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Storia del monastero della Visitazione S.M. di Modena



La fondatrice


Non aveva che 16 anni la Contessina Laura Martinozzi allorché, chiamata dallo zio materno, il Cardinale Mazzarino a Parigi con la Madre (la Contessa Margherita) e la Sorella Anna Maria, nel 1652 sostò durante il viaggio per sei mesi ad Aix in Provenza ed ottenne dal Papa, per mezzo dello zio Cardinale, il permesso di entrare nel Monastero della Visitazione di quella città. Qui l'attendeva il Signore.

Ecco la Giovinetta per sei mesi a frequente contatto con le Figlie di S. Francesco di Sales, dal tratto umile e disinvolto, dignitoso ed insieme improntato alla più soave affabilità. Il suo naturale buon senso, la sua pietà, il suo animo delicato e nello stesso tempo forte, volitivo, le fecero concepire una profonda stima di quell'Istituto, un'affezione e confidenza tenerissime e piene di riverenza verso la Madre Superiora Francesca de Monceau e forse... un bel sogno.

Il Signore le darà un giorno i mezzi per tradurlo in realtà.
Le feste e le distrazioni della Corte di Francia non riuscirono certo a far dimenticare alla Contessina le sue Visitandine d'Aix.
Più tardi, sposa al Duca Alfonso IV d'Este e Duchessa di Modena, usò ogni mezzo a sua disposizione per estendere la devozione a S. Francesco di Sales, per farne tradurre le opere in italiano e per realizzare il suo sogno: fondare un Monastero della Visitazione nella Capitale del suo Ducato.

Frattanto il Signore le aveva concesso solo una bimba: la Principessa Maria Beatrice, che sarà poi la tanto, provata ed eroica Regina d'Inghilterra. La Duchessa sospirava il piccolo Erede; affidò la sua causa a S. Francesco di Sales nell'anno stesso della sua beatificazione (1661), facendo voto di fondare in Modena un Monastero della Visitazione, a grazia ottenuta. E l'anno seguente venne alla luce un piccolo Francesco. La Duchessa, felice, si accinse coraggiosamente a superare ogni difficoltà per adempiere il suo, voto.

Verso la fondazione

A soli 26 anni, vedova, la Duchessa Laura si trovò con il peso del governo dei suoi Stati, essendo stata nominata Reggente durante la minore età del piccolo Duca Francesco. Ma gli affari di Stato non le fecero perdere di vista l'attuazione del suo più grande desiderio, e ben presto, attiguo al Palazzo Ducale, si vide sorgere il Monastero, costruito con la più generosa liberalità.



Ottenuti da Sua Santità il Papa Clemente IX i Brevi necessari alla Fondazione, la Duchessa scrisse all'Arcivescovo d'Aix per ottenere delle Visitandine di quella città e nominò particolarmente la sua amatissima Madre de Monceau.

Tre secoli fa un viaggio simile non era certo agevole all'età avanzata della Madre de Monceau che era pure inferma e quindi non più in grado di assumere il peso della responsabilità della comunità. Ma la Duchessa non si perdette di coraggio di fronte alle difficoltà: mise tutto in opera per procurarle un viaggio meno penoso e farla condurre a Modena in lettiga, tanto desiderava di riabbracciarla!
Nessuno poté più rifiutargliela e la Madre de Monceau venne a Modena in qualità di supranumeraria.

L'Arcivescovo d'Aix destinò come Superiora la Madre Maria Margherita de Balland allora Superiora di Aix. Questa Religiosa di raro merito, di grande capacità e virtù, professa di Chambéry, era stata destinata dalla stessa Fondatrice dell'Ordine S. Giovanna Francesca de Chantal quale prima Superiora del Monastero di Grasse in Provenza all'età di 21 anni! Le Monache di Aix non potevano decidersi a rinunciare alla loro Superiora, il Monastero di Chambèry la reclamava, ma « tutto dovette cedere », come dicono le antiche memorie, agli ordini della Provvidenza, e lo zelo della gloria di Dio superò le ragioni umane.

