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Suor Benigna Consolata Ferrero - (1886-1916)



E' infatti bello e consolante in quest'epoca in cui il male imperversa, e l'uomo, calpestando ogni diritto divino, s'aderge contro il suo Creatore, il vedere, lo studiare, il contemplare sotto ogni suo aspetto la vita di un'angelica creatura, che, quale ostia di riparazione e d'amore, si consuma in olocausto a Dio.
Si trova in ciò un po' di sollievo alla dolorosa impressione che cagiona il quadro della nequizia umana, s'impara a confidare in un migliore avvenire. Non basta. La vita tutta semplice, tutta composta di piccoli atti e di virtù nascoste di quest'anima cara ci è di molto utile ammaestramento. 
Volgari apprezzatori della santità, noi non stentiamo a ravvisarla rivestita a colori smaglianti, ma per soggiunger subito "Essa non è per me". Qui invece ci si presenta nella vita comune, sotto una forma che non spaventa la nostra debolezza, e ciò, illuminandoci sulla sua vera natura, c'incoraggia e ci attira all'imitazione. Accogliamo la buona ispirazione, affine di non meritarci il rimprovero del Divin Maestro. " E' venuto Giovanni che non mangia né beve, e voi dite che è un indemoniato; è venuto il Figlio dell' Uomo che mangia e beve, è voi dite che è un Samaritano".

Allora anche per noi si spalancherà quel Cuore, che, ripieno di tenerezza, non desidera altro che di trovare anime pure e fedelmente fedeli per farne i trofei della Sua grazia e del Suo amore. La nostra angelica Suor Benigna Consolata Ferrero nacque a Torino il 6 Agosto 1885 da distinti e piissimi genitori, e venne battezzata il dì seguente nella Chiesa di S. Dalmazzo, ricevendovi i nomi di Maria Consolata, Rosalia, Teresa, Filomena e Gaetana. 
La signora Ferrero dovette a malincuore affidare il suo tesoretto ad una nutrice; ma verso i quattordici mesi se la riprese, e fu una festa in famiglia. La bimba era carina ed intelligente, e la saggia madre dolcemente ed a piccoli passi l'iniziava alla sua santa scuola.  A cinque anni Maria cominciò a frequentare le classi, e presso le Reverende Suore di S. Giuseppe si preparò con la sorellina Adele alla prima Comunione. 
Non sappiamo nulla di quest'atto solenne della sua vita: a sua memoria ci rimangono soltanto due quadernetti con brevi riassunti di prediche ed istruzioni, intitolati: Riassunti dei S. Esercizi fatti in preparazione alla mia Prima Comunione: sono scritti da lei stessa con la sua manina di bimba. Crescendo in età andarono svolgendosi nella cara fanciulla rarissime e pregevolissime doti. 

Ad un ingegno versatile, ad una grande bontà naturale, ella univa una tenacia di volontà, che le faceva vincere ogni ostacolo se le presentasse all'acquisto vero e del bene. Risplendeva così fra le sue compagne pei suoi successi scolastici, e più ancora per le sue virtù.  Professori e condiscepole l'ammiravano e la elogiavano in ogni incontro. Amabilissima era pure in famiglia.  Era felice, se riusciva ad aiutare la persona di servizio nelle faccende del mattino, prima di recarsi alla scuola. Docile affettuosa sempre, sempre contenta di quanto le si dava, nulla cercava, e dovendo scegliere, preferiva il più scadente. Eppure il buon gusto lo aveva, e quanto fino!...Quando, compiti molto lodevolmente gli studi, ella si diede tutta alle cure domestiche, la mamma sua trovò in lei il più valido appoggio. 
S'occupava a tenere i conti di casa, ed era sì esatta che non dimenticava mai nulla; pure a suo carico prese la corrispondenza coi fratelli lontani, coi contadini e con tutte le persone colle quali la famiglia aveva affari da trattare. 

Ammalatosi suo fratello Giovanni di quella malattia, che ahimè! doveva trarlo al sepolcro, Maria gareggiò cogli altri membri della casa nell'essergli assidua infermiera, e suo studio quotidiano divennero allora più che mai la dimenticanza di sé, la serenità costante, la vittoria sulle rivolte dei sensi: fu in questa occasione che incominciò ad emulare certi Santi, nel vincere, con atti eroici, estreme ripugnanze.  Dagli esempi della sua dolce custode, il povero ammalato attingeva pazienza e rassegnazione: " Mi sei più necessaria del pane,,, le diceva egli sovente. 
Fino all'ultimo Maria lo assistette, quale angelo di conforto e pietà, ed avvenuta la dolorosa catastrofe, che rapiva alla società un distintissimo medico, alla famiglia la gloria sua più cara, la buona sorella, soffocando le proprie lagrime, non ebbe che. un pensiero: alleviare con un raddoppiamento di attenzioni filiali, il dolore degli afflittissimi genitori. 
La benefica influenza di tanta virtù non poteva rimaner ristretta nella piccola cerchia della famiglia: tutti quelli che la conoscevano ne subivano il fascino, e comunemente era chiamata la Maria Angelo. Anche nei vari luoghi ove si recò a villeggiare la sua memoria è rimasta in benedizione. 

