Storia
del monastero della Visitazione S.M. di Modena 
|
La fondatrice

Non aveva che 16 anni la Contessina
Laura Martinozzi allorché, chiamata
dallo zio materno, il Cardinale Mazzarino a Parigi con
la Madre (la Contessa Margherita) e la Sorella Anna
Maria, nel 1652 sostò durante il viaggio per
sei mesi ad Aix in Provenza ed ottenne dal Papa, per
mezzo dello zio Cardinale, il permesso di entrare nel
Monastero della Visitazione di quella città.
Qui l'attendeva il Signore.
Ecco la Giovinetta per sei mesi a frequente contatto
con le Figlie di S. Francesco di Sales, dal tratto umile
e disinvolto, dignitoso ed insieme improntato alla più
soave affabilità. Il suo naturale buon senso,
la sua pietà, il suo animo delicato e nello stesso
tempo forte, volitivo, le fecero concepire una profonda
stima di quell'Istituto, un'affezione e confidenza tenerissime
e piene di riverenza verso la Madre Superiora Francesca
de Monceau e forse... un bel sogno.
Il Signore le darà un giorno i mezzi per tradurlo
in realtà.
Le feste e le distrazioni della Corte di Francia non
riuscirono certo a far dimenticare alla Contessina le
sue Visitandine d'Aix.
Più tardi, sposa al Duca Alfonso IV d'Este e
Duchessa di Modena, usò ogni mezzo a
sua disposizione per estendere la devozione a S. Francesco
di Sales, per farne tradurre le opere in italiano
e per realizzare il suo sogno: fondare un Monastero
della Visitazione nella Capitale del suo Ducato.
Frattanto il Signore le aveva concesso solo una bimba:
la Principessa Maria Beatrice, che sarà poi la
tanto, provata ed eroica Regina d'Inghilterra. La
Duchessa sospirava il piccolo Erede; affidò la
sua causa a S. Francesco di Sales nell'anno stesso della
sua beatificazione (1661), facendo voto di fondare in
Modena un Monastero della Visitazione, a grazia ottenuta.
E l'anno seguente venne alla luce un piccolo Francesco.
La Duchessa, felice, si accinse coraggiosamente a superare
ogni difficoltà per adempiere il suo, voto.

Verso la fondazione
A soli 26 anni, vedova, la Duchessa Laura si trovò
con il peso del governo dei suoi Stati, essendo stata
nominata Reggente durante la minore età del piccolo
Duca Francesco. Ma gli affari di Stato non le fecero perdere
di vista l'attuazione del suo più grande desiderio,
e ben presto, attiguo al Palazzo Ducale, si vide
sorgere il Monastero, costruito con la più
generosa liberalità.

Ottenuti da Sua Santità il Papa Clemente IX i
Brevi necessari alla Fondazione, la Duchessa scrisse
all'Arcivescovo d'Aix per ottenere delle Visitandine
di quella città e nominò particolarmente
la sua amatissima Madre de Monceau.
Tre secoli fa un viaggio simile non era certo agevole
all'età avanzata della Madre de Monceau che era
pure inferma e quindi non più in grado di assumere
il peso della responsabilità della comunità.
Ma la Duchessa non si perdette di coraggio di fronte
alle difficoltà: mise tutto in opera per procurarle
un viaggio meno penoso e farla condurre a Modena in
lettiga, tanto desiderava di riabbracciarla!
Nessuno poté più rifiutargliela e la Madre
de Monceau venne a Modena in qualità di supranumeraria.
L'Arcivescovo d'Aix destinò come Superiora la
Madre Maria Margherita de Balland allora Superiora di
Aix. Questa Religiosa di raro merito, di grande capacità
e virtù, professa di Chambéry, era stata
destinata dalla stessa Fondatrice dell'Ordine S. Giovanna
Francesca de Chantal quale prima Superiora del Monastero
di Grasse in Provenza all'età di 21 anni! Le
Monache di Aix non potevano decidersi a rinunciare alla
loro Superiora, il Monastero di Chambèry la reclamava,
ma « tutto dovette cedere », come dicono
le antiche memorie, agli ordini della Provvidenza, e
lo zelo della gloria di Dio superò le ragioni
umane. |
|
La
Visitazione e i Duchi di Modena
Dimentichiamo un istante la dinamica
del nostro secolo: ci si presentano ora scene pittoresche
di tre secoli fa, che hanno tutto l'ingenuo incanto
della vera poesia della vita e della fede, che muta
forma, ma non sostanza coi tempi.
