimonio con
Henry, marchese di Sévigné, diventerà
la celebre marchesa di Sévigné. Benigno morirà
in uno scontro combattendo sotto la Rochelle il 22 luglio
1627.
La secondogenita, Marie-Aimée, il 13 ottobre 1610 sposò
Bernardo, fratello di Francesco, che aveva 14 anni piú
di lei. Fu un matrimonio pienamente riuscito e i due sposi
si amavano tanto che Marie-Aimée non sopravvisse alla
morte del marito avvenuta in Torino il 23 maggio 1617 e il
6 settembre di quello stesso anno si spense a soli 20 anni.
La terzogenita Françoise era la piú attaccata
alla bella vita, nonostante che la mamma sperasse di farne
un suora. Amava i bei vestiti e portava un po' di scompiglio
nel convento, nel quale viveva con la mamma. Nel 1620 andò
sposa al conte di Toulongeon, di 27 anni piú anziano
di lei, ma che, in compenso, le offri la possibilità
di condurre una bella vita, come aveva sempre sperato. Sarà
l'unica a raggiungere una vecchiaia tranquilla e si spegnerà
soltanto nel 1684. A proposito di Françoise, allorché
viveva in convento con la madre, sono simpatici alcuni interventi
di Francesco di Sales per difenderla dalla eccessiva severità
della madre.
L'ultima, Carlotta, era molto cagionevole di salute e morirà
nel 1610, a soli 10 anni di età. L'affetto di Giovanna
di Chantal per i figli era tenero e forte allo stesso tempo,
premuroso, ma non zuccheroso. Era una mamma che sapeva dare
ai figli il meglio di se stessa, unendo alla tenerezza della
mamma anche la fermezza del papà mancato troppo presto.
Era un amore fortemente proiettato alla loro formazione per
la vita, non egoistico.
Muore nel Monastero di Moulins il 13 dicembre 1641.

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