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San Francesco di Sales - (1567-1622)



Primogenito di tredici figli, nacque nel castello di Sales il 21 ago­sto 1567, da Francesco I de Nouvelles, signore di Boisy e da France­sca de Sionnaz, uniti in matrimonio nella primavera del 1566, alla rispettiva età di 44 anni e di 14; il contratto matrimoniale risaliva a sei anni prima. Non deve meravigliarci la differenza di età: per quei tempi era un fatto ordinario.

Francesco nacque settimino: per questo fatto ebbe una salute cagionevole anche se di aspetto era robusto. Al battesimo gli furono imposti i nomi di Francesco e Bonaventura. La mamma era una creatura molto dolce e riversò su quel figlio la ricchezza del proprio cuore, senza togliere nulla all'affetto per gli altri che seguirono. Per contro, il padre era burbero nei modi, ma con un grande cuore; bastava non nominargli gli Ugonotti.

Nel fare l'elemosina ai poveri, soprattutto in occasione delle frequenti carestie, era una gara di generosità tra i due genitori di Francesco. La mamma e la nutrice gli insegnarono le prime preghiere, e soprattutto gli diedero l'esempio di una intensa vita cristiana.

Dal 1573 al 1575 venne mandato a studiare a La Roche, poi, per tre anni nel collegio di Annecy. Per perfezionare gli studi il papà lo mandò a Parigi, dove studiò anche teologia. Nel 1588 tornò al castello di Sales per una breve vacanza, poi subito a Padova perché il padre ci teneva che il figlio conseguisse la laurea in diritto in quella prestigiosa università; il 5 settembre 1591 era dottore in utroque, ossia in diritto civile e canonico. Dopo una visita a Loreto, non potendo proseguire per Roma a causa delle strade infestate da briganti, tornò a Padova, salutò gli amici e passando per le più celebri città del nord-Italia agli inizi del marzo 1592 raggiunse la famiglia sul lago di Annecy a la Thuile.

Si iscrisse all'ordine degli avvocati per fare contento il papà, il quale a sua volta dovette cedere al desiderio del figlio e permettergli di diventare sacerdote e il 18 dicembre 1593 fu ordinato nella cattedrale di Annecy. Alla fine del mese prese possesso della prevostura della cattedrale e non fu soltanto un onore, ma una responsabilità che lo coinvolse con tutte le sue forze e le sue capacità. Il suo zelo lo fece stimare da tutti. Il vescovo gli affidò una missione delicata nello Chablais, portato, negli anni precedenti, al calvinismo, piú con gli archibugi che con le prediche. Francesco partì il 14 settembre 1594, prima con il cugino e poi con il valido aiuto dei Cappuccini, ma spesso completamente solo; in quattro anni riportò quelle popolazioni ad un cattolicesimo fervente, tanto da poter affermare in una lettera a Clemente VIII del 15 novembre 1603: «In passato era difficile mettere insieme cento cattolici tra tutte le parrocchie messe insieme; oggi non vi si trovano cento eretici». Anche questo successo contribuì a farlo scegliere come vescovo coadiutore con diritto di successione.

A metà del mese di novembre del 1598 parti per Roma, dove arrivò il 18 dicembre. Si occupò con intelligenza degli affari della diocesi per conto del suo vescovo, poi il 22 marzo 1599 affrontò l'esame previsto davanti al Papa, a 8 cardinali e tanti altri dignitari. Il principe non avrebbe voluto tale esame, che considerava quasi un affronto alla Savoia; per Francesco fu invece l'occasione di stringere sincere amicizie con alcuni degli esaminatori come il card. Bellarmino e il card. Baronio.