La Visitazione e i Duchi di Modena

Dimentichiamo un istante la dinamica del nostro secolo: ci si presentano ora scene pittoresche di tre secoli fa, che hanno tutto l'ingenuo incanto della vera poesia della vita e della fede, che muta forma, ma non sostanza coi tempi.
Il viaggio delle nove Religiose partite da Aix per terra e per mare, durò circa quaranta giorni: dal 16 marzo al 23 aprile del 1669.

La Duchessa Laura che aveva in questo tempo spedito più volte i suoi corrieri (il primo fino a Monaco!) per essere informata d'ogni cosa, nell'eccesso della sua gioia e della sua bontà si era portata ad attendere le Visitandine con i Figli ed il suo seguito fino a due miglia oltre Reggio.

E l'incontro fu invero commovente. Certo a quelle anime pareva di vivere un bel sogno. Le Religiose, felici di veder raggiunta la tanto sospirata meta, si gettarono ai piedi della loro grande Benefattrice. Ma quello che commosse fino alle lacrime tutti i presenti fu l'emozione e il trasporto di tenera amicizia con cui la Duchessa Laura si gettò al collo della sua cara Madre de Monceau. In quel momento così dolce la veneranda Sorella dimenticò la sua grave età e le sue infermità e contò come un niente tutto ciò che aveva sofferto durante il viaggio.

Essendo il mercoledì santo le Visitandine furono trattenute in questa città fino al martedì dopo Pasqua e poterono assistere a tutte le cerimonie della settimana santa in Cattedrale da una tribuna riservata appositamente per loro.
Ma l'ingresso in Modena fu addirittura un trionfo. Avanzando le carrozze della Serenissima, del suo seguito e delle Religiose, la nobiltà in alta tenuta venne ad incontrarle ad un miglio dalla città. Alle porte, di questa comparve, alla testa delle truppe, sul suo cavallo, riccamente bardato il piccolo Duca Francesco, di allora sette anni, il quale mosse incontro alle viaggiatrici e, sceso da cavallo, porse gentilmente le sue felicitazioni alla Serenissima Madre.

Sulla porta della Cattedrale le attendeva ancora il Principe Cardinale d'Este e S. Ecc. Mons. Vescovo in abito pontificale cui la Superiora in ginocchio presentò le obbedienze che teneva da S. E. il Cardinale Grimaldi. Il Principe Cardinale condusse le Religiose fino all'Altare Maggiore; seguivano Mons. Vescovo, i Signori Canonici ed il Clero.

Si erano preparati per le Religiose degli inginocchiatoi ricoperti di velluto. La Superiora a nome di tutte rifiutò tale segno di distinzione dicendo che la nuda terra forniva un cuscino più adatto a povere religiose per offrirvi i loro umili voti all'Altissimo.

Ma il Vescovo replicò graziosamente: « Ebbene, mia Madre, approfittando dell'onore che vuol farvi la Duchessa, voi darete la prima prova d'obbedienza al vostro Vescovo» ed egli stesso le fece prendere posto. Al suono delle campane si unì il canto solennissimo del «Te Deum». La Duchessa aveva ottenuto, dal Papa il permesso di trattenere le Religiose per otto giorni in Palazzo Ducale.

Non meno solenne fu l'ingresso nell'ospizio in cui provvisoriamente le Visitandine diedero, principio alla loro regolare osservanza, in, attesa che il Monastero fosse terminato.

La Duchessa, d'allora in poi, entrava spesso a far visita alle Religiose e la Principessa Maria Beatrice sua Figlia, che contava allora 10 anni d'età, si affezionò teneramente alle Visitandine e particolarmente alla Madre Balland, in cui ebbe poi sempre piena confidenza. L'augusta sua Madre l'aveva incaricata d'insegnare la lingua italiana alle Religiose, ed ella si faceva un piacere di trascorrere tutta la giornata in Monastero tra loro.

Il 29 settembre 1672 la Comunità, che contava già 20 Religiose, poté prender possesso del nuovo Monastero, che mediante un cavalcavia tuttora esistente, era in diretta comunicazione col Palazzo Ducale.

La Duchessa Laura morendo nel 1687 volle esser sepolta, rivestita dell'abito santo delle Visitandine, sotto la grata del Coro e precisamente al posto dove le Sorelle si recano per comunicarsi «per aver parte per sempre al merito delle Sorelle che si comunicano».

