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Modena, 16/01/2005
Percorrendo la via Giardini in prossimità
di Baggiovara, un piccolo paese alle porte di
Modena, si passa davanti ad una chiesa con accanto
un ampio edificio che incuriosisce per la struttura
alquanto diversa dalle case e dai palazzi delle
nostre città.
Le porte sono chiuse, ma le finestre aperte dicono
che la casa è abitata… Un cartellino
sul campanello porta la scritta: «Monastero
della Visitazione Santa Maria». Che cosa
significa?
È il monastero delle suore di clausura
della Visitazione. È un luogo di pace e
di preghiera; qui, senza muoversi, si ripercorrono
tutte le strade del mondo; qui, senza frastuono,
si va alla conquista dei beni eterni, si apre
un dialogo ininterrotto fra la terra e il cielo;
qui, il cuore si fa grande, capace di raccogliere
tutte le voci dell’umanità sofferente
per portarle a Dio; qui, in una generosa e nello
stesso tempo serena oblazione di se stesse, in
unione con l’unico Mediatore Gesù
Cristo e con la sua Madre SS., le monache si fanno
mediatrici di grazie: umili, ma efficaci mediatrici!
Il monastero e la chiesa ormai completamente ristrutturati,
sono pronti ad accogliere anime generose e noi
laici siamo impegnati a pregare affinché
il Signore mandi alla sua chiesa nuove vocazioni
religiose perché, come disse Paolo VI:
«Di che cosa ha bisogno la Chiesa? Ha bisogno
di chi prega, ha bisogno di chi sta sospeso sul
monte per essere davvero folgorato dalla
luce della parola di Dio che da questa folgorazione
manda luce e grazie sul Corpo della Chiesa».
Con amicizia,
Annamaria e Giovanni
Governatori |

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8/12/2004
Il MONASTERO della VISITAZIONE di BAGGIOVARA
nel cammino della nostra Vita di Famiglia: una
testimonianza
La ricchezza spirituale, la preghiera
costante, la naturale propensione all’ascolto,
all’accoglienza e alla carità concreta
verso il prossimo sono alcuni fra i grandi doni
che le monache del Monastero della Visitazione
di Baggiovara sanno trasmettere e condividere
con tutti i fedeli della nostra diocesi.
In particolare, per noi parrocchiani di Baggiovara
la loro presenza assume un significato profondo
che si intreccia costantemente con la vita delle
nostre famiglie: il loro sostegno continuo, la
loro vicinanza e il ricordo nella preghiera hanno
accompagnato da vicino le scelte fondamentali
delle nostre famiglie e ci hanno aiutato a realizzarle
confidando nel Signore.
Per noi, le suore del Monastero sono sempre state
un punto di riferimento fin dai primi anni del
nostro matrimonio. Il colloquio con loro è
sempre stato un appuntamento frequente; era importante
per noi confidare i nostri desideri e le nostre
scelte, ricevere un consiglio e un incoraggiamento
ma soprattutto sperimentare di persona quella
serenità, quella allegria e quella luce
interiore che le suore sanno trasmettere e che
deriva loro dalla costante vicinanza col Signore.
Tutto questo ci dava una carica spirituale che
ci univa maggiormente come coppia. Una realtà
che si acquisisce frequentando le nostre suore
è senz’altro questa: ogni paura,
ogni preoccupazione o ansia terrena, oppure le
inevitabili sofferenze che compaiono nel cammino
della vita, possono essere vissute e affrontate
con una grande serenità interiore e senza
timori perché si vive nella certezza che
il Signore non ci abbandona mai; Lui ci ama e
ci vuole bene, desidera la nostra felicità
e noi dobbiamo soprattutto cercarLo, essere davvero
innamorati di Lui, non smettere mai di invocare
il suo aiuto, confidare nel suo sostegno e nella
grandezza dei suoi doni.