Riparti da Roma il 31 marzo passando per Loreto e Bologna e, dopo aver soggiornato a lungo a Torino per dirimere alcune questioni con la corte, il primo giugno giunse ad Annecy. Appena possibile raggiunse lo Chablais per dare una struttura stabile alle parrocchie ristabilite. Ma, come scrisse al nunzio apostolico il 24 agosto 1599, le difficoltà venivano da cattolici piú che da eretici. Francesco non era tipo da arrendersi e, con l'appoggio del card. Baronio, superò gli ostacoli.

Ma non era finita: nell'estate del 1600 lo Chablais venne invaso dalle truppe francesi in gran parte ugonotte, e Francesco temette per i neo-convertiti . Per di più si ammalò il vescovo. Lo Chablais diede prova di fermezza nella fede, tanto che Francesco scrisse al nunzio il 18 marzo 1601: «Non se ne trovano quattro che abbiano ceduto non di buona qualità» . Il 27 dicembre 1601 parti per Parigi, dove giunse il 22 gennaio 1602. Portò a compimento le incombenze che gli aveva affidato il vescovo e mentre era sulla via del ritorno, mori il vescovo.

L'8 dicembre 1602 Francesco di Sales venne consacrato vescovo e si mise immediatamente al lavoro per continuare l'opera di riforma iniziata dal prede­cessore. Impose rigorosamente la residenza ai parroci; agli stessi intimò di fare settimanalmente il catechismo ed emanò un regolamento a tal fine che rimane ancora un modello. Si preoccupò dell'ignoranza del clero e all'esortazione ad una maggiore preparazione uni lezioni impartite personalmente due o tre volte la settimana nel palazzo episcopa­le. A norma del Concilio di Trento fece la visita pastorale della sua diocesi enorme e ne fece una minuziosa relazione al Papa nel novembre del 1606.

Era un oratore instancabile, come aveva già dimostrato nello Chablais, pronto ad impugnare la penna quando ce ne fosse bisogno per il trionfo della verità. Egli stesso elenca i suoi scritti nella prefazione al Trattato dell'Amor di Dio. Elenca: una Breve meditazione sul simbolo degli Apostoli e la Difesa dello Stendardo della Croce, scritti al tempo dello Chablais per difendere la fede dagli attacchi degli eretici.

Tra le sue opere mette anche l'Orazione funebre del Duca di Mercoeur, che esce un po' dalla linea di Francesco di Sales; appena creato vescovo dà alle stampe Consigli ai Confessori; segue nel 1609 l'Introduzione alla vita devota; segue l'opera principale, il Trattato. Francesco non mette nell'elenco due opere fondamentali: le Controversie, l'opera iniziata il 25 gennaio 1595 per raggiungere gli eretici tappati in casa per la paura di rappresaglie, che sarà data alle stampe molti anni dopo la morte a causa delle peripezie del manoscritto, e i Trattenimenti, raccolti dalla sua viva voce a cura delle suore della Visitazione, e che uscirono a stampa dopo molte peripezie. Si aggiungono 4 volumi di Sermoni tratti dai suoi manoscritti o raccolti dalla sua voce e 11 volumi di Lettere. Con altri manoscritti di varia natura, si giunge alla rilevante somma di 26 volumi.

Francesco di Sales fu anche un grande direttore spirituale, un profondo conoscitore dell'anima umana; il suo metodo di direzione non prevede un maestro e un discepolo, ma soltanto due compagni di viaggio che camminano sostenendosi a vicenda in Cristo. Arricchisce la direzione di una delicatezza indescrivibile: solo un'attenta e meditata lettura delle sue lettere ce ne può dare un'idea. Francesco applica il metodo dell'amore, un amore sincero e profondo, che gli fa amare tutti in Dio, lasciando a ciascuno la propria personalità, adeguando l'affetto alle persone.