Il grande spirito di carità che l'animava la faceva ovunque tutta a tutti, il suo zelo per la gloria di Dio e la salute delle anime la rendeva santamente industriosa e franca in ogni occasione. A Moretta trovò un anno la famiglia del buon fattore colpita da grave disgrazia: la mamma se n'era volata al Cielo. Maria subito si prese a compito la cura dei quattro piccoli orfanelli: li serviva in tutto come una seconda madre, li sorvegliava, li guidava al bene con un'abnegazione di sé a tutta prova. 
Qui ancora si ricorda la sua premurosa cura nell'ornare di fiori il simulacro della Consolata posto sulla facciata di casa: davanti ad esso riuniva ogni sera quei buoni contadini per la recita del S. Rosario.... E che dire delle passeggiate, o meglio, dei frequenti pellegrinaggi della pia fanciulla al Santuario della Madonna di Loreto, vicino a Lanzo Torinese? Oh la pietà! era veramente l'anima dell'anima sua. E' un semplice abbozzo quello che abbiamo tracciato, a cui mancano molti e molti ammirabili dettagli; ma è sufficiente per farci esclamare: Ecco il vero tipo della Filotea secondo S. Francesco di Sales.  Maria è devota, e la sua devozione la rende ottima figlia ed ottima scolara, il profumo della famiglia, l'aiuto e la consolazione di tutti. In tal modo ogni fanciulla dovrebbe nella sua prima giovinezza preparare al Divino Artefice una bianca tela, su cui dipingere le opere sue diverse. Per Maria ne aveva scelta una di grande predilezione.
Quegli che nel Vangelo ci dice: “Le mie delizie sono di stare coi figliuoli degli uomini, e ancora: “Chi mi ama, sarà amato dal Padre mio, e noi verremo a lui, e faremo presso di lui la nostra dimora. Già manifestava in quest'anima cara l'evidenza di tale verità. 

Le stava sempre vicino, la circondava di delicatezze silenziose, d' incalzanti inviti, l'istruiva in tutto, e l'andava passo passo innalzando a grande perfezione e preparando ad una missione non meno grande. " Voglio fare dell'anima tua un capolavoro della mia grazia; non interromperne la benefica azione, anzi procura di assecondarne i benefici impulsi, stando fedele a compiere ciò che lo t' ispiro; e quando t'accorgi che la natura vuole in un modo, tu fa all'opposto per assoggettarla completamente..." Maria, tu hai bisogno di un cuore che ti comprenda e ti ami; sappi che questo può essere soltanto il cuore del tuo Dio; a Lui rivolgiti unicamente, come faresti con un amico al quale niente tieni nascosto, perché sai che ti com­prende e che condivide le tue pene..." Mi offro Io stesso quale tuo modello, sul quale ti devi studiosamente formare.. Immaginati, Maria, con quale perfezione hai tu da vivere, se hai da manifestare nella tua persona Gesù vivente e regnante in te!...
Il Divin Maestro la sollecita di pregare poi poveri peccatori: "Pregami specialmente in questi giorni vicini alla Pasqua, ed otterrai ciò che domandi: ti ho messa come intermediaria tra i poveri peccatori ed il tuo Celeste Sposo: perora la loro causa...Il 3 Aprile 1903 Maria si dispone a fare una confessione generale: il Divin Maestro le domanda se preferisce il gusto delle consolazioni sensibili e la grazia di piangere i suoi peccati, oppure la rinunzia completa di ogni soddisfazione sua per ottenere la conversione di un peccatore. Gli risponde. "O Gesù, prenditi tutto, io non voglio cercare altro che te e la tua gloria: privami di ogni consolazione.... permetti anche che l'infernale nemico mi tenti, mi faccia credere completamente rovinata, a Te discara perchè colpevole, mi faccia nascere in cuore dei vani timori, purchè in tale stato d'animo io non abbia ad offenderti colla mancanza di confidenza nella tua Divina Bontà. Ben soave balsamo alle ferite del mio cuore sarà il sapere il Tuo consolato per il ritorno di anime smarrite, e fa che siano numerose, o Gesù. 

Come totale è già la donazione di quest'anima a Dio! grande il suo distacco da tutto, il suo spirito di sacrificio anche nelle cose più difficili!... Tali le disposizioni che il Signore sempre ricerca per poter fare da padrone assoluto in un cuore. E Gesù accetta la generosa donazione della sua prediletta Sposa: la vita sua passerà in alternative ben dolorose di pene e timori cagionati da un'eccessiva delicatezza di coscienza, ed in mezzo a spasimi ed angosce si crudeli ella sarà chiamata a salire rapida e decisa la via d'una totale fiducia e confidenza in Dio, e divenirne tosi la martire, ella che doveva esserne l'apostola.  Il 16 Aprile essa scrive: "Sono in certi momenti coli oppressa dal dolore, così angustiata dal timore di non fare ciò che devo, per corrispondere alle grazie di Dio e piacere a Lui, che provo pena a capacitarmi ed a confidare nella Sua infinita Bontà. Quando mi metto a pregare, allora specialmente mi si accrescono le pene e gli affanni... E il Divin Maestro sempre dolce e riconfortante: "Sappi, le dice, che in quei momenti in cui ti sembra che il demonio ti voglia strappare dal mio Cuore, sei a Me maggiormente unita coi vincoli di un forte amore: tu sei la fortunata preda dell'amor mio. Ma nel tempo stesso l'ammonisce ch'ella é destinata "a maturare nell'afflizione. Continuerò a provarti con pene interne; ed a queste aggiungerò le esterne.... voglio che tu giunga a non cercare te stessa in qualsivoglia cosa che tu faccia... Ed ecco che ai dubbi, alle incertezze, viene ad aggiungersi la più desolante aridità. Gesù si serve di quest'anima bella per illuminare la via di chi la dirige; essa ha il dono della discrezione degli spiriti, legge nel futuro: ma l'anima sua è per ciò che la riguarda in dense tenebre.
Fedele e costantemente forte: "Si, mio Sposo, le dice, se tu volessi che restassi in questo stato anche fino al termine della mia vita lo vorrei anch'io. La mia volontà non deve essere che la Tua; prenditi tutto, parenti, roba, affezioni, sanità, onore, tutto, tutto, purché mi lasci il cuore per amarti sempre più. E Gesù di ricambio: "O povera mia diletta, per quanti torchi ti voglio far passare, affinché esca da te tutto ciò che può anche menomamente offendere il tuo Dio! 
Ne sarà stritolata e sconcia la natura, ma lo spirito vivrà di un vigore nuovo, e tu da queste pene, sopportate con eroica pazienza, ritrarrai tale desiderio di patire, che non ti lascerà più requie. Ed infatti la colomba geme, e non sospira che la croce, e protesta che ben felice si stimerà se il suo Diletto la farà patire, tanto quanto può soffrire una creatura. Sempre lo stesso spirito nei Santi! 