E’ ancora molto vivo nel nostro ricordo,
l’intenso e commovente momento di preghiera
che, come famiglia, abbiamo vissuto insieme alle
suore del Monastero della Visitazione di Baggiovara
il giorno prima di partire con l’aereo per
l’America Latina: ci hanno saputo infondere
un entusiasmo e una carica spirituale da vincere
ogni timore, ci hanno insegnato a ringraziare
per il dono grande della vita, e ci hanno allargato
il cuore per essere preparati a ricevere questo
dono come strumenti dell’Amore di Dio. Ripercorrendo
nella memoria i grandi doni che il Signore ha
fatto alla nostra famiglia (se mai può
esistere una classifica) dobbiamo ricordare le
nostre splendide figlie Maddalena e Catalina Maritza.
L' accoglienza alla vita è una esperienza
di gioia e di amore straordinari ma, soprattutto
nel caso della nostra bimba più piccola
adottata in un paese lontano dell’America
Latina, è stata anche una esperienza di
sofferenza e di abbandono.
Certo, abbiamo vissuto momenti difficili: per
le lungaggini burocratiche previste dalla Legge,
per i continui colloqui con gli psicologi e gli
avvocati dei Tribunali dei Minori, per la lontananza
da casa, per la mancanza dei nostri cari e dei
nostri amici durante la nostra permanenza in America
Latina, per aver sperimentato direttamente situazioni
di povertà, di degrado e di solitudine.
Ma tutti e tre (noi genitori e la nostra prima
figlia Maddalena) eravamo fortemente motivati,
pronti a tutto, sicuri di rispondere a una chiamata
del Signore che ci voleva suoi collaboratori per
promuovere la vita e per ridare speranza a chi
purtroppo l’aveva perduta troppo presto.
In questo momento forte della nostra vita di famiglia
non possiamo dimenticare la nostra comunità
parrocchiale, le suore del Monastero della Visitazione,
i nostri cari e tutti gli amici che sono stati
vicini con la preghiera, l’amicizia e il
costante ricordo, il nostro sostegno anche nei
momenti di difficoltà, specialmente quando
eravamo così lontani in America Latina.
Ora queste suore camminano con noi e ci sono di
appoggio nel compito di educare spiritualmente
e alla fede le nostre figlie. Un’altra presenza
costante delle suore del Monastero della Visitazione
nel nostro cammino di coppia si riconosce nella
partecipazione ai ritiri spirituali, alle celebrazioni
eucaristiche, ai momenti di preghiera e di adorazione,
ai rosari e alle feste mariane o a quelle per
ricordare i loro Santi Fondatori, organizzati
nei vari anni presso il Monastero della Visitazione.
Sono stati momenti importanti per staccarsi da
ogni interesse o schiavitù terrene, per
raccoglierci come coppia e come famiglia intorno
al Signore, per prendere coscienza di ciò
che è veramente importante per la nostra
vita. Il nostro grazie di cuore alle suore del
Monastero non solo per l’organizzazione
di questi incontri spirituali ma per l’attento
e delicato richiamo alla partecipazione attiva
e per il sollievo e la serenità spirituale
che hanno sempre saputo trasmettere a tutti i
presenti.
Più recentemente, viviamo un appuntamento
mensile di lettura biblica che si tiene proprio
al Monastero della Visitazione, con la partecipazione
delle suore. E’ un momento privilegiato
di fraternità spirituale, abbellito dalla
freschezza e dalla vivacità interiore delle
nostre suore. Ci sentiamo davvero in comunione
fra noi e col Signore e tutti ne ricevono un grande
giovamento che favorisce l’accoglienza,
la capacità di perdono e l’amicizia
reciproca che hanno necessariamente una ricaduta
positiva nella vita di tutta la comunità
parrocchiale di Baggiovara. Un grazie di cuore
al Signore per il dono grande che le suore del
Monastero della Visitazione rappresenta per le
nostre famiglie e un invito a tutti di sperimentare
la gioia e la grande speranza che loro sanno infondere
nel nome di Gesù. Un’altra presenza
costante delle suore del Monastero della Visitazione
nel nostro cammino di coppia si riconosce nella
partecipazione ai ritiri spirituali, alle celebrazioni
eucaristiche, ai momenti di preghiera e di adorazione,
ai rosari e alle feste mariane o a quelle per
ricordare i loro Santi Fondatori, organizzati
nei vari anni presso il Monastero della Visitazione.