Il viaggio delle nove Religiose partite da Aix
per terra e per mare, durò circa quaranta giorni:
dal 16 marzo al 23 aprile del 1669.
La Duchessa Laura che aveva in questo tempo spedito
più volte i suoi corrieri (il primo fino a Monaco!)
per essere informata d'ogni cosa, nell'eccesso della
sua gioia e della sua bontà si era portata ad
attendere le Visitandine con i Figli ed il suo seguito
fino a due miglia oltre Reggio.
E l'incontro fu invero commovente. Certo a quelle anime
pareva di vivere un bel sogno. Le Religiose, felici
di veder raggiunta la tanto sospirata meta, si gettarono
ai piedi della loro grande Benefattrice. Ma quello che
commosse fino alle lacrime tutti i presenti fu l'emozione
e il trasporto di tenera amicizia con cui la Duchessa
Laura si gettò al collo della sua cara Madre
de Monceau. In quel momento così dolce la veneranda
Sorella dimenticò la sua grave età e le
sue infermità e contò come un niente tutto
ciò che aveva sofferto durante il viaggio.
Essendo il mercoledì santo le Visitandine furono
trattenute in questa città fino al martedì
dopo Pasqua e poterono assistere a tutte le cerimonie
della settimana santa in Cattedrale da una tribuna riservata
appositamente per loro.
Ma l'ingresso in Modena fu addirittura un trionfo. Avanzando
le carrozze della Serenissima, del suo seguito e delle
Religiose, la nobiltà in alta tenuta venne ad
incontrarle ad un miglio dalla città. Alle porte,
di questa comparve, alla testa delle truppe, sul suo
cavallo, riccamente bardato il piccolo Duca Francesco,
di allora sette anni, il quale mosse incontro alle viaggiatrici
e, sceso da cavallo, porse gentilmente le sue felicitazioni
alla Serenissima Madre.
Sulla porta della Cattedrale le attendeva ancora il
Principe Cardinale d'Este e S. Ecc. Mons. Vescovo in
abito pontificale cui la Superiora in ginocchio presentò
le obbedienze che teneva da S. E. il Cardinale Grimaldi.
Il Principe Cardinale condusse le Religiose fino all'Altare
Maggiore; seguivano Mons. Vescovo, i Signori Canonici
ed il Clero.
Si erano preparati per le Religiose degli inginocchiatoi
ricoperti di velluto. La Superiora a nome di tutte rifiutò
tale segno di distinzione dicendo che la nuda terra
forniva un cuscino più adatto a povere religiose
per offrirvi i loro umili voti all'Altissimo.
Ma il Vescovo replicò graziosamente: «
Ebbene, mia Madre, approfittando dell'onore che vuol
farvi la Duchessa, voi darete la prima prova d'obbedienza
al vostro Vescovo» ed egli stesso le fece prendere
posto. Al suono delle campane si unì il canto
solennissimo del «Te Deum». La Duchessa
aveva ottenuto, dal Papa il permesso di trattenere le
Religiose per otto giorni in Palazzo Ducale.
Non meno solenne fu l'ingresso nell'ospizio
in cui provvisoriamente le Visitandine diedero, principio
alla loro regolare osservanza, in, attesa che il Monastero
fosse terminato.
La Duchessa, d'allora in poi, entrava spesso a far visita
alle Religiose e la Principessa Maria Beatrice sua Figlia,
che contava allora 10 anni d'età, si affezionò
teneramente alle Visitandine e particolarmente alla
Madre Balland, in cui ebbe poi sempre piena confidenza.
L'augusta sua Madre l'aveva incaricata d'insegnare la
lingua italiana alle Religiose, ed ella si faceva un
piacere di trascorrere tutta la giornata in Monastero
tra loro.
Il 29 settembre 1672 la Comunità, che
contava già 20 Religiose, poté prender
possesso del nuovo Monastero, che mediante
un cavalcavia tuttora esistente, era in diretta comunicazione
col Palazzo Ducale.
La Duchessa Laura morendo nel 1687 volle esser
sepolta, rivestita dell'abito santo delle Visitandine,
sotto la grata del Coro e precisamente al posto
dove le Sorelle si recano per comunicarsi «per
aver parte per sempre al merito delle Sorelle che si
comunicano».