Formati alla scuola di Colui che con ardore sovrumano esclamava: "Un battesimo di sangue mi aspetta, e qual pena è la mia fino a tanto che non sia adempiuta! essi ripetono col grande Apostolo: "A Dio non piaccia, ch'io mi glori in altro che nella Croce di N. S. Gesù Cristo - Ed ora, o Amor Crocifisso, che la Tua diletta non fa che uno stesso spirito con Te, puoi depositare in essa i Tuoi più ricchi tesori, compiere i Tuoi disegni d'amore. " Ho bisogno, Gesù le dice il 3 Settembre 1903, che tu m' impresti il tuo capo, la tua vita, le tue facoltà delle quali Io stesso ti ho fatto dono, che tu doni tutta te stessa per divenire lo strumento della mia misericordia... 
Il desiderio di vedere e sapere il mio Cuore sempre più conosciuto ed amato deve spingerti ad accettare questa missione....accettala per l'amore che porti al mio Sacro Cuore, entra nell'Ordine della Visitazione.... 
Il Monastero sarà il pulpito dal quale mi farai conoscere... Si può facilmente immaginare quanto quest'anima già serafica anelasse a seguire i divini inviti, che divenivano ognor più stringenti: "Là, o Sposa, avrai le umiliazioni, avrai il raccoglimento, avrai tutto ciò che ti occorrerà; Io avrò il mio tornaconto quando tu entrerai in Monastero, perché mi guadagnerai delle anime...  Tuttavia solo nel Marzo 1906 i suoi amati genitori seppero imporsi il dolorosissimo sacrificio di separarsi da lei, e Maria entrò allora finalmente nel Monastero della Visitazione di Pinerolo.
Ecco la colomba nel forame della pietra chi ne dirà l'intimo gaudio?... Ma un calice amarissimo l'aspetta. Nella piena della sua gioia quest'anima bella, manifesta candidamente alle sue Superiore le intime e divine comunicazioni, i suoi sospiri ardenti....Seri timori si destano sulla via straordinaria per cui è condotta, e si prende motivo da una indisposizione sopravvenutale per rimandarla in famiglia.... 
A qual duro cimento fu messa allora la fede della angelica Maria!... Che ne era del suo Gesù, dell'interna voce che la chiamava alla Visita­zione?... Lunghi mesi di dolorosissime angosce si susseguirono...  Il padre soffriva immensamente, vedendo la figlia della sua predilezione impallidire e consumarsi, ed i1 30 Dicembre 1907, qual novello Abramo condusse egli stesso il suo Isacco al Monastero della Visitazione di Como, che; nella Madre Maria Luisa Sobrero. allora Superiora colà le apriva le braccia ed il cuore. Forse si sarà indotti a pensare, conoscendo in parte almeno, la dovizia dei divini tesori che Maria Ferrero racchiude in cuore, stia ella per intraprendere fra le benedette mura del chiostro, una vita tutta di straordinarietà e di eccezioni. Invece, nulla di tutto ciò.  Quella che nel mondo aveva saputo involare allo sguardo umano l'intensa vita interiore che tutta l'assorbiva, e non altro apparire che un perfetto modello di giovane cristiana, in religione pure saprà passare inosservata. "Ti terrò all'oscuro per tenerti al sicuro, le aveva detto Gesù. 