Anche la Figlia, Maria Beatrice d'Este potrà essere rivestita, almeno dopo la sua morte del tanto sospirato abito visitandino, e l'amata porta del Monastero della Visitazione (in Chaillot) si aprirà finalmente ad accogliere per sempre le spoglie di questa Regina di Inghilterra di cui il grande Bourdalou disse: «Non conosco nessuno così degno di venerazione! Dacché l'ho conosciuta mi batto il petto e dico a me stesso: Questa Regina un giorno ci giudicherà».

Fino all'invasione di Napoleone il Monastero visse sotto la continua protezione della Famiglia Ducale, che sempre diede prove di particolarissima benevolenza alla Comunità. Questa a sua volta poté rendere qualche umile servizio ai suoi Sovrani, come quando offri asilo alla piccola Principessina Elisabetta allorché nel 1742 la Corte Serenissima dovette ritirarsi a Venezia, a causa della guerra che infuriava contro gli aggressori, i quali furono sconfitti nel 1749. E la Principessina rimase in Monastero fino a guerra finita.

La prova

Eccoci alla fine del secolo, XVIII. Le nuove ideologie sconvolgevano l'Europa. La superbia e la violenza ammantate di diritto scendevano dalla Francia a tentare di travolgere i valori divini ed umani e di far rapina di quelli materiali. Riuscirono purtroppo nel secondo intento ma, quanto al primo, non fecero che consolidare le anime risolute che dalla prova uscirono temprate. Al principio dell'ottobre 1797 venne l'ordine del «Direttorio» di Milano che, fossero inventariati i mobili di tutti i monasteri di Modena, e nell'anno seguente il Governo fece sapere alla Visitazione con foglio stampato che tutti i beni delle «Corporazioni» erano stati riconosciuti di legittimo diritto della Nazione.

Cinque mesi dopo tutto era fuori di casa, dai sacri arredi e quadri di valore, al frumento e perfino agli animali domestici! Tutto era sequestrato e venduto. La prudenza della Madre era riuscita a mettere in salvo quanto non era inventariato e quanto fu permesso tenere come necessario per l'educandato. Nell'ottobre dello stesso anno la Comunità fu obbligata per legge cisalpina ad affittare tutte le proprietà che aveva nei dintorni di Modena, ma fu una misura irrisoria, poiché di lì a pochi giorni le Monache seppero che tutte le terre appartenenti al Monastero (eccetto due) erano state... « vendute », e senza farne parola con esse.

Gli eventi precipitavano. Il 27 ottobre, sempre del 1798, si fece sapere alla Superiora che in quella settimana il Monastero doveva essere soppresso ed il 31 vennero i Commissari per leggere alla Comunità l'atto di soppressione. Ma il Signore non richiese, per allora, alle Visitandine il sacrificio del loro amato Nido. «Soppresse» e vestite di abiti semi-secolari ottennero di rimanervi e di accogliervi altre Religiose soppresse, e neppure l'educandato venne loro tolto. Ma dovettero pagare alla Nazione l'affitto del loro alloggio nella propria casa!
Non le aveva promesse, Gesù, le persecuzioni ai suoi seguaci? Non aveva detto a chi soffre persecuzione per lui: «Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra mercede nei Cieli»?
Non mancarono i predicatori del nuovo vangelo, dopo aver obbligate le Monache a togliere ogni segno di clausura ed a tener aperte le porte: erano libere - dissero - di andarsene o di restare, ma da allora in poi non avevano più superiora e ciascuna era libera di fare la sua volontà.
Com'è lontano il mondo dal comprendere che i vincoli che legano le anime a Gesù sono vincoli d'amore! Credevano forse, quei Signori, d'aprire le sbarre d'un ergastolo? Neppur una di queste « forzate » dell'Amore lasciò il suo posto; tutte seguirono in quegli anni tristissimi il più fedelmente possibile la loro regolare osservanza. Il mondo le considerava come «secolari ritirate».