Sono stati momenti importanti per staccarsi da
ogni interesse o schiavitù terrene, per
raccoglierci come coppia e come famiglia intorno
al Signore, per prendere coscienza di ciò
che è veramente importante per la nostra
vita. Il nostro grazie di cuore alle suore del
Monastero non solo per l’organizzazione
di questi incontri spirituali ma per l’attento
e delicato richiamo alla partecipazione attiva
e per il sollievo e la serenità spirituale
che hanno sempre saputo trasmettere a tutti i
presenti. Più recentemente, viviamo un
appuntamento mensile di lettura biblica che si
tiene proprio al Monastero della Visitazione,
con la partecipazione delle suore. E’ un
momento privilegiato di fraternità spirituale,
abbellito dalla freschezza e dalla vivacità
interiore delle nostre suore. Ci sentiamo davvero
in comunione fra noi e col Signore e tutti ne
ricevono un grande giovamento che favorisce l’accoglienza,
la capacità di perdono e l’amicizia
reciproca che hanno necessariamente una ricaduta
positiva nella vita di tutta la comunità
parrocchiale di Baggiovara.
Un grazie di cuore al Signore per il dono grande
che le suore del Monastero della Visitazione rappresenta
per le nostre famiglie e un invito a tutti di
sperimentare la gioia e la grande speranza che
loro sanno infondere nel nome di Gesù.
Cordialmente e con affettuosa riconoscenza,
Alberto e Maria Teresa
Cavicchioli

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18/11/2004
Ho sempre creduto nell’importanza
della preghiera e nella grandezza di una vita
dedicata totalmente a Dio, ma avvicinarmi a voi
é stato scoprire come la vostra vocazione
così totalitaria, seppure apparentemente
chiusa nei vostri cuori e nella vostra casa, sia
invece aperta alla realtà dei fratelli
vicini e lontani.
Un giorno ho saputo che si poteva avere un colloquio
con la madre superiora. Stavo vivendo un momento
di particolare difficoltà, così
ho deciso di rivolgermi a lei per chiederle di
unirsi a me nella preghiera a Dio, affinché
si risolvesse questa mia tribolazione e io avessi
la forza non solo di continuare ad amare le persone
coinvolte, ma anche di riscoprire un modo nuovo
e più puro di amarle.
Parlare con Lei e sentire nel mio cuore la potenza
dell’amore di Dio é stato una cosa
sola.
Ogni volta che esco da un colloquio o che andando
a Messa incontro anche solo lo sguardo delle monache,
sento la presenza di Gesù in me. So che
loro sono lì perché amano Dio sopra
ogni cosa e desiderano trasmettere questo loro
Amore a tutti coloro che si rendono disponibili
ad accoglierlo.
Ora vado regolarmente a parlarle e altrettanto
regolarmente mi ricordo di pregare per queste
monache, che donano la loro vita a Dio.
Grazie.
Lucia Tarabini - Movimento
Focolarini
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9/10/2004
L’incontro del Rinnovamento nello Spirito
Santo con il Monastero della Visitazione è
stato apparentemente del tutto casuale.
Ricordo che, dopo aver partecipato alla celebrazione
Eucaristica in Cattedrale presieduta dall’Arcivescovo
a conclusione di una campagna contro la pornografia,
al momento dei saluti, alcuni dei presenti gli
hanno manifestato l’intenzione di organizzare
l’Adorazione del SS Sacramento durante la
Novena di Pentecoste. “Dove volete organizzarla?”
chiese, - “Dove vuole lei, Eccellenza”
fu la replica. “Andate a Baggiovara al Monastero!”