Anche con le sue Superiore, con le quali avrebbe pur potuto effondere l'anima sua, le era stato ordinato di tenere un assoluto silenzio: l'esperienza fatta a Pinerolo ben doveva ammaestrare per l'avvenire. Solo negli ultimi due anni di sua vita poté procurarsi questo aiuto e questa consolazione: la Madre Giuseppina Antonietta Scazziga era la destinata da Dio ad essere l'Angelo Raffaele del suo sfolgorante tramonto. 
La nuova Postulante, dunque, apparve fra le compagne del Noviziato spoglia di alcunché di singolare. Le restava ancora da vincere interamente qualche suo difettuccio, specie un po' di tenacia nelle proprie idee: a questo attese, come anche a ben formarsi secondo la S. Regola. - Oh la Regola! la Regola! Davvero che si può dire la santa novizia avere effettuato con perfezione quanto il Santo Fondatore, Francesco di Sales, enfaticamente dice nella Prefazione: Se la prese, la masticò e l'inghiotti. Le sue parole furono giorno e notte davanti ai suoi occhi per meditarle, e sulle sue braccia per portarle, e tutte le sue viscere ne lodavano Dio.
Anche Gesù, nelle intime lezioni che dava alla Sua Beniamina, pareva non occuparsi che della S. Regola, e gliela faceva studiare parola per parola, assaporare ed apprezzare quale ruscello scaturito dal Suo Cuore. "Per copiarmi, le diceva, non voglio che abbi altro mezzo che la tua fedeltà ad osservare le Regole- E Maria, con un impegno minuzioso e costante, quale l'amore solo può mantenere, si diede tutta a formarsi su di essa nell'interno e nell'esterno, al punto da tramutarsi in una vera Regola vivente. - Ecco cosa vedevano di lei le sue compagne di Noviziato, cosa appariva in Comunità. - Così senz'ombra d'ostacolo, il 5 Novembre 1908, ella venne ammessa alla S. Vestizione, ricevendovi il nome di Suor Benigna Consolata, ed il 23 Novembre 1909 alla S. Professione.
Il Divin Maestro continuava ad istruirla famigliarmente: " Mia Benigna, la purità dell'amore consiste nella purità del sacrificio, e non v'è sacrificio che mi piaccia tanto quanto quello della stima, dell'onore, della riputazione, che è la vita morale dell'uomo.  Quando un'anima è giunta al punto di amare il disprezzo per dar più gloria a Dio, Io la guardo con tale sguardo che se l'anima potesse vederlo ne morrebbe di gioia... E Suor Benigna Consolata sentiva crescere, crescere in sè la sete del disprezzo.
Si facevano avvertimenti in comunità? Subito si metteva in ginocchio accusandosi ella pure colpevole. Sovente invece ne era affatto innocente, ed allora la si riprendeva per l'abuso che faceva perla pratica di dire i propri man­camenti, “vero eccesso…” le si diceva, “smania di farsi notare…” Essa arrossiva, la sua natura sensibilissima soffriva grandemente, ma, alla prima occasione, la sete che aveva di con­formarsi al suo Gesù la spingeva, senza che se ne avvedesse, a maggiormente umiliarsi. Però, più il Divin Maestro le mostrava le sue predilezioni, più ella andava sviscerando con un'indicibile soavità le più nascoste latebre del cuore, le più minute produzioni di quella radice infetta, che é triste retaggio del comune padre, Adamo. 
Le sue Sorelle le sembravano tutte migliore di lei, ed ammirandole come bellissimi fiori collocati in un ameno giardino, guardava a sè, come al luogo dove sta riposto il concime, onde disse un giorno: “ Madre mia, quando vedo le mie Sorelle così buone, così virtuose, pure come angeli, mi sembra di essere un'intrusa qua dentro”. Pari alla umiltà era la sua obbedienza. Fu essa l'usbergo sicuro di quest'anima privilegiata contro le innumerevoli ed insidiose astuzie di Satana, il faro che la guidò felicemente al porto, nonostante le spaventose tempeste di tante pene interne. 
Nell'obbedienza riposava con abbandono sicuro e completo, dimentica di sè, come un bimbo inconscio e fidente tra le braccia amorose d'una tenera madre. - Due sole furono le madri che la guidarono, ed entrambe sono concordi nell'attestare la loro impotenza ad esprimere degnamente quanto questa virtù fosse radicata nel cuore di Suor Benigna Consolata.  Potevano metterla in alto o in basso, a destra o a sinistra, affidarle ogni sorta d'incombenze o lasciarla in un angolo, a tutto si prestava con perfetta indifferenza.  In un libriccino apposito notava le osservazioni e le raccomandazioni che tratto tratto la Superiora faceva pel buon ordine della casa ed il buon andamento della vita comune, e nella pratica non ne dimenticava pur una. 

Un giorno la Madre mostrò esser suo desiderio si procurasse di togliere sempre le foglie secche dalle panche del pergolato in giardino. D'allora in poi Suor Benigna Consolata, sebbene occupatissima, trovò sempre tempo anche per questo. "Una volta, narra una novizia, trovandomi con lei a compiere tale obbedienza ed avendo fra tutte e due raccolte ben poche foglie, le dissi che non mi pareva il caso andassimo a portarle fino in fondo al giardino, come il solito, e che potevamo bene gettarle in un cantuccio poco discosto, la Sorella, mi rispose con bel garbo, nostra Madre desidera che le portiamo laggiù, e se ne avessimo raccolto anche una sola, mi sembrerebbe il caso di doverci andare, e di continuare fino a tanto che mi venisse un'altra obbedienza. Siamo d'inverno, e in tempo della ricreazione della sera Suor Benigna Consolata si avvicina alla Madre dicendole: "Mia Madre, le finestre della stanza dove sì, distende la bian­cheria sono ancora aperte, se permette andiamo a chiuderle. "Come sa lei che sono aperte? interroga questa. (Bisogna notare che si tratta di finestre tosi appartate; che bisogna portarsi appositamente presso detta stanza per poterle vedere.) "Mia Madre, rispose la buona Suora, da quest'estate, quando Vostra Carità disse in Comunità esser cosa prudente, osservare che prima di notte quelle finestre fossero chiuse, tutte le sere ci andai per obbedienza. Chi non rimane ammirato da tanta costanza e da tanta fedeltà ?... Era Gesù che la formava in tal modo. "Oh se si conoscesse il pregio dell'obbedienza! le diceva Egli spesso: "Non bisogna lasciar cadere nessuna parola della Madre e come tu, anche sotto il più piccolo frammento d'Ostia consacrata, mi credi presente, così devi credere che lo ho deposto la mia autorità nella Superiora... Mia Benigna, Io annetto la grazia della vita interiore alla fedeltà che ha un'anima alle raccomandazioni dell'obbedienza.