Anche la Figlia, Maria Beatrice d'Este potrà
essere rivestita, almeno dopo la sua morte del tanto
sospirato abito visitandino, e l'amata porta del Monastero
della Visitazione (in Chaillot) si aprirà finalmente
ad accogliere per sempre le spoglie di questa Regina
di Inghilterra di cui il grande Bourdalou disse: «Non
conosco nessuno così degno di venerazione! Dacché
l'ho conosciuta mi batto il petto e dico a me stesso:
Questa Regina un giorno ci giudicherà».
Fino all'invasione di Napoleone il Monastero
visse sotto la continua protezione della Famiglia Ducale,
che sempre diede prove di particolarissima benevolenza
alla Comunità. Questa a sua volta poté
rendere qualche umile servizio ai suoi Sovrani, come
quando offri asilo alla piccola Principessina Elisabetta
allorché nel 1742 la Corte Serenissima dovette
ritirarsi a Venezia, a causa della guerra che infuriava
contro gli aggressori, i quali furono sconfitti nel
1749. E la Principessina rimase in Monastero fino a
guerra finita.

|
|
|
La prova
Eccoci alla fine del secolo, XVIII. Le nuove ideologie
sconvolgevano l'Europa. La superbia e la violenza ammantate di diritto
scendevano dalla Francia a tentare di travolgere i valori divini
ed umani e di far rapina di quelli materiali. Riuscirono purtroppo
nel secondo intento ma, quanto al primo, non fecero che consolidare
le anime risolute che dalla prova uscirono temprate. Al principio
dell'ottobre 1797 venne l'ordine del «Direttorio»
di Milano che, fossero inventariati i mobili di tutti i monasteri
di Modena, e nell'anno seguente il Governo fece
sapere alla Visitazione con foglio stampato che
tutti i beni delle «Corporazioni» erano stati riconosciuti
di legittimo diritto della Nazione.
Cinque mesi dopo tutto era fuori di casa, dai sacri
arredi e quadri di valore, al frumento e perfino agli animali domestici!
Tutto era sequestrato e venduto. La prudenza della Madre era riuscita
a mettere in salvo quanto non era inventariato e quanto fu permesso
tenere come necessario per l'educandato. Nell'ottobre dello stesso
anno la Comunità fu obbligata per legge cisalpina ad affittare
tutte le proprietà che aveva nei dintorni di Modena, ma fu
una misura irrisoria, poiché di lì a pochi giorni
le Monache seppero che tutte le terre appartenenti al Monastero
(eccetto due) erano state... « vendute », e senza farne
parola con esse.
Gli eventi precipitavano. Il 27 ottobre, sempre del 1798,
si fece sapere alla Superiora che in quella settimana il Monastero
doveva essere soppresso ed il 31 vennero i Commissari per
leggere alla Comunità l'atto di soppressione. Ma il Signore
non richiese, per allora, alle Visitandine il sacrificio del loro
amato Nido. «Soppresse» e vestite di abiti semi-secolari
ottennero di rimanervi e di accogliervi altre Religiose soppresse,
e neppure l'educandato venne loro tolto. Ma dovettero pagare alla
Nazione l'affitto del loro alloggio nella propria casa!
Non le aveva promesse, Gesù, le persecuzioni ai suoi seguaci?
Non aveva detto a chi soffre persecuzione per lui: «Rallegratevi
ed esultate perché grande è la vostra mercede nei
Cieli»?
Non mancarono i predicatori del nuovo vangelo, dopo aver obbligate
le Monache a togliere ogni segno di clausura ed a tener aperte le
porte: erano libere - dissero - di andarsene o di restare, ma da
allora in poi non avevano più superiora e ciascuna era libera
di fare la sua volontà.
Com'è lontano il mondo dal comprendere che i vincoli che
legano le anime a Gesù sono vincoli d'amore! Credevano forse,
quei Signori, d'aprire le sbarre d'un ergastolo? Neppur una di queste
« forzate » dell'Amore lasciò il suo posto; tutte
seguirono in quegli anni tristissimi il più fedelmente possibile
la loro regolare osservanza. Il mondo le considerava come «secolari
ritirate».