E come tali le Religiose dovevano togliere dal loro costume di vita tutto ciò che poteva avere l'impronta monastica. Così per esempio in Refettorio dovevano sostituire alle lunghe tavole ed alle solite panche dei piccoli tavolini per due o tre persone e recarvisi poche alla volta affinché tutto avesse l'impronta d'una pensione secolare.
In quegli anni difficilissimi, di trepidazione e di lotta, mirabile fu il coraggio, la fermezza, la presenza di spirito, la tenacia e la generosità della Superiora del Monastero, la Madre Maria Francesca Sagramoso.
Il 4 maggio 1799 entrarono in Modena i Tedeschi e nella seguente settimana la Comunità si rimise subito a seguire tutti gli esercizi regolari della S. Osservanza come prima della soppressione, ma il 12 di giugno, dopo due giorni di battaglia, rientrarono i Francesi; poi il 20 tornarono gli Austriaci, poi di nuovo i Francesi e in fine, il 25 giugno, gli Austriaci ripresero possesso della città. Fu eretta una Reggenza provvisoria imperiale.

Una supplica della Superiora del mese di novembre all'Augusto Imperatore, a S. A. l'Arciduchessa Beatrice d'Este ed a S. A. il Duca in esilio, legittimo Sovrano di Modena, ebbe esito favorevole. I tempi incerti però, il ritorno dei Francesi dopo alcuni mesi, fecero sospendere i lavori in corso, per rimettere la clausura come era prima della soppressione; le grate dei parlatori erano già state rimesse.
La conservazione del Monastero però era una grazia segnalata: quante altre Comunità religiose erano state disperse! Le Visitandine riconobbero qui la mano potente della Vergine di Consolazione e Provvidenza, il cui simulacro miracoloso era stato portato in Monastero per espressa volontà della Madonna fin dai tempi della fondazione, e promisero in riconoscenza di solennizzare ogni anno con festa particolare il 28 settembre, giorno in cui la Vergine si era degnata venire a dimorare, tra le sue Figlie.

Ancora a Lei si rivolsero con suppliche e, promesse quando nel 1811, in seguito ad un editto già pubblicato, seppero che la Comunità doveva essere sciolta definitivamente. E la Visitazione di Modena, per un vero miracolo, fu salva.
Intanto la prova non arrestava le anime generose: nove furono le Spose che il Signore si scelse in quegli anni, che si legarono a Lui nel silenzio, nella massima segretezza, ma nella gioia di dargli tutto con i S. Voti religiosi.


Papa Pio VII tra le Visitandine di Modena

L'anno 1814 fu un anno di benedizione per tutta l'Italia dopo tanti rumori di guerra. A Modena tornarono stabilmente le truppe austriache e alcuni mesi dopo, il 15 luglio, S. A. il Duca Francesco IV fece un ingresso trionfale in questa capitale dei suoi Stati Estensi.

Appena otto giorni dopo il suo ritorno volle entrare in Monastero accompagnato dall'Arciduchessa sua sposa e dall'Arciduca Massimiliano suo fratello. Le sue visite si ripetevano di tanto in tanto, ma soprattutto erano, frequenti quelle della Duchessa.
Il Duca assegnò pure una generosa pensione alla Comunità, con l'obbligo di accettare le educande che venissero affidate alle sue cure.

Un caldo raggio di sole stava ora per posarsi sulla provata Comunità, dopo tanto gelo e tanta tempesta.
Nel maggio del 1815 S. S. il Papa Pio VII, dopo tante sofferenze reduce alfine dalla Francia alla sua Roma, sostando pochi giorni a Modena, volle entrare in Monastero e rimase tra le Visitandine per ben due ore.
E’ sempre vero che Gesù predilige la compagnia dei piccoli, degli umili: sì, o Signore, vale più un sol giorno nella Tua casa, che mille altrove!

Le fondazioni

Il seme era rimasto sotterra nel crogiuolo dell'annientamento per tanti anni; era l'ora dei frutti.
E vennero. Nel 1819 sei Sorelle, con a capo la Madre Maria Geltrude Bassoli lasciarono l'amato nido e sciamarono a formarne uno nuovo a Bologna. Sorse così la Visitazione anche in questa città, per opera di S. E. il Cardinale Oppizzoni che se ne costituì fondatore.

Nel 1839 fu la volta di Padova, dopo 22 anni di continue pratiche e replicate istanze ora ad un Monastero ora ad un altro da parte del Padre Franco Peruzzo, Guardiano dei Minori Conventuali, riguardato da tutti in Padova come santo. La Sorella Deposta Maria Lodovica Boschetti fu destinata come fondatrice e prima Superiora.

Il seme che muore porta frutto - l'ha detto la Verità eterna - e le sue Parole si compiono fedelmente.

Papa Pio IX in Monastero

Nell'insurrezione del 1848 la Comunità di Modena non ebbe direttamente nulla da soffrire. Sofferse invece per la grave epidemia di colera scoppiata in città ed ebbe a deplorare anch'essa una vittima.

Siamo ora al 1857. Se Gesù aveva voluto, per così dire, venire visibilmente tra le sue Spose nella persona del suo Vicario il Papa Pio VII, come a conforto delle passate sciagure, ora sembrava tornarvi, incoraggiante e benedicente, nella persona di Sua Santità Papa Pio IX, affinché esse fossero forti nelle più gravi prove che le attendevano.

Pio IX aveva voluto nel 1857 visitare di persona alcune città del suo dominio, specialmente della Romagna, e paternamente accogliendo l'invito del Duca di Modena che si era recato ad ossequiarlo, venne anche in questa città ed alloggiò al Palazzo Ducale.

Vi era giunto il 2 luglio. Il giorno seguente, mentre le Sorelle erano in refettorio, fu dato improvvisamente l'avviso che il Papa, passando per il calvalcavia che congiungeva il Palazzo Ducale col Monastero, stava per giungere alla Visitazione!

Sua Santità, seguito dai Duchi e da diversi alti Prelati e Monsignori della sua Corte si recò alla consueta stanza delle adunanze e, assiso in trono, ammise al bacio del Sacro Piede tutta la Comunità, trattenendosi con essa in amabile colloquio paterno.

Nella celebrazione del S. Sacrificio Pio IX (come già Pio VII) aveva indossato con molto gradimento il cingolo lavorato dalla Santa Fondatrice S. Giovanna Francesca de Chantal ed indossato già da S. Francesco di Sales, che si conserva tuttora in Monastero.



Addio al caro nido

Scoppiava intanto la rivoluzione del 1859. Il Duca di Modena fu uno degli ultimi principi ad abbandonare i propri Stati, e si ritirò in Austria con le sue truppe e varie delle più distinte Famiglie l'11 giugno, solo un giorno prima che si ritirassero tutte le truppe austriache.
Lo Stato veniva subito incorporato dal Piemonte.

Incominciò così anche per la Visitazione di Modena il periodo più penoso che culminerà con l'addio al caro nido.
Nel 1866 la Comunità dovette una prima volta sgombrare in poche ore, dovendo il Monastero essere occupato dai militari. Ferveva allora la guerra degli Italiani con gli Austriaci. Molte furono le famiglie caritatevoli che offrirono un rifugio ospitale alle Monache espulse, ma i Superiori decisero di ricoverarle provvisoriamente in Seminario, dove si recarono il 25 maggio precedute dalla cara Madonna di Consolazione e Provvidenza.

Grazie alle instancabili cure ed allo zelo di Don Giovanni Biondini, vero angelo tutelare e consolatore della Comunità in questo triste periodo, contro ogni aspettativa, le Sorelle poterono tornare nel Monastero il 9 e il 10 agosto.
Ma le cose peggioravano sempre più. L'11 settembre 1867 ebbe luogo l'incameramento dei beni del Monastero.
La legge di soppressione permetteva alle Religiose di stare unite, qualora se ne facesse individuale domanda, in iscritto, ciò che tutte le Visitandine fecero, presentando ad una ad una in grado di anzianità la loro supplica ai Signori Delegati e consegnandola dicevano: «Confermo la domanda». Il culto esterno della chiesa fu proibito.

Intanto, viste le difficoltà dei tempi, tutti i Monasteri della Visitazione si consacrarono solennemente al Sacratissimo Cuore di Gesù il 2 febbraio 1872. Venne alfine quel triste 28 febbraio 1873 col temuto decreto che ordinava alla Comunità lo sgombero completo del Monastero entro 30 giorni. La scuola militare stabilita nel Palazzo Ducale era stata dichiarata scuola centrale del Regno ed avendo assoluta necessità di ampliare i locali aveva ottenuto dal Ministero della guerra il Monastero delle Visitandine.

Lo sgombero in pratica si iniziò solo il 16 luglio e durò quindici giorni. Le Sorelle furono ricoverate intanto nella villa dei Conti Forni a Cognento e le più anziane ed inferme, con alcune Sorelle adatte a servirle, in Seminario.
Così quelle care mura, costruite dalla pietà cristiana, che dal loro sorgere in poi per più di due secoli avevano solo udito echeggiare la dolce salmodia destinata a congiungere la terra col Cielo, risuonarono e risuonano di rumori di guerra.

Il nuovo asilo

Subito, incominciarono le suppliche alla Santissima Vergine, le ricerche, le trattative. E si trovò il nuovo nido: comperato all'asta per la somma di 25.000. franchi, situato, allora, fuori di città. Un povero fabbricato che non aveva certo a che fare con il Monastero costruito e perfettamente arredato dalla liberalità della Duchessa Laura.
Era « ricovero di mendicità »: più atto così a rendere le Spose di Gesù simili a Lui, che non aveva ove posare il capo.
Mediante la caritatevole operosità del Padre Spirituale Don Giovanni Biondini, la cui bontà per la provata Famiglia religiosa superava ogni espressione, le Visitandine poterono occupare il nuovo locale, che si stava ampliando ed adattando a Monastero, alla fine di ottobre, sebbene tutto fosse ancora in allestimento.
E la cronaca di quell'epoca termina così: «Con quale trasporto di gioia e sincera dilezione la tanto sospirata riunione seguisse, dopo che i nostri cuori avevano tanto sofferto - sono le Monache che parlano - per una sì penosa separazione, egli è certo più facile l'immaginarlo che il descriverlo. Sia dunque ringraziato l'amatissimo Iddio, la Vergine Santissima e il glorioso S. Giuseppe per una grazia sì segnalata!».
Nell'anno 1874 fu completata la costruzione delle ali del fabbricato del Monastero e fu riaperta la chiesa al pubblico. Nel 1885 si iniziarono i lavori per la costruzione del nuovo altare, che furono completamente terminati solo nel 1890.
Nel 1909, grazie al generoso contributo di più benefattori, fu collocata con solenne cerimonia nel centro del giardino la bella statua dell'Immacolata. Tutta bianca, le mani giunte, gli occhi al cielo: esempio ed incoraggiamento all'anima orante.

La carità fraterna

La prima guerra mondiale del 1915-1918 portò anche alle Visitandine i comuni disagi. Ma, quello che è più, le tenne in continuo timore di dover nuovamente cedere il Monastero per le necessità belliche! Infatti non mancarono le visite prepotenti di militari che cercavano imporsi con pretesi diritti: un sergente minacciava di usare violenza, un capitano diceva che avendo un buon battaglione di soldati che non bestemmiavano, andava bene per le Monache e quindi voleva vedere i locali. Non mancarono neppure le visite all'interno di autorità civili e militari, anzi parve ad un certo punto che nulla vi fosse ormai da sperare, essendo già in corso le trattative della requisizione.
La Madonna vegliava, e non se ne fece nulla.
Fiorì però in quegli anni la bella carità fraterna, distintivo dei Figli di Dio. Il Monastero offerse il suo asilo a ben sessanta Sorelle dello stesso Ordine, che però si rifugiarono altrove. Aperse le sue porte a dodici Madri Canossiane di Venezia e ad un istituto di Orfanelle che vennero ad occupare i locali del già chiuso educandato.

La Duchessa Laura e la Madre Balland

Nello sgombero del Monastero non era certo stato possibile pensare ad asportare le Spoglie della Duchessa Laura né quelle delle Sorelle che riposavano nelle sepolture sotterranee.
La Provvidenza permise che, praticandosi degli scavi dai militari nel 1925, venissero alla luce. Così le Spoglie della Duchessa poterono esser trasportate nella Cappella Ducale, nella Chiesa di S. Vincenzo, mentre quelle della Venerata Madre Balland, prima Superiora e fondatrice del Monastero, furono restituite alle sue Figlie.
Le Spoglie dell'amatissima prima Superiora furono ricevute solennemente in clausura e collocate provvisoriamente su di un piccolo catafalco in coro; le Sorelle ebbero la gioia di vederle e di deporle nello stesso coro, sotto la nicchia della B. V. di Consolazione e Provvidenza.

Il Cardinale Protettore

Nel 1942, per la solenne celebrazione del III centenario del transito della Fondatrice, S. Giovanna Francesca de Chantal, S. E. il Cardinale Protettore aderii con somma bontà al vivo desiderio della Comunità e venne a presiedere i solenni festeggiamenti che raccolsero nella piccola chiesina del Monastero, con Mons. Cesare Boccoleri, Arcivescovo della Città, numerosi Canonici e Monsignori e gran folla di popolo.

Fu questo infatti un avvenimento eccezionale che commosse la città intera. S. Eminenza Rev.ma celebrò il solenne pontificale ed entrò in clausura rivolgendo alle Monache un'esortazione in coro e trattenendosi paternamente con la Comunità. Vi ritornò il giorno seguente e, nell'accomiatarsi dalle Religiose, ebbe la somma compiacenza di passare da una Sorella all'altra, con tanta bontà, in modo che a ciascuna era possibile rivolgergli una parola.
Era scoppiata intanto la seconda guerra mondiale la quale mise l'ultima mano alla rovinosa crisi economica che già la prima aveva causato alle Visitandine.

Nel 1944 i bombardamenti su Modena costrinsero la Comunità, dietro consiglio, dei Superiori, a sfollare quasi al completo in una villa di Ganaceto, cortesemente messa a disposizione dalla Marchesina Bagnesi, benefattrice del Monastero, per riunirsi subito, con gioia, a guerra finita. Nel turbinio del secolo ventesimo non manca il Signore di far sentire la sua Voce alle anime e di chiamarle a «partecipare più strettamente al Mistero, della Redenzione» (Radiomessaggio di S. S. il Papa Pio XII alle claustrali di tutto il mondo del 19 luglio 1958).

Anche il Monastero della Visitazione di Modena accoglie, nella sua ombra silenziosa, queste anime. Esse vengono dalle regioni più varie di questa nostra Italia: da Modena e provincia, da Bologna, Reggio Emilia, Parma, Forlì, dalle Marche, da Brescia, dalla Brianza, da Padova, da Trento e dalla Sardegna. Diversi quindi i temperamenti, le abitudini, le condizioni, ma uno o inconfondibile il carattere soprannaturale che il Signore loro ha impresso, con un appello intimo, che non viene dalla natura. E’ l'appello all'Amore che Egli ha fatto risuonare, profondo, in ciascuna. Appello comune che nulla toglie alla personalità di ciascuna, poiché l'Ordine Dio lo istituisce per l'anima, non accomoda l'anima all'Ordine. Ogni anima è un mondo e vale più di tutto il mondo materiale.

Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale le difficoltà economiche costrinsero a riprendere la politica delle vendite: partirono gli ultimi appezzamenti di terreno adiacenti al Monastero, oggetti di antiquariato e suppellettili varie. Con il ricavato costruirono degli appartamenti sulla vecchia casa colonica: il loro affitto dava ossigeno all’economia della comunità.
Tuttavia i superiori (in quegli anni anche la Visitazione si era federata) decisero che era giunto il momento di trasferire la comunità in un luogo migliore. Incominciarono gli incontri e le trattative. Il dottor Pietro Marazzi, grande benefattore della Comunità, donò 18.000 metri di terreno in Baggiovara con la precisa condizione di fabbricarvi sopra il Monastero. E lì, con l’aiuto di tanti benefattori e con tanti sacrifici, venne costruito il nuovo Monastero. Il 1° settembre 1963 le monache hanno preso possesso del nuovo Monastero per continuare, in ambiente più salubre e funzionale, la loro vita contemplativa.




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