A questo bell'assieme d'umiltà e d'obbedienza va aggiunta un'altra pregevolissima tinta, che è pure molto spiccata nel quadro morale della “Beniamina di Gesù” e ci è data dal suo spirito sì costante, minuziosa, multiforme mortificazione. 
Ella non praticò, no, quelle grandi austerità che meravigliano tanto nella vita dei Santi: vi si sarebbe sentita inclinata, ma né il carattere del suo Istituto, né la via per cui la conduceva il Signore vi si adattavano; però, quale affamato in cerca di minuzzoli, dappertutto sapeva metter della mirra.  Teneva sempre un contegno grave e modesto, il tono della voce sommesso e dolce, gli occhi ordinariamente bassi anche in ricreazione, e quando li alzava, anziché guardare, sembrava cercasse e rimirasse un Bene estremamente caro e noto a lei sola.  In Coro, stando in orazione e ovunque pregasse rimaneva immobile, ginocchioni, senz'appoggio, colle mani giunte per gelo o caldo che facesse. 
Durante la recita dell'Ufficio, quando secondo il cerimoniale stava seduta, teneva, senza dar nell'occhio, i piedi un po' rialzati da terra, il che le costava un vero tormento.  Anche nei cibi era mortificatissima e ad esempio del suo S. Fondatore, non vi faceva distinzione alcuna. 

Pur soffrendo un'ardente sete, passava sovente giornate intere senza prendere un sorso d'acqua offrendo la sua sete a Gesù per salvare anime; trovava modo di tormentarsi perfino di notte, prendendo il necessario riposo, e bisognava alle volta che intervenisse Gesù stesso per dirle: “Basta, Nigna, riposa ora”. Insomma, saremmo interminabili su tale argomento. Era la risposta dell'amore agli inviti, ai lamenti del Celeste Sposo. “Mia Benigna, le diceva Egli, se si avesse più fede, si potrebbe vivere di mortificazione come si vive di pane, invece la si fugge come la peste!.... Non sai che potere ha su di Me un'anima fedele? tante volte una cosa da niente, come una parola taciuta in tempo di silenzio, una risposta data dolcemente, quando si ha premura, può essere quella che ottiene la grazia, come un piccolissimo ostacolo può far deviare una grande corrente d'acqua.... Se non puoi fare grandi cose per Mio amore, fa le piccole con grande amore.
Vale di più un grammo d'oro o un chilo di ferro? Vale di più un inchino di capo fatto per amore che un digiuno fatto per forza.... Dà uno sguardo a Gesù in Croce, e vedrai il programma della tua mortificazione... Mia Benigna, un'austera austerità consiste nel tenere così a freno la natura coi legami d'una rigorosa mortificazione, che la natura venga legata come un delinquente in carcere.

Contrariarsi sempre... quando sei in dubbio fra due cose, e non sai che cosa fare, guarda sempre da che parte c'è più di mortificazione perché, dove c'è più mortificazione, c'è più di perfezione... Perché anche fra le Religiose ci sono poche contemplative? poche anime alle quali posso fare grazie straordinarie? perché c'è poca mortificazione... Ve lo dico per amore, e pel desiderio che ho di farvi grazie grandi, e se non siete mortificate, non ve le posso fare... La mortificazione è come il canale di trasmissione dove passano le mie comunicazioni speciali...”
Ma... fermiamoci un momento. Nel pensiero del buon lettore ci sembra scorgere questa domanda: E della missione della cara privilegiata che ne è? Ci si permetta rispondere che in parte l'abbiamo già tratteggiata. - In un'occasione Gesù le aveva detto: “Strumenti delle mie misericordie sono gli stessi uomini, che Io di tanto in tanto suscito, formo ed allevo, fornendo di quelle grazie che sono loro necessarie per compiere la missione che loro affido. Secondo le necessità, Io vengo disponendo e formando le anime, che dovranno nella società far rivivere lo spirito cristiano.
Ci furono pel passato ci sono al presente, e ci saranno per l'avvenire. Tu sei una di queste anime. Per ora nell'intimo della famiglia; più tardi nel Monastero, e dal Monastero nel mondo, dovranno spandersi i profumi soavi di quelle virtù che con tanto amore vado in te coltivando”. E infatti, anche dal poco che abbiamo qua e là spigolato, non ci si presenta un assieme meraviglioso, di una forza divinamente efficace per illuminare e vivificare le anime?....
Sono insegnamenti celesti, che mirano a render ubertose le radici del vero spirito religioso, e che vengono illustrati da fedelissimi esempi di piccole, ma tanto più grandi virtù. Se mai, lo sfibramento morale ed il senso umano che regnano sovrani nel mondo avessero avuto qualche presa su di noi, ritempriamoci a questa fonte purissima, e ci renderemo vasi di elezione al cospetto di Dio.
É pur vero tuttavia che la missione di Suor Benigna Consolata non è qui tutta: ci manca anzi da parlare della sua parte più importante del suo Apostolato d'Amore, di quell'amore che la consumò come una dolce sua Vittima.
Quest'anima privilegiata cominciò a scrivere quanto le comunicava Gesù nel 1902, per obbedienza al suo Direttore. Lo faceva alla sfuggita, interrottamente e mai, secondo le aveva pro­messo il suo Diletto, venne scoperta da quei di casa.
In Monastero dovette continuare per parecchi anni a comportarsi nello stesso modo, poi ottenne la licenza di dedicarvi una mezz'ora al giorno, e poi di più, finché in ultimo venne lasciata al servizio dell'Amore. E perché scriveva?... E che cosa scrisse?... Scriveva per rivelare al mondo le Misericordiose Tenerezze del Sacro Cuore di Gesù. A suggello dei divini insegnamenti, " Mia Benigna, le diceva sempre il Celeste Sposo, Io parlo a te, ma è per le anime.... Io dico a te, ma è per le anime... Mi servo di te, come d'un canale per far giungere la Mia parola alle anime...” E suor Benigna Consolata scriveva, scriveva, e veniva assicu­rata dall'Amore che i suoi scritti si sarebbero diffusi ovunque, e avrebbero prodotto un bene incalcolabile.
E' il lungo, appassionato grido del Buon Pastore, che va in cerca della pecorella smarrita, e la chiama coi più teneri accenti: “Io sono tutto Misericordia. Io non cerco che di usare Misericordia. Ma ciò che ti voglio dire, o mia Benigna, ed Io concentro in poche parole molto sugo, è questo: che l'anima non abbia mai paura di Dio, che Dio è sempre pronto ad usarle misericordia, e che il più gran piacere che possa avere il Cuore del tuo Gesù è quello di poter condurre al Suo Eterno Padre il più gran numero di peccatori che sia possibile. Sono queste le mie glorie, o mia Benigna: li amo tanto i poveri peccatori!... Il mio Cuore non solo compatisce, ma si rallegra quanto ha più da riparare...
Quando un'anima si pente, quando un'anima detesta ciò che ha avuto la disgrazia, di commettere, quando un'anima lo deplora con tutto il cuore, credi tu che Io sia poi così duro da non dimenticare? Tu non conosceresti il mio Cuore se lo pensassi così. Il mio amantissimo Cuore ha talmente fame e sete dei poveri peccatori, che quando un'anima incomincia il movimento di ritorno verso il suo Dio, il mio Cuore non può tenersi e le corre incontro.

