Una voce
dal monastero
Novembre 2008
Dalla “Filotea” ovvero “Introduzione alla vita devota” di San Francesco di Sales.
Seconda parte
Consigli per elevarsi a Dio
con la preghiera e i sacramenti.
Capitolo ottavo:
consigli molto utili
sulla meditazione (continuazione)
Uscendo dall’orazione che ha impegnato
il cuore, devi fare attenzione a non provocargli scosse;
rischieresti di rovesciare il balsamo raccolto con
l’orazione.
Intendo dire che, possibilmente, devi
rimanere un po’ in silenzio e riportare per gradi il tuo
cuore dall’orazione agli affari, conservando il più a lungo
possibile i sentimenti e gli affetti fioriti in te.
Un uomo che ha ricevuto in un bel vaso di
porcellana un liquore di gran pregio da portare a casa,
cammina con attenzione, senza voltarsi di lato, ma guarda solo
davanti a sé, per paura di inciampare in un sasso o mettere
un piede in fallo e tiene contemporaneamente d’occhio il
vaso per non rovesciarlo.
Tu devi fare la stessa cosa uscendo dalla
meditazione: non distrarti di colpo, ma guarda soltanto
davanti a te: ossia se devi incontrare qualcuno e prestargli
attenzione, fallo pure, adattati alla necessità; ma senza
perdere di vista il tuo cuore, perché il liquore prezioso
dell’orazione si perda il meno possibile.
Devi abituarti a passare dall’orazione
a qualsiasi attività e occupazione che comporta la tua
professione, anche quando può sembrare molto distante dagli
affetti avuti nell’orazione.
Voglio dire che un avvocato deve saper
passare dall’orazione alla difesa della causa; il
commerciante agli affari; la donna sposata ai doveri del suo
matrimonio e della casa, con dolcezza e serenità, senza
mettersi in angustia. Infatti essendo entrambi secondo la
volontà di Dio, bisogna passare dall’una agli altri in
umiltà e devozione.
Qualche volta ti potrà capitare di
sentirti trascinare dalla commozione immediatamente dopo la
preparazione: in tal caso, Filotea, allenta le briglie e non
pretendere di seguire il metodo che ti ho indicato; è vero
che ordinariamente le considerazioni devono precedere gli
affetti e i propositi, ma se lo Spirito Santo ti concede gli
affetti prima delle considerazioni, non devi insistere a voler
correre dietro alle considerazioni, visto che hanno il solo
scopo di muovere gli affetti.
In breve; in qualunque momento ti si
presentano gli affetti, devi accoglierli e far loro posto,
poco importa se prima o dopo le considerazioni.
Ho messo gli affetti dopo tutte le
considerazioni, soltanto per distinguere i vari momenti
dell’orazione; è la regola generale: ma mai devi comprimere
gli affetti. Lasciali sgorgare appena manifestano la presenza.
Questo lo dico per tutti gli affetti,
compreso il ringraziamento, l’offerta e la preghiera, che si
possono fare in ogni momento durante le considerazioni; non
bisogna frenarli, proprio come ti ho detto per gli affetti,
anche se dopo, a conclusione della meditazione, debbono essere
ripetuti nuovamente.
Quanto invece ai propositi, devi formarli
soltanto alla fine della meditazione, dopo gli affetti, perché,
ricordandoci situazioni familiari e dettagliate,
rischierebbero di farci distrarre se li facessimo insieme agli
affetti.
Tra gli affetti e i propositi, è bene
far ricorso al colloquio, e parlare un po’ con Nostro
Signore, con gli Angeli e con i personaggi del mistero, con i
Santi e con se stessi, con i peccatori ed anche con le
creature insensibili, come fa Davide nei Salmi e gli altri
Santi nel corso delle loro meditazioni e orazioni.
Capitolo nono:
le aridità che ci
affliggono nelle meditazioni
Se ti capita, o Filotea, di non provare
alcuna attrattiva né alcuna consolazione nella meditazione,
ti prego di non agitarti, ma apri la porta alle preghiere
vocali: lamentati di te stessa con Nostro Signore, confessa la
tua indegnità, pregalo di aiutarti, bacia la sua immagine,
rivolgigli le parole di Giacobbe: Io non ti lascio, Signore,
finché tu non mi abbia benedetto; o quelle della Cananea: Sì,
Signore, io sono un cane, ma i cani mangiano le briciole che
cadono dalla tavola dei padroni.
Altre volte prendi un libro e leggilo con
attenzione fino a che il tuo spirito si riprenda pienamente;
qualche volta sprona il cuore con atti e movimenti di
devozione esteriore: prostrati per terra, metti le mani in
croce sul petto, abbraccia il Crocifisso; questo, si capisce,
se ti trovi in luogo appartato.
E se, dopo tutto ciò, sei come prima,
per quanto grande sia la tua aridità, non avvilirti, ma
rimani con devoto contegno davanti a Dio.
Quanti cortigiani, nel corso dell’anno,
fanno cento volte l’anticamera del principe senza speranza
di potergli parlare, ma soltanto per essere visti da lui e
compiere il loro dovere.
Così, mia cara Filotea, noi dobbiamo
recarci all’orazione semplicemente per compiere il nostro
dovere e dimostrare la nostra fedeltà.
Che se poi piace alla divina Maestà di
rivolgerci la parola e fermarsi con noi con le sue sante
ispirazioni e consolazioni interiori, questo sarà per noi un
grande onore e motivo di un piacere delizioso; ma se non ci fa
questa grazia, non rivolgendoci la parola, come se non ci
vedesse e come se non fossimo alla sua presenza, non per
questo dobbiamo andarcene, anzi, al contrario, dobbiamo
rimanere lì, davanti alla somma Bontà, con un contegno
devoto e sereno; gradirà molto la nostra pazienza e noterà
la nostra fedeltà e la nostra perseveranza; e quando
ritorneremo davanti a Lui, ci favorirà e si fermerà con noi
con le sue consolazioni, facendoci assaporare tutto il fascino
dell’orazione.
Ma anche se non dovesse farlo,
accontentiamoci, Filotea; è già un grandissimo onore
trovarci presso di Lui, al suo cospetto.
(continua)
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| Mese
di Ottobre |

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| 16 ottobre:
19 ottobre:
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con solennità abbiamo celebrato la festa della nostra santa Sorella Margherita Maria Alacoque. Nelle due S. Messe, che abbiamo avuto la grazia di avere, una delle quali con la presenza del nostro Arcivescovo, parecchie persone sono intervenute per onorare la nostra Santa.
la Comunità Francofona di Modena ha animato nella nostra chiesa una S. Messa con canti africani. Le loro belle voci e l’armonia dei loro canti hanno collaborato a creare un intenso clima di preghiera.
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L'ANGOLO
DELLA POESIA 
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Sfiorar
la terra
Un gato nero
co tre zate bianche
da la mura el vien zo,
nel prato.
Par no bagnarse
el saltela, quato,
e con furbizia el varda
se lo lasso star.
Par no sporcarse
nel fango de sto mondo,
come sto gato
bisognarìa far.
Sfiorar la tera
squasi senza tocarla,
co l’ochio puntà
dove volemo arrivar.
E dove…
se non da Ti,
Signor,
che te ne aspeti
per colmarne de amor?
Nenéi |
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