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Primogenito di tredici
figli, nacque nel castello di Sales il 21 agosto
1567, da Francesco I de Nouvelles, signore di Boisy
e da Francesca de Sionnaz, uniti in matrimonio
nella primavera del 1566, alla rispettiva età
di 44 anni e di 14; il contratto matrimoniale risaliva
a sei anni prima. Non deve meravigliarci la differenza
di età: per quei tempi era un fatto ordinario.
Francesco nacque settimino: per questo fatto ebbe una
salute cagionevole anche se di aspetto era robusto.
Al battesimo gli furono imposti i nomi di Francesco
e Bonaventura. La mamma era una creatura molto dolce
e riversò su quel figlio la ricchezza del proprio
cuore, senza togliere nulla all'affetto per gli altri
che seguirono. Per contro, il padre era burbero nei
modi, ma con un grande cuore; bastava non nominargli
gli Ugonotti.
Nel fare l'elemosina ai poveri, soprattutto in occasione
delle frequenti carestie, era una gara di generosità
tra i due genitori di Francesco. La mamma e la nutrice
gli insegnarono le prime preghiere, e soprattutto gli
diedero l'esempio di una intensa vita cristiana.
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Dal 1573 al 1575 venne mandato a studiare
a La Roche, poi, per tre anni nel collegio di Annecy. Per
perfezionare gli studi il papà lo mandò a Parigi,
dove studiò anche teologia. Nel 1588 tornò al
castello di Sales per una breve vacanza, poi subito a Padova
perché il padre ci teneva che il figlio conseguisse
la laurea in diritto in quella prestigiosa università;
il 5 settembre 1591 era dottore in utroque, ossia in diritto
civile e canonico. Dopo una visita a Loreto, non potendo proseguire
per Roma a causa delle strade infestate da briganti, tornò
a Padova, salutò gli amici e passando per le più
celebri città del nord-Italia agli inizi del marzo
1592 raggiunse la famiglia sul lago di Annecy a la Thuile.
Si iscrisse all'ordine degli avvocati per fare contento il
papà, il quale a sua volta dovette cedere al desiderio
del figlio e permettergli di diventare sacerdote e il 18 dicembre
1593 fu ordinato nella cattedrale di Annecy. Alla fine del
mese prese possesso della prevostura della cattedrale e non
fu soltanto un onore, ma una responsabilità che lo
coinvolse con tutte le sue forze e le sue capacità.
Il suo zelo lo fece stimare da tutti. Il vescovo gli affidò
una missione delicata nello Chablais, portato, negli anni
precedenti, al calvinismo, piú con gli archibugi che
con le prediche. Francesco partì il 14 settembre 1594,
prima con il cugino e poi con il valido aiuto dei Cappuccini,
ma spesso completamente solo; in quattro anni riportò
quelle popolazioni ad un cattolicesimo fervente, tanto da
poter affermare in una lettera a Clemente VIII del 15 novembre
1603: «In passato era difficile mettere insieme cento
cattolici tra tutte le parrocchie messe insieme; oggi non
vi si trovano cento eretici». Anche questo successo
contribuì a farlo scegliere come vescovo coadiutore
con diritto di successione.
A metà del mese di novembre del 1598 parti per Roma,
dove arrivò il 18 dicembre. Si occupò con intelligenza
degli affari della diocesi per conto del suo vescovo, poi
il 22 marzo 1599 affrontò l'esame previsto davanti
al Papa, a 8 cardinali e tanti altri dignitari. Il principe
non avrebbe voluto tale esame, che considerava quasi un affronto
alla Savoia; per Francesco fu invece l'occasione di stringere
sincere amicizie con alcuni degli esaminatori come il card.
Bellarmino e il card. Baronio.
Riparti da Roma il 31 marzo passando per Loreto e Bologna
e, dopo aver soggiornato a lungo a Torino per dirimere alcune
questioni con la corte, il primo giugno giunse ad Annecy.