Quand'anche un'anima fosse coperta di tutti i peccati che si possono commettere dalle persone che sono state, che sono e che saranno fino alla fine del mondo, se quell'anima si pente, e che il mio Sangue la purifichi, non resta più in quell'anima neppure la più piccola macchia, perchè la mia grazia opera sempre quando trova nell'anima le dovute disposizioni. Tu non puoi credere il piacere che provo nel farla da Salvatore: è tutto il mio contento, e faccio i più bei capolavori appunto delle anime che ho tolto più dal basso, più dal fango. Una volta che i peccati sono perdonati, si convertono per l'anima che li ha commessi in fonti di grazie, perché sono fonti perenni d'umiltà…”
Alle interminabili citazioni che si potrebbero fare degli inviti del Divin Cuore alle anime da lui lontane, si uniscono quelle non meno commoventi e calde, invitanti alla più illimitata fede e confidenza in Lui. “La principale cosa che desidero si sappia è che Io sono tutto amore, e che la più gran pena che si potrebbe fare al mio Cuore sarebbe di dubitare della mia Bontà…” “Senti, mia gioia, scrivi questo: Se si vuol farmi un piacere grande è credere al mio Amore; se me lo si vuol fare più grande è credere di più, e per farmelo poi grandissimo è non metter limiti a questa Fede nel mio Amore.... La confidenza è la chiave che apre i tesori della mia Misericordia.... Le anime confidenti sono le ladre delle mie grazie....
E' certo che cento peccati m'offendono più di uno, ma se quest'uno fosse di diffidenza, Mi ferirebbe il Cuore più che cento altri, perché la diffidenza ferisce il mio Cuore nel più intimo; amo tanto gli uomini!... Io amo gli uomini, Io amo teneramente gli uomini, li amo tenerissimamente come miei fratelli; benché ci sia una distanza infinita fra Me e loro, Io non la conto…” E siccome l'amore vuole la corrispondenza: “Mia Benigna, continua l'Amante Divino, fatti l'Apostola del mio Amore, grida forte che ti senta tutto il mondo che Io ho fame, che lo ho sete, che lo muoio dal desiderio di esser ricevuto dalle Mie creature....
Sono nel Sacramento del mio Amore per le mie creature, ed esse ne fanno si poco caso!... Mia Benigna, ho sete dell'amore delle Mie creature!
I Serafini mi amano tanto, i Santi mi amano tanto, il loro amore è più puro, Io ho tanto amore in Cielo, ma vengo a cercarlo in terra, perché in terra l'amore è libero...” Sono pagine e pagine meravigliose di cui ogni linea, ogni parola è una scintilla caduta dalla fornace ardente del Cuore Sacratissimo di Gesù nel mondo delle anime per accendervi quel fuoco di cui è scritto: " Ignem veni mittere in terram, et quid volo visi ut accendatur?
E così si compie quanto fu detto alla “piccola segretaria” del Divin Cuore: “Voglio un nuovo risorgimento nella società, e voglio che questo sia operato dall'Amore.... Mi servirò di te quale mezzo per comunicarmi alle Mie creature....”
Tutto vero. Ma non dobbiamo mai dimenticare che la nostra salute viene dal Calvario, e che, nell'economia divina, solo la croce ha virtù fecondatrice. Però: “Mia Benigna, dammi delle anime” “Come devo fare, o Gesù, per darti anime?” I° Col sacrificio. Si, mia Benigna, che tu sia in un continuo stato di sacrificio.
Quando tu ti trovi fuori di questo stato ti devi sentire fuori di posto. Bisogna continuamente accenderlo nel cuore questo fuoco... le anime non si salvano col far niente...” La parola “sacrificio”, è sempre stata la nota dominante degli insegnamenti divini; ma se dapprima il Divin Maestro additava con essa alla sua fortuna­ta discepola la via più breve per giungere a quella perfezione eroica a cui la chiamava, nell'ultimo periodo di sua vita gliene parlava come dell'unico mezzo per glorificare il Suo Cuore, e dargli anime. “Il mondo corre a precipizio, le diceva, ma Io lo fermerò nella sua corsa vertiginosa con un drappello di anime generose, che combatteranno sotto la mia scorta”. Ed in altra circostanza: “Mia Benigna, la sete che Io ho di salvare anime più che posso Mi spinge a cercarmi delle anime che io associo alla mia opera d'amore...”