Grazie, mie care Sorelle, perché avete
accolto tra le vostre mura l’iniziativa
del Roveto ardente di preghiera, dovendo, a volte,
modificare anche le vostre abitudini quotidiane.
Ma quanti momenti di intensa comunione con l’amore
di Gesù Eucaristia!
Quante persone hanno potuto fare l’esperienza
di Dio durante la Novena di Pentecoste e durante
i primi Venerdì del mese!
Quanti frutti dello Spirito: la comunione tra
i Movimenti, senza mai perdere la propria identità,
e la ricercata via del servizio alla chiesa, oltre
alle numerose iniziative esterne, quali l’esperienza
con i carcerati, i giovani universitari, il mondo
del lavoro, una scolaresca, e di recente anche
l’adorazione con i bambini guidata dal parroco
di Baggiovara, don Gianni Gilli.
Siete rimaste in poche, in attesa di nuove vocazioni,
ma siete un grande esempio di fede! Voi trasmettete
una grande testimonianza di forza e di tranquilla
fiducia nella Misericordia del Padre.
Guardando ai lavori di ristrutturazione e di innovazione
che state realizzando, viene da pensare all’audacia
di coloro che tutto possono in Colui che tutto
può.
Provo per voi lo slancio che si prova per le persone
più care.
Non credo sia stato un caso che l’Arcivescovo
abbia indirizzato i Movimenti a Baggiovara, anzi
vi intravedo un disegno misterioso di Dio Padre.
Gesù vi vuol bene.
Francesco Pagano -
Movimento “Rinnovamento dello Spirito”

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6/10/2004
Non mi ritengo in grado di definire "il
senso della vostra presenza"; altri molto
più qualificati di me possono dare testimonianza.
Posso raccontare la mia esperienza sul tema "Clausura".
La definizione che ricordo fin da bambino, frequentando
asilo e scuole elementari dalle suore è
stata: "la Clausura è la scelta di
alcune religiose di rinuncia alle cose del mondo".
Per anni non mi sono posto alcuna domanda relativamente
alla "Clausura" e se qualche volta passavo
davanti a un Monastero, immaginavo un universo
triste di silenzio, preghiera continua, assenza
da tutto.
In seguito ebbi occasione di visitare, a più
riprese, le Clarisse di Fanano e quelle di Rimini
e qui incominciai a vedere la Clausura con occhi
diversi; non più un mondo tetro, fatto
di rinunce, di preghiere senza domande, etc. Soprattutto
a Rimini, scoprii un ambiente "solare"
fatto da giovani suore e alcune novizie, che guardava
al mondo e pregava per il mondo.
Ultimamente una Suora, carissima amica da tanti
anni, mi chiese di accompagnarla da S.Damaso al
monastero della Visitazione di Baggiovara a trovare
una sua amica di gioventù, immaginai per
me una visita "senza sale".
Mi sono ricreduto subito, inizialmente stupito
da un frasario molto normale. Non vi erano gli
attesi "toni in falsetto, occhi bassi, ecc."
ma una voce ferma, sguardo diritto negli occhi
e la consapevolezza di "essere nel mondo".
Ho guardato con sommo piacere le foto che ritraevano
le suore, impegnate in una vita assolutamente
normale.
Il significato vero della "Clausura"
che aveva iniziato ad affacciarsi con le esperienze
di Rimini, ha assunto connotati di certezza e
di gratitudine per le persone che hanno deciso
di testimoniare la loro appartenenza al popolo
di Dio dedicando la loro vita a Dio e pregando
per il mondo intero; per cui anche per me.
Mi sento rassicurato da questa presenza: c'è
qualcuno che in questo momento prega per me. Scambiare
ogni tanto qualche messaggio di posta elettronica
con il Monastero è ulteriore motivo di
rassicurazione; ti fa sentire come essere per
mare e avere un giubbetto di salvataggio addosso.