Appena possibile raggiunse lo Chablais per dare una struttura
stabile alle parrocchie ristabilite. Ma, come scrisse al nunzio
apostolico il 24 agosto 1599, le difficoltà venivano
da cattolici piú che da eretici. Francesco non era
tipo da arrendersi e, con l'appoggio del card. Baronio, superò
gli ostacoli.
Ma non era finita: nell'estate del 1600 lo Chablais venne
invaso dalle truppe francesi in gran parte ugonotte, e Francesco
temette per i neo-convertiti . Per di più si ammalò
il vescovo. Lo Chablais diede prova di fermezza nella fede,
tanto che Francesco scrisse al nunzio il 18 marzo 1601: «Non
se ne trovano quattro che abbiano ceduto non di buona qualità»
. Il 27 dicembre 1601 parti per Parigi, dove giunse il 22
gennaio 1602. Portò a compimento le incombenze che
gli aveva affidato il vescovo e mentre era sulla via del ritorno,
mori il vescovo.
L'8 dicembre 1602 Francesco di Sales venne consacrato vescovo
e si mise immediatamente al lavoro per continuare l'opera
di riforma iniziata dal predecessore. Impose rigorosamente
la residenza ai parroci; agli stessi intimò di fare
settimanalmente il catechismo ed emanò un regolamento
a tal fine che rimane ancora un modello. Si preoccupò
dell'ignoranza del clero e all'esortazione ad una maggiore
preparazione uni lezioni impartite personalmente due o tre
volte la settimana nel palazzo episcopale. A norma del
Concilio di Trento fece la visita pastorale della sua diocesi
enorme e ne fece una minuziosa relazione al Papa nel novembre
del 1606.
Era un oratore instancabile, come aveva già dimostrato
nello Chablais, pronto ad impugnare la penna quando ce ne
fosse bisogno per il trionfo della verità. Egli stesso
elenca i suoi scritti nella prefazione al Trattato dell'Amor
di Dio. Elenca: una Breve meditazione sul simbolo degli Apostoli
e la Difesa dello Stendardo della Croce, scritti al tempo
dello Chablais per difendere la fede dagli attacchi degli
eretici.
Tra le sue opere mette anche l'Orazione funebre del Duca di
Mercoeur, che esce un po' dalla linea di Francesco di Sales;
appena creato vescovo dà alle stampe Consigli ai Confessori;
segue nel 1609 l'Introduzione alla vita devota; segue l'opera
principale, il Trattato. Francesco non mette nell'elenco due
opere fondamentali: le Controversie, l'opera iniziata il 25
gennaio 1595 per raggiungere gli eretici tappati in casa per
la paura di rappresaglie, che sarà data alle stampe
molti anni dopo la morte a causa delle peripezie del manoscritto,
e i Trattenimenti, raccolti dalla sua viva voce a cura delle
suore della Visitazione, e che uscirono a stampa dopo molte
peripezie. Si aggiungono 4 volumi di Sermoni tratti dai suoi
manoscritti o raccolti dalla sua voce e 11 volumi di Lettere.
Con altri manoscritti di varia natura, si giunge alla rilevante
somma di 26 volumi.
Francesco di Sales fu anche un grande direttore spirituale,
un profondo conoscitore dell'anima umana; il suo metodo di
direzione non prevede un maestro e un discepolo, ma soltanto
due compagni di viaggio che camminano sostenendosi a vicenda
in Cristo. Arricchisce la direzione di una delicatezza indescrivibile:
solo un'attenta e meditata lettura delle sue lettere ce ne
può dare un'idea. Francesco applica il metodo dell'amore,
un amore sincero e profondo, che gli fa amare tutti in Dio,
lasciando a ciascuno la propria personalità, adeguando
l'affetto alle persone.
E fu la direzione delle anime che lo portò ad essere
anche fondatore. Infatti, il 5 marzo 1604 incontrò
a Digione Giovanna Francesca Frémyot di Chantal, sorella
di Andrea Frémyot, nominato da poco vescovo di Bourges
e suo amico; era una giovane vedova di 32 anni, ancora piacente,
con 4 figli; desiderava camminare nella via della perfezione,
ma senza avere idee molto chiare in proposito. Francesco vide
in lei un segno della Provvidenza e il 2 luglio 1607 le propose
una nuova forma di vita religiosa, cosa che ella accettò
con grande disponibilità.