Nel 1915 Gesù chiedeva infatti alla beniamina del Suo Cuore di unirsi a Lui col voto di vittima. "Avuto il consenso dei miei Superiori, prosegue essa nei suoi ma­noscritti, e fatto quanto Egli desiderava, così mi disse: " L'Amore vuole precipitarsi in te, l'Amore ti investirà, l'Amore ti consumerà, ma tutto con tanta soavità che, pur soffrendo un mar­tirio d'amore, desidererai di sempre più patire... Si, mia piccola Sposa, Io accetto in tutta l'espan­sione del mio amore il tuo sacrificio.... Io t' immo­lerò, ma sempre coi dardi che ti lancerà l'amore, Io t'incatenerò, ma coi legami d'amore, Io ti con­sumerò, ma nel fuoco del mio amore...” Ed ecco tracciata in poche parole la vita di Suor Benigna Consolata nell'ultima sua fase. Arrivata già alle cime dell'abnegazione di sé, altro non restava a quest'anima bella che salire qual novello Isacco sulla catasta, e lasciarsi lambire dalle fiamme dell'Amore... E' quello che fece. Assai sovente le sue Sorelle la vedevano tutta emaciata in viso, come persona affranta... L'Amore aveva versato nel cuore della Sua Diletta la piena del Suo dolore per vedersi tanto poco compreso, amato, corrisposto... Oh! quante volte al termine dell'Orazione o di Mattutino Suor Benigna Consolata sentiva il bisogno di buttarsi fra le braccia materne, e là scoppiare in diret­tissimo pianto!... La mattina del 7 Marzo 1916, vigilia delle Sacre Ceneri, ebbe la vista intellettuale del Divin Cuore in forma di un cuore di carne lacerato rabbiosamente dai cani, che, disputandoselo a vicenda, ne facevano orrido scempio.... Erano gli stravizzi del giorno che lo facevano tanto soffrire. La dolce vittima è invitata alla riparazione ed alla penitenza.... In Comunità si fa un'insolita ricreazione.... Suor Benigna Consolata, formata dal Suo Celeste Sposo alla vita comune, trova modo di conciliare l'una cosa con l'altra; ma chi ne dirà l'eroico sforzo?... Ella era veramente “il sollievo dell'amore” però lo spirito nemico con livore satanico non lasciava intentato nessun mezzo per strapparla al Divin Cuore. Se fortissime erano sempre state le sue tentazioni, in quest'ultimo periodo l'assalivano con una veemenza ancor maggiore.
Il timore della sua eterna condanna, e tutto ciò che vi ha di più terribile ed orrendo passava nella sua mente e nel suo cuore, e la straziava così da sembrare volerla condurre a disperazione. Infine ritornava la bonaccia, e con essa un'affluenza rinnovata di tenerezze divine. “Tu sarai consumata dall'amore” le aveva detto Gesù, e così veramente avveniva. Attendendo alle sue faccende, in ricreazione, in refettorio, aveva alcunché di astratto e di assorto in Dio; si capiva che languiva pel desiderio del Cielo, che era famelica di orazione. Ormai più non le bastavano due ore di soavissimi colloqui a metà della notte.... Tre, quattro, cinque ore di notturna preghiera le volavano rapide più del baleno, ora in fervidi slanci, in ardenti aspirazioni per la conversione delle anime, ora in ricevere le divine confidenze. - Ma intanto il fragile involucro si logorava, ed ognuno presentiva che l'angelica farfalla stava per prendere il volo in seno alla divinità.
Per sempre meglio purificare la sua Diletta prima di ammetterla alle nozze eterne, il Celeste suo Sposo l'invitò a fare un ritiro: “Chiedi a tua Madre, le disse, il permesso di ritirarti in solitudine dalla sera del 20 Giugno fino al 2 Luglio inclusivo”.
E siccome ella Gli faceva osservare che i soliti ritiri non oltrepassavano mai i dieci giorni: “Dodici giorni, rispose Gesù, non sono di troppo per prepararti a ben morire”. Quando Suor Benigna Consolata si congedò dalla Comunità per entrare in ritiro aveva un'espressione di felicità nuova sul volto.... l'Amore ve l'attirava.

Non é in questi pochi cenni biografici che si possa favellare di giorni sì pieni. Diremo solo che il 30 Giugno, Festa del Sacratissimo Cuore di Gesù, aderendo alla richiesta del divino Amante, ella fece la sua solenne Professione conl'Amore, rinnovando i voti religiosi e quelli a lei particolari alla presenza di S. E. Mgr. Alfonso Arcivescovo di Como e della sua Superiora. Uscì dalla solitudine tutta profumata, e come stillante aromi di benedizione. Le consorelle desideravano ardentemente riaverla nella cara vita della Comunità; ma quando riapparve più d'una non osò avvicinarsele per darle il “ben tornata”. Simile a Mosè ritornante dal Monte, pur avvolta in veli di abbassamento e di modestia, aveva alcunché che comandava il rispetto e la venerazione: ella stessa non si sentiva più di questa terra. Sulla fine del Luglio fu presa dai primi sintomi del male, e la sera del 31 Suor Benigna Consolata lasciava prima del solito la Comunità, e si poneva a letto.