Pino Prochilo - Scout
Adulto – Modena
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4 ottobre 2004 - S. Francesco
d'Assisi
Non credo sia un caso che io sia medico, né
che sia diventato da qualche tempo il medico della
Sorelle della Visitazione di Baggiovara.
Ho il privilegio di essere entrato più
volte nella clausura e di aver così potuto
conoscere più da vicino le sorelle proprio
in ragione del mio lavoro.
La prima volta che entrai nel Monastero, di cui
quasi ignoravo l'esistenza, oserei dire che fu
amore a prima vista.
Non voglio parlare di grandi illuminazioni o di
alte spiritualità, ma semplicemente di
come il Signore mi abbia offerto la possibilità
di avvicinarmi a Sé attraverso brevi e
sereni dialoghi in cui sono venuto a conoscere
la vita e lo spirito della Visitazione.
Forse la Madre Superiora e la Sorella infermiera,
con cui maggiormente mi intrattengo, non sanno
che, anche se si parla di malanni, le loro parole
mi trasmettono tutta la forza di un Amore fedele
e profondo per il Signore.
La conoscenza del Monastero e delle sorelle, oltre
a far nascere in me nuove esigenze come la preghiera
o la lettura del Parola, ha creato la necessità
della frequentazione del Monastero, cosa che inizialmente
mi ha quasi imbarazzato per la sua urgenza.
Confesso l'imbarazzo per tale urgenza e la forza
di questo legame instauratore perché ricorda
quello che si può avere con la persona
amata e che come ogni sentimento forte e assoluto
un po' spaventa e turba.
So bene che è un legame che va oltre le
persone e arriva dritto al Signore, che è
Lui stesso motore e artefice di questo.
Non posso fare altro che ringraziarlo ogni giorno.
Manfredo Campolieti

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4/10/2004
“Quando preghi, entra nella
tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre
tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel
segreto, ti ricompenserà.” (Matteo
6,6)
Vivere in segreto… la nostra mente oggi
è talmente piena di tantissimi messaggi
che il significato delle parole e la loro collocazione
in differenti contesti assumono sempre più
una semplificazione che impoverisce i discorsi
e svuota i cuori alle persone…
Alla radice della parola c’è il termine
latino secretus che è participio passato
di secernere ovvero separare, mettere in disparte.
Secernere fa venire in mente un altro termine
e cioè Discernere (Riuscire a vedere o
a comprendere con sufficiente chiarezza)…
In comune c’è la parola Cernere che
dal latino significa vedere.
Queste parole calate all’interno del chiostro
del monastero rafforzano e spiegano la grande
scelta che hanno fatto le sorelle della Visitazione
del vivere nel segreto, non nel senso di fuga
dal mondo, di sètta, che richiama oscure
trame contro qualcosa o qualcuno ma una esigenza
di vedere ancora meglio attraverso una intimità
profonda con il Signore la propria storia personale
e quella di chi ci circonda (cioè del mondo).
È un grande dono la presenza del monastero
nella nostra Diocesi, specialmente in questi ultimi
anni che sta diventando un punto di riferimento
per la preghiera contemplativa davanti alla Santissima
Eucaristia.
Si potrebbe ora parlare del male nel mondo ma
credo che sia proprio questo il vero boicottaggio
da attuare.
Il male ha necessità di far parlare di
sé di contagiare tramite il suo orrore.
No! Siamo chiamati a realizzarci pienamente alla
bellezza e le nostre sorelle claustrali ce lo
insegnano soprattutto con il loro esempio di preghiera.
Spesso ho sentito queste parole “contemplare
la bellezza del tuo volto Signore”…
E contemplare mi fa venire in mente gli sguardi
persi dei bimbi davanti alla cosa che per noi
può essere la più insignificante
di questo mondo e la domanda degli apostoli a
Gesù “insegnaci a pregare”.
Quando ritornava tra loro dopo essersi appartato
in preghiera, cosa vedevano nel suo volto?
Qui a Baggiovara c’è questa possibilità.