Il 6 giugno 1610 in tre suore e una conversa iniziarono la
vita comune e nacque cosí la Visitazione Santa Maria.
Francesco sulle prime aveva pensato di chiamarle oblate sull'esempio
di quelle di santa Francesca Romana e di dar loro una regola
sulla stessa linea; ma le circostanze e i tempi, che Francesco
sapeva sempre leggere bene, lo portarono a mutare la Congregazione
in Ordine.
A seguito di tale fondazione alle intense e molteplici attività
pastorali del vescovo, a quelle non meno pressanti di scrittore,
di oratore ricercato e di direttore spirituale, si aggiunse
la cura amorevole per le Figlie, cura paterna di cui i Trattenimenti
sono una espressione. Per il troppo lavoro la salute di Francesco
cominciò a dar segni di cedimento sempre più
preoccupanti e col tempo lo costrinse a prendersi un coadiutore.
Nonostante la sua riluttanza, poiché non voleva che
si facessero favori personali ai familiari, gli fu dato il
fratello Jean-François.
Programmò allora di spendere le forze che ancora gli
rimanevano «servendo Dio con la penna e con il rosario»,
e progettò, tra l'altro, di scrivere un trattato sull'amore
del prossimo, da sempre previsto nei suoi piani, ritirandosi
allo scopo nell'appartamentino preparato nell'abbazia di Talloires.
Ma i disegni di Dio erano altri. Nonostante la salute peggiorasse
sempre più ed egli dimostrasse molto piú dei
suoi 56 anni, Francesco parti per Lione, dove il suo rango
e la volontà del card. legato, Maurizio di Savoia,
lo richiedevano. Egli non rifiutava mai di trovarsi dove poteva
essere utile o anche soltanto far piacere agli altri.
C'erano i reali di Francia; la corte a Francesco non piaceva
e diceva alle sue suore che «era meglio un angolo in
un stanza»" che la corte, e che quella vita «era
una perdita di tempo». Lo consolava un po' in quel vuoto
la presenza di Cristina di Francia, allora sedicenne, di cui
aveva benedetto il matrimonio a Parigi il 10 febbraio 1619;
lei gli voleva sinceramente bene e lui voleva molto bene a
lei.
Nonostante tutte quelle occupazioni e la sua stanchezza, non
ebbe il coraggio di dire di no ai Gesuiti della città
che gli avevano chiesto una conferenza spirituale sulla povertà;
e in quella circostanza ebbe luogo un episodio molto gentile
che dà la misura del carattere fermo e deciso del Santo.
Visto che, oltre a tutti gli acciacchi di una salute malferma,
si trascinava anche una gamba e camminava col bastone, pensarono
di fare cosa gradita inviandogli una carrozza. Francesco la
rimandò dicendo: Sarebbe proprio da vedere che venissi
a predicare sulla povertà in carrozza. E si mise in
cammino piano piano col suo bastone. Appena aveva un po' di
tempo si intratteneva con le suore e sembrava che il parlare
non lo stancasse. Ma declinava sempre più e dopo un
primo attacco, da cui si riprese per un giorno, il 28 dicembre
1622 chiuse la sua esistenza terrena. Vicino non c'era colei
che più di tutti gli era stata accanto per tanti anni,
perché l'aveva mandata a prendersi cura delle loro
Figlie dove c'era bisogno.
Il cuore di san Francesco di Sales sta in mezzo alle sue figlie,
precisamente nel monastero della Visitazione di Treviso. Quello
della santa Fondatrice a Nevers, quasi a ricordare ad ogni
Visitandina il dovere della fedeltà a tutto ciò
che questi due cuori hanno elaborato e dato di santo, di fecondo
e di stabile alla Visitazione».

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