E come tali le Religiose dovevano togliere dal loro costume di vita
tutto ciò che poteva avere l'impronta monastica. Così
per esempio in Refettorio dovevano sostituire alle lunghe tavole
ed alle solite panche dei piccoli tavolini per due o tre persone
e recarvisi poche alla volta affinché tutto avesse l'impronta
d'una pensione secolare.
In quegli anni difficilissimi, di trepidazione e di lotta,
mirabile fu il coraggio, la fermezza, la presenza di spirito, la
tenacia e la generosità della Superiora del Monastero, la
Madre Maria Francesca Sagramoso.
Il 4 maggio 1799 entrarono in Modena i Tedeschi e nella seguente
settimana la Comunità si rimise subito a seguire tutti gli
esercizi regolari della S. Osservanza come prima della soppressione,
ma il 12 di giugno, dopo due giorni di battaglia, rientrarono i
Francesi; poi il 20 tornarono gli Austriaci, poi di nuovo i Francesi
e in fine, il 25 giugno, gli Austriaci ripresero possesso della
città. Fu eretta una Reggenza provvisoria imperiale.
Una supplica della Superiora del mese di novembre all'Augusto Imperatore,
a S. A. l'Arciduchessa Beatrice d'Este ed a S. A. il Duca in esilio,
legittimo Sovrano di Modena, ebbe esito favorevole. I tempi incerti
però, il ritorno dei Francesi dopo alcuni mesi, fecero sospendere
i lavori in corso, per rimettere la clausura come era prima della
soppressione; le grate dei parlatori erano già state rimesse.
La conservazione del Monastero però era una grazia segnalata:
quante altre Comunità religiose erano state disperse! Le
Visitandine riconobbero qui la mano potente della Vergine di Consolazione
e Provvidenza, il cui simulacro miracoloso era stato portato in
Monastero per espressa volontà della Madonna fin dai tempi
della fondazione, e promisero in riconoscenza di solennizzare ogni
anno con festa particolare il 28 settembre, giorno in cui la Vergine
si era degnata venire a dimorare, tra le sue Figlie.
Ancora a Lei si rivolsero con suppliche e, promesse quando nel 1811,
in seguito ad un editto già pubblicato, seppero che la Comunità
doveva essere sciolta definitivamente. E la Visitazione di Modena,
per un vero miracolo, fu salva.
Intanto la prova non arrestava le anime generose: nove furono le
Spose che il Signore si scelse in quegli anni, che si legarono a
Lui nel silenzio, nella massima segretezza, ma nella gioia di dargli
tutto con i S. Voti religiosi.

|
Papa
Pio VII tra le Visitandine di Modena
L'anno 1814 fu un anno di benedizione per
tutta l'Italia dopo tanti rumori di guerra. A Modena tornarono
stabilmente le truppe austriache e alcuni mesi dopo, il 15
luglio, S. A. il Duca Francesco IV fece un ingresso trionfale
in questa capitale dei suoi Stati Estensi.
Appena otto giorni dopo il suo ritorno volle entrare in Monastero
accompagnato dall'Arciduchessa sua sposa e dall'Arciduca Massimiliano
suo fratello. Le sue visite si ripetevano di tanto in tanto,
ma soprattutto erano, frequenti quelle della Duchessa.
Il Duca assegnò pure una generosa pensione alla Comunità,
con l'obbligo di accettare le educande che venissero affidate
alle sue cure.
Un caldo raggio di sole stava ora per posarsi sulla provata
Comunità, dopo tanto gelo e tanta tempesta.
Nel maggio del 1815 S. S. il Papa Pio VII,
dopo tante sofferenze reduce alfine dalla Francia alla sua
Roma, sostando pochi giorni a Modena, volle entrare
in Monastero e rimase tra le Visitandine per ben due ore.
E’ sempre vero che Gesù predilige la compagnia
dei piccoli, degli umili: sì, o Signore, vale più
un sol giorno nella Tua casa, che mille altrove!
Le fondazioni
Il seme era rimasto sotterra nel crogiuolo dell'annientamento
per tanti anni; era l'ora dei frutti.
E vennero. Nel 1819 sei Sorelle, con a capo
la Madre Maria Geltrude Bassoli lasciarono l'amato nido e
sciamarono a formarne uno nuovo a Bologna. Sorse così
la Visitazione anche in questa città, per opera di
S. E. il Cardinale Oppizzoni che se ne costituì fondatore.
Nel 1839 fu la volta di Padova, dopo 22 anni
di continue pratiche e replicate istanze ora ad un Monastero
ora ad un altro da parte del Padre Franco Peruzzo, Guardiano
dei Minori Conventuali, riguardato da tutti in Padova come
santo. La Sorella Deposta Maria Lodovica Boschetti fu destinata
come fondatrice e prima Superiora.
Il seme che muore porta frutto - l'ha detto la Verità
eterna - e le sue Parole si compiono fedelmente.
Papa Pio IX in Monastero
Nell'insurrezione del 1848 la Comunità di Modena non
ebbe direttamente nulla da soffrire. Sofferse invece per la
grave epidemia di colera scoppiata in città ed ebbe
a deplorare anch'essa una vittima.
Siamo ora al 1857. Se Gesù aveva voluto,
per così dire, venire visibilmente tra le sue Spose
nella persona del suo Vicario il Papa Pio VII, come a conforto
delle passate sciagure, ora sembrava tornarvi, incoraggiante
e benedicente, nella persona di Sua Santità
Papa Pio IX, affinché esse fossero forti nelle
più gravi prove che le attendevano.
Pio IX aveva voluto nel 1857 visitare di persona alcune
città del suo dominio, specialmente della Romagna,
e paternamente accogliendo l'invito del Duca di Modena
che si era recato ad ossequiarlo, venne anche in questa città
ed alloggiò al Palazzo Ducale.
Vi era giunto il 2 luglio. Il giorno seguente, mentre le Sorelle
erano in refettorio, fu dato improvvisamente l'avviso che
il Papa, passando per il calvalcavia che congiungeva il Palazzo
Ducale col Monastero, stava per giungere alla Visitazione!
Sua Santità, seguito dai Duchi e da diversi
alti Prelati e Monsignori della sua Corte si recò alla
consueta stanza delle adunanze e, assiso in trono, ammise
al bacio del Sacro Piede tutta la Comunità, trattenendosi
con essa in amabile colloquio paterno.
Nella celebrazione del S. Sacrificio Pio IX (come già
Pio VII) aveva indossato con molto gradimento il cingolo lavorato
dalla Santa Fondatrice S. Giovanna Francesca de Chantal ed
indossato già da S. Francesco di Sales, che si conserva
tuttora in Monastero. |
|
Addio
al caro nido
Scoppiava intanto la
rivoluzione del 1859. Il Duca di Modena fu uno degli
ultimi principi ad abbandonare i propri Stati, e si ritirò
in Austria con le sue truppe e varie delle più distinte
Famiglie l'11 giugno, solo un giorno prima che si ritirassero
tutte le truppe austriache.
Lo Stato veniva subito incorporato dal Piemonte.
Incominciò così anche per la Visitazione di
Modena il periodo più penoso che culminerà con
l'addio al caro nido.
Nel 1866 la Comunità dovette una prima volta
sgombrare in poche ore, dovendo il Monastero essere
occupato dai militari. Ferveva allora la guerra degli Italiani
con gli Austriaci. Molte furono le famiglie caritatevoli che
offrirono un rifugio ospitale alle Monache espulse, ma i Superiori
decisero di ricoverarle provvisoriamente in Seminario, dove
si recarono il 25 maggio precedute dalla cara Madonna di Consolazione
e Provvidenza.
Grazie alle instancabili cure ed allo zelo di Don Giovanni
Biondini, vero angelo tutelare e consolatore della Comunità
in questo triste periodo, contro ogni aspettativa, le Sorelle
poterono tornare nel Monastero il 9 e il 10 agosto.
Ma le cose peggioravano sempre più. L'11 settembre
1867 ebbe luogo l'incameramento dei beni del Monastero.
La legge di soppressione permetteva alle Religiose di stare
unite, qualora se ne facesse individuale domanda, in iscritto,
ciò che tutte le Visitandine fecero, presentando ad
una ad una in grado di anzianità la loro supplica ai
Signori Delegati e consegnandola dicevano: «Confermo
la domanda». Il culto esterno della chiesa fu
proibito.
Intanto, viste le difficoltà dei tempi, tutti
i Monasteri della Visitazione si consacrarono solennemente
al Sacratissimo Cuore di Gesù il 2 febbraio 1872.
Venne alfine quel triste 28 febbraio 1873 col temuto
decreto che ordinava alla Comunità lo sgombero completo
del Monastero entro 30 giorni. La scuola militare
stabilita nel Palazzo Ducale era stata dichiarata scuola centrale
del Regno ed avendo assoluta necessità di ampliare
i locali aveva ottenuto dal Ministero della guerra il Monastero
delle Visitandine.
Lo sgombero in pratica si iniziò solo il 16 luglio
e durò quindici giorni. Le Sorelle furono ricoverate
intanto nella villa dei Conti Forni a Cognento e le più
anziane ed inferme, con alcune Sorelle adatte a servirle,
in Seminario.
Così quelle care mura, costruite dalla pietà
cristiana, che dal loro sorgere in poi per più di due
secoli avevano solo udito echeggiare la dolce salmodia destinata
a congiungere la terra col Cielo, risuonarono e risuonano
di rumori di guerra.

Il nuovo asilo
Subito, incominciarono le suppliche alla Santissima Vergine,
le ricerche, le trattative. E si trovò il nuovo
nido: comperato all'asta per la somma di 25.000. franchi,
situato, allora, fuori di città. Un
povero fabbricato che non aveva certo a che fare con il Monastero
costruito e perfettamente arredato dalla liberalità della
Duchessa Laura.
Era « ricovero di mendicità »: più
atto così a rendere le Spose di Gesù simili
a Lui, che non aveva ove posare il capo.
Mediante la caritatevole operosità del Padre Spirituale
Don Giovanni Biondini, la cui bontà per la provata Famiglia
religiosa superava ogni espressione, le Visitandine
poterono occupare il nuovo locale, che si stava ampliando ed
adattando a Monastero, alla fine di ottobre, sebbene
tutto fosse ancora in allestimento.
E la cronaca di quell'epoca termina così: «Con
quale trasporto di gioia e sincera dilezione la tanto sospirata
riunione seguisse, dopo che i nostri cuori avevano tanto sofferto
- sono le Monache che parlano - per una sì penosa separazione,
egli è certo più facile l'immaginarlo che il
descriverlo. Sia dunque ringraziato l'amatissimo Iddio, la
Vergine Santissima e il glorioso S. Giuseppe per una grazia
sì segnalata!».
Nell'anno 1874 fu completata la costruzione delle ali del
fabbricato del Monastero e fu riaperta la chiesa al pubblico.
Nel 1885 si iniziarono i lavori per la costruzione del nuovo
altare, che furono completamente terminati solo nel 1890.
Nel 1909, grazie al generoso contributo di più
benefattori, fu collocata con solenne cerimonia nel centro del
giardino la bella statua dell'Immacolata. Tutta bianca,
le mani giunte, gli occhi al cielo: esempio ed incoraggiamento
all'anima orante.

|
|
La carità
fraterna
La prima guerra mondiale del 1915-1918 portò
anche alle Visitandine i comuni disagi. Ma, quello che è
più, le tenne in continuo timore di dover nuovamente cedere
il Monastero per le necessità belliche! Infatti non mancarono
le visite prepotenti di militari che cercavano imporsi con pretesi
diritti: un sergente minacciava di usare violenza, un capitano diceva
che avendo un buon battaglione di soldati che non bestemmiavano,
andava bene per le Monache e quindi voleva vedere i locali. Non
mancarono neppure le visite all'interno di autorità civili
e militari, anzi parve ad un certo punto che nulla vi fosse ormai
da sperare, essendo già in corso le trattative della requisizione.
La Madonna vegliava, e non se ne fece nulla.
Fiorì però in quegli anni la bella carità fraterna,
distintivo dei Figli di Dio. Il Monastero offerse il suo asilo a
ben sessanta Sorelle dello stesso Ordine, che però si rifugiarono
altrove. Aperse le sue porte a dodici Madri Canossiane di Venezia
e ad un istituto di Orfanelle che vennero ad occupare i locali del
già chiuso educandato.
La Duchessa Laura e la
Madre Balland
Nello sgombero del Monastero non era certo stato possibile pensare
ad asportare le Spoglie della Duchessa Laura né quelle delle
Sorelle che riposavano nelle sepolture sotterranee.
La Provvidenza permise che, praticandosi degli scavi dai militari
nel 1925, venissero alla luce. Così le Spoglie della
Duchessa poterono esser trasportate nella Cappella Ducale, nella
Chiesa di S. Vincenzo, mentre quelle della Venerata Madre Balland,
prima Superiora e fondatrice del Monastero, furono restituite alle
sue Figlie.
Le Spoglie dell'amatissima prima Superiora furono ricevute solennemente
in clausura e collocate provvisoriamente su di un piccolo catafalco
in coro; le Sorelle ebbero la gioia di vederle e di deporle nello
stesso coro, sotto la nicchia della B. V. di Consolazione e Provvidenza.
Il Cardinale Protettore
Nel 1942, per la solenne celebrazione del III centenario del transito
della Fondatrice, S. Giovanna Francesca de Chantal, S. E.
il Cardinale Protettore aderii con somma bontà al
vivo desiderio della Comunità e venne a presiedere
i solenni festeggiamenti che raccolsero nella piccola chiesina
del Monastero, con Mons. Cesare Boccoleri, Arcivescovo della Città,
numerosi Canonici e Monsignori e gran folla di popolo.
Fu questo infatti un avvenimento eccezionale che commosse la città
intera. S. Eminenza Rev.ma celebrò il solenne pontificale
ed entrò in clausura rivolgendo alle Monache un'esortazione
in coro e trattenendosi paternamente con la Comunità. Vi
ritornò il giorno seguente e, nell'accomiatarsi dalle Religiose,
ebbe la somma compiacenza di passare da una Sorella all'altra, con
tanta bontà, in modo che a ciascuna era possibile rivolgergli
una parola.
Era scoppiata intanto la seconda guerra mondiale la quale mise l'ultima
mano alla rovinosa crisi economica che già la prima aveva
causato alle Visitandine.
Nel 1944 i bombardamenti su Modena costrinsero la Comunità,
dietro consiglio, dei Superiori, a sfollare quasi
al completo in una villa di Ganaceto, cortesemente messa a disposizione
dalla Marchesina Bagnesi, benefattrice del Monastero, per riunirsi
subito, con gioia, a guerra finita. Nel turbinio del secolo ventesimo
non manca il Signore di far sentire la sua Voce alle anime e di
chiamarle a «partecipare più strettamente al Mistero,
della Redenzione» (Radiomessaggio di S. S. il Papa Pio XII
alle claustrali di tutto il mondo del 19 luglio 1958).
Anche il Monastero della Visitazione di Modena accoglie, nella sua
ombra silenziosa, queste anime. Esse vengono dalle regioni più
varie di questa nostra Italia: da Modena e provincia, da Bologna,
Reggio Emilia, Parma, Forlì, dalle Marche, da Brescia, dalla
Brianza, da Padova, da Trento e dalla Sardegna. Diversi quindi i
temperamenti, le abitudini, le condizioni, ma uno o inconfondibile
il carattere soprannaturale che il Signore loro ha impresso, con
un appello intimo, che non viene dalla natura. E’ l'appello
all'Amore che Egli ha fatto risuonare, profondo, in ciascuna. Appello
comune che nulla toglie alla personalità di ciascuna, poiché
l'Ordine Dio lo istituisce per l'anima, non accomoda l'anima all'Ordine.
Ogni anima è un mondo e vale più di tutto il mondo
materiale.
Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale le difficoltà
economiche costrinsero a riprendere la politica delle vendite: partirono
gli ultimi appezzamenti di terreno adiacenti al Monastero, oggetti
di antiquariato e suppellettili varie. Con il ricavato costruirono
degli appartamenti sulla vecchia casa colonica: il loro affitto
dava ossigeno all’economia della comunità.
Tuttavia i superiori (in quegli anni anche la Visitazione si era
federata) decisero che era giunto il momento di trasferire la comunità
in un luogo migliore. Incominciarono gli incontri e le trattative.
Il dottor Pietro Marazzi, grande benefattore della Comunità,
donò 18.000 metri di terreno in Baggiovara con la precisa
condizione di fabbricarvi sopra il Monastero. E lì, con l’aiuto
di tanti benefattori e con tanti sacrifici, venne costruito il nuovo
Monastero. Il 1° settembre 1963 le monache hanno preso possesso
del nuovo Monastero per continuare, in ambiente più salubre
e funzionale, la loro vita contemplativa.

|
|