Incancellabile rimarrà nella memoria di chi lo afferrò, l'ultimo sguardo ch'ella diede allora all'amata sua famiglia: vi era la viva espressione di quella soavissima benignità con cui l'aveva sempre imbalsamata, l'assicurazione del perenne ricordo che avrebbe conservato, il suo ultimo addio. Grandi sofferenze l'aspettavano, ma la dolce vittima ne era famelica. “Si, Gesù, diceva, ancora di più.
Bastona, bastona il tuo somaro, ma dammi anime. Chiudi l'inferno, che più nessuno vi entri. Oh! s'io sapessi che soffrendo anche maggiormente, non solo per settimane, per mesi ed anni, ma anche sino alla fine del mondo, se fosse possibile, non meritassi niente, ma dessi gloria a Dio e salvassi anime, oh! come soffrirei volontieri ogni sorta di mali!... certo non da me sola, ma con Gesù che mi sta sempre vicino, mi aiuta in tutto e mi parla continuamente.
Sovente mi chiama: “Mia Nigna, mia gioia”. La S. Comunione le veniva portata ogni giorno; il 14 Agosto manifestò il desiderio le si amministrasse l'Estrema Unzione, e la ricevé con sommo gaudio.
Quella sera Mons. Vescovo andò a visitarla; già qualche giorno prima vi si era recato con grande bontà e paterna degnazione, e Suor Benigna Consolata non rifiniva dal parlargli della sua felicità di patire, e patire per amore. Vennero poi tuttavia anche le ore di lotta.... i dubbi strazianti di aver ingannato i Superiori, narrando di quella voce.... tutti gli scritti falsi.... la vita tutta un'impostura. Solo l'obbedienza la ritornava allora in calma.
La dolce vittima dell'Amore aveva predetto che il dì 28 sarebbe stato terribile per lei. La sera della vigilia, in tempo di Mattutino, scoppiò un furiosissimo temporale che frantumò molti vetri del Monastero. “Mia Madre, disse Suor Benigna Consolata, sente come infuria la tempesta? Così è infuriato il nemico contro di me. So da Gesù che non è un solo, ma una le­gione di demoni che mi sta d'attorno”.
All'indomani l'angelica morente fu assalita al punto da obbligare Mons. Vescovo ad esorcizzarla più volte. Possono stupirsi, i semplici, di questo fatto: ma dotti teologi vedono invece in questo scatenarsi delle furie dell'inverno nell'ultima ora di una vita tanto privilegiata, un contrassegno indefettibile della sua santità. Però ne dava continuo e dolce spettacolo.
In un'intera dimenticanza di sé, si occupava solo nell'ascoltare il suo Diletto e nel dargli gusto. Le si portava un po' di gelato? Vi si sarebbe gettata sopra; ma al contrario lo prendeva con gran calma, e dopo alcuni cucchiai smetteva.
Richiesta del perchè, “Gesù, rispose, mi ferma. “Basta, Nigna, mi dice, da un giusto sollievo passeresti ad accontentare la natura”. La caritatevole Superiora, cercava pure di toglierle la molestia delle mosche e delle zanzare, ma essa non glielo permetteva, dicendo amabilmente che Gesù in Croce non poteva procurarsi nessun sollievo. " Se sapesse, soggiungeva in altra occasione, che ardore di soffrire mi ha messo in cuore Gesù!... Mi resta ancor poco tempo, e vorrei patire senza sollievo.
L'egregio suo fratello si recò, durante queste ultime settimane, più volte a Como per visitarla: la rivedeva in un piccolo parlatorio al primo piano, dove era condotta in una carrozzella. L'ultima volta Suor Benigna Consolata non fu più in grado di andarvi. L'affezionato fratello le scrisse allora dal parlatorio una lettera, come suo ultimo addio. Ella l'attese con desiderio vivissimo, e quando le fu portata, tese la mano, l'aprì con gioia, ma poi, senza leggerne una parola, la consegnò alla Superiora, e: "Sento, disse, che Gesù mi domanda questo sacrificio " Almeno, replicò la Madre, mi dirà qual risposta debbo dargli.... è in parlatorio, e aspetta. Al che, Suor Benigna Consolata: "Mia Madre, La prego, faccia Vostra Carità come meglio le sembra; quanto a me sento che Gesù vuole che Gli dia questa prova d'amore... Lo stesso fece riguardo a un suo nipotino. Eppure era vivissimo l'affetto che portava ai suoi! Nei pochi momenti di delirio che ebbe, li nominava tutti con tenerezza indicibile!
Quale era stata in vita, tale fu sul letto di morte: di un'abnegazione costante, semplice, e insieme eroica. Spuntò alfine il dì della liberazione. Gesù le aveva detto che ogni giorno della sua malattia aveva la missione di espiare per un anno di sua vita: ne erano passati trent'uno, ed ella contava altrettanti anni d'età. La, mattina del primo settembre potè per l'ultima volta ricevere il S. Viatico: poi d'ora in ora andò sempre più affievolendosi, finché, fissati gli occhi in un punto lontano e luminoso, placidamente spirò. Erano le 15 di un Venerdì, del primo Venerdì del mese. - Non sembra che il Divin Cuore abbia voluto, con circostanze così meravigliose, render glorioso il trapasso della Sua Beniamina, apporre un sigillo divino alla sua vita ed alla sua missione?...
Ed ecco che quella che passò inosservata perfino tra le sue consorelle, oggi è nota in ogni paese: i pochi frammenti dei suoi scritti, già dati alle stampe vengono tradotti in tutte le lingue gustati, apprezzati altamente: la sua tomba è sempre coperta di fiori, circondata di devoti, ed è una moltitudine ormai quella che attesta di aver ricevuto grazie a sua intercessione.
E’ il trionfo dell'umiltà, posseduta dall'Amore. Dio sia benedetto!






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