E’ bello sapere che c’è una
storia di Dio che si compie nel silenzio e che
ci viene incontro in modo gentile e rispettoso
sia nelle vicende di allora come oggi.
So che il Signore ci interroga sempre: <<puoi
stare qualche istante con me?>> e non lo
fa alzando la voce ma sussurrandolo nel cuore
di ognuno di noi… è possibile tutto
questo?
Si lo è! C’è una mano tesa
basta solo afferrarla…
Paolo Barbolini - Gruppo
"Taizé" |

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4/10/2004
Entrare nel silenzio... entrare nel silenzio
è stata la mia breve esperienza nel Monastero
nel mese di aprile.
Un silenzio fatto di parole che parlano dentro
e aiutano ad ascoltare sé stessi, anche
quando si è nella confusione e nel trambusto
della vita quotidiana.
Mi sembrava uno scontro dopo una giornata in monastero
ritornare nella confusione, ma in realtà
il silenzio che parla si può ascoltare
anche nella vita di tutti i giorni per fermarsi
e riprendere fiato.
Raffaella T. –
Modena
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1 ottobre 2004
Da bambino, avendo
lo zio che abitava vicino al Monastero della Visitazione,
consideravo quel luogo sacro e irranggiungibile.
Era ai miei occhi un posto dove ci potevano andare
solo le persone " buone", perché
lì dentro c'era Dio.
Frequentavo la chiesa del Monastero soltanto in
occasione delle Messa del Santo Natale e respiravo
un aria di pace e tranquillità.
Da quando ho cominciato a frequentare il Monastero
per motivi di lavoro, mi sono reso conto che poteva
accogliere, come una famiglia, anche me.
Il clima è sempre stato piacevole e con
Voi sorelle ho instaurato un rapporto di semplice
e cordiale amicizia.
Ora posso dire che sono felice di aver avuto questa
opportunità che ho esteso anche a mia moglie
e ai miei figli.
Giovanni P.

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No, non ho perso la fede!
Questa espressione, “perdere la fede”,
come si perde una borsa o un mazzo di chiavi,
m’è sempre parsa un po’ sciocca.
Penso che appartenga al lessico della pietà
borghese
e “come si deve”, che abbiamo ereditato
da quei tristi preti del diciottesimo secolo, così
chiacchieroni.
La fede non si perde:
cessa di informare la vita, ecco tutto.
(GEORGES BERNANOS, DIARIO DI UN CURATO DI CAMPAGNA)
Treviso, lunedì 13 settembre 2004
Non potrei dire come la Visitazione sia entrata
nella mia vita.
Semplicemente la Visitazione c’era già,
me la sono trovata addosso, come una sorta di
prolungamento naturale della mia dimensione domestica.
Il fatto è che la sorella di mio padre
ha realizzato tra le sorelle della Visitazione
la sua dimensione spirituale e la sua chiamata
vocazionale: suor Anna Margherita Mazzocato, personalità
straordinaria e di forza superiore, per molti
anni superiora del trevigiano monastero alle Corti,
spesso e a lungo con incarichi di sovrintendenza
all’intero ordine. Qui, nel monastero trevigiano,
si conserva il muscolo cardiaco di san Francesco
di Sales.
E, proprio a due passi da qui, durante l’ultima
guerra, era annidata una batteria della contraerea
nazifascista. Mio padre e mia madre vi hanno rischiato
la vita ogni ora, in quei giorni, per raggiungere
“il convento delle suore”, come nella
zona chiamano ancor oggi le Corti. Il monastero
accoglieva infatti tutti quelli che poteva ospitare
per sottrarli alla violenza bellica.
Per noi nipoti, suor Anna Margherita era però
Zia Mammina, in una sorta di figliolanza spirituale
che era una amplificazione della famiglia stessa.
I parenti dicono, ricordando quegli anni, che
io ero il nipote preferito. Non so: so che il
livello di confidenza con questa donna irripetibile
è stato altissimo, profondissimo. Ci siamo
confidati segreti che non saranno mai ripetuti
e che saranno nelle nostre tombe con noi.