E fu la direzione delle anime che lo portò ad essere anche fondatore. Infatti, il 5 marzo 1604 incontrò a Digione Giovanna Francesca Frémyot di Chantal, sorella di Andrea Frémyot, nominato da poco vescovo di Bourges e suo amico; era una giovane vedova di 32 anni, ancora piacente, con 4 figli; desiderava camminare nella via della per­fezione, ma senza avere idee molto chiare in proposito. Francesco vide in lei un segno della Provvidenza e il 2 luglio 1607 le propose una nuova forma di vita religiosa, cosa che ella accettò con grande disponibilità.

Il 6 giugno 1610 in tre suore e una conversa iniziarono la vita comune e nacque cosí la Visitazione Santa Maria. Francesco sulle prime aveva pensato di chiamarle oblate sull'esempio di quelle di santa Francesca Romana e di dar loro una regola sulla stessa linea; ma le circostanze e i tempi, che Francesco sapeva sempre leggere bene, lo portarono a mutare la Congregazione in Ordine.

A seguito di tale fondazione alle intense e molteplici attività pastorali del vescovo, a quelle non meno pressanti di scrittore, di oratore ricercato e di direttore spirituale, si aggiunse la cura amorevole per le Figlie, cura paterna di cui i Trattenimenti sono una espressione. Per il troppo lavoro la salute di Francesco cominciò a dar segni di cedimento sempre più preoccupanti e col tempo lo costrinse a prendersi un coadiutore. Nonostante la sua riluttanza, poiché non voleva che si facessero favori personali ai familiari, gli fu dato il fratello Jean-François.

Programmò allora di spendere le forze che ancora gli rimanevano «servendo Dio con la penna e con il rosario», e progettò, tra l'altro, di scrivere un trattato sull'amore del prossimo, da sempre previsto nei suoi piani, ritirandosi allo scopo nell'appartamentino preparato nell'abbazia di Talloires. Ma i disegni di Dio erano altri. Nonostante la salute peggiorasse sempre più ed egli dimostrasse molto piú dei suoi 56 anni, Francesco parti per Lione, dove il suo rango e la volontà del card. legato, Maurizio di Savoia, lo richiedevano. Egli non rifiutava mai di trovarsi dove poteva essere utile o anche soltanto far piacere agli altri.

C'erano i reali di Francia; la corte a Francesco non piaceva e diceva alle sue suore che «era meglio un angolo in un stanza»" che la corte, e che quella vita «era una perdita di tempo». Lo consolava un po' in quel vuoto la presenza di Cristina di Francia, allora sedicenne, di cui aveva benedetto il matrimonio a Parigi il 10 febbraio 1619; lei gli voleva sinceramente bene e lui voleva molto bene a lei.

Nonostante tutte quelle occupazioni e la sua stanchezza, non ebbe il coraggio di dire di no ai Gesuiti della città che gli avevano chiesto una conferenza spirituale sulla povertà; e in quella circostanza ebbe luogo un episodio molto gentile che dà la misura del carattere fermo e deciso del Santo. Visto che, oltre a tutti gli acciacchi di una salute malferma, si trascinava anche una gamba e camminava col bastone, pensarono di fare cosa gradita inviandogli una carrozza. Francesco la rimandò dicendo: Sarebbe proprio da vedere che venissi a predicare sulla povertà in carrozza. E si mise in cammino piano piano col suo bastone. Appena aveva un po' di tempo si intratteneva con le suore e sembrava che il parlare non lo stancasse. Ma declinava sempre più e dopo un primo attacco, da cui si riprese per un giorno, il 28 dicembre 1622 chiuse la sua esistenza terrena. Vicino non c'era colei che più di tutti gli era stata accanto per tanti anni, perché l'aveva mandata a prendersi cura delle loro Figlie dove c'era bisogno.

Il cuore di san Francesco di Sales sta in mezzo alle sue figlie, precisamente nel monastero della Visitazione di Treviso. Quello della santa Fondatrice a Nevers, quasi a ricordare ad ogni Visitandina il dovere della fedeltà a tutto ciò che questi due cuori hanno elaborato e dato di santo, di fecondo e di stabile alla Visitazione».






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