Ho seguito, da vicino, anche il cancro che ha
posto fine alla sua avventura terrena. Ricordo
che le sue ultime parole furono un Pater da lei
recitato e diretto, in una stanzetta di ospedale.
Le sue labbra erano in questo mondo, comandavano
(oh la sua abitudine al comando, portata come
fardello, come vocazione. Che lezione ancor oggi!)
le parole sulle labbra altrui, e la sua mente
era già altrove, in un mondo che non era
più il nostro.
Premessa lunga e necessaria per dire che nella
mia esistenza la Visitazione è stata significativa
e importante. Collegata all’idea stessa
di sopravvivenza e di sorgente di vita. La memoria
dei giorni di guerra, tramandata con trepidazione
da mio padre e mia madre, mi fa pensare con gratitudine
all’esistenza di questa isola di pace e
salvezza in mezzo all’orrore delle bombe,
dei proiettili traccianti, della morte incombente.
(Io sono nato subito dopo, nell’agosto del
1946, dal gioioso amarsi di Guido e Cristina nei
giorni in cui Treviso veniva liberata dall’angoscia
della guerra e, come si dice da queste parti,
tirava il fiato. Di sollievo e liberazione).
E poi consigli ricevuti, stimoli, intuizioni,
aiuti spirituali, per me, per i miei parenti,
per infiniti altri. Ho sempre saputo che davanti
alle grate del parlatorio di via Mandruzzato,
a Treviso, passava il mondo intero a chiedere
e a parlare. Le personalità più
importanti sono transitate di là.
Ancor oggi il mondo intero viene qui, per confidarsi
e ricevere.
Oggi, in tempi in cui è difficile possedere
una fede e praticamente impossibile cercare di
definirla, amo pensare che la mia religiosità
e la mia fede (per quanto tormentate e zoppicanti:
penso di essere un credente molto border line,
perennemente sull’orlo del nichilismo assoluto)
così poco convenzionali, sono maturate
anche (e molto) nel contatto con la Visitazione
(in particolare con la forte e abrasiva personalità
di mia zia, ma non solo).
Ho imparato a discernere, con durezza e spesso
con dolore, il necessario dal transeunte, il clericalismo
becero dal messaggio autentico del vangelo, il
temporalismo zavorrato dal denaro e dalle convenzioni,
dai valori fondamentali del messaggio cristiano:
tolleranza, pari dignità di tutti, attenzione
agli ultimi.
E anche approccio intelligente all’idea
stessa di Dio, che ha regalato agli uomini molti
nomi con cui chiamarlo ma anche una sete inesausta
e inesauribile di unità (almeno così
spero, così voglio illudermi in questi
anni di guerra e di mondo dominato dalla sopraffazione
del più forte sul più debole). In
tanti anni (con contatti tanto prolungati e ravvicinati)
non ho mai compreso fino in fondo - lo devo ammettere
- il valore della vita contemplativa, legata principalmente
alla preghiera. Tuttavia so che c’è,
questa vita contemplativa, so che attraversa il
mondo e lo legge con una lucidità che a
me è preclusa; che ha prospettive che io
non possiedo; che sa proiettarsi oltre l’orizzonte
della fragilità e della contingenza.
Dalla Visitazione ho appreso che la vita contemplativa
esiste e che, io voglio o io non voglia, esiste
anche per me e dunque in qualche modo mi coinvolge.
Che la voce orante delle sorelle della Visitazione
è, per strade imperscrutabili e certamente
misteriose, anche la mia voce. Che io ne sia consapevole
o non ne sia.
Se penso al mio rapportarmi con questa complessa
realtà, mi rendo conto ad esempio, di aver
scoperto nella trevigiana chiesetta delle Corti
(oggi, per i casi strani della vita, abito a qualche
centinaia di metri di là) come la ritualità
e la liturgia siano sostanza.
Sostanza, non involucri vuoti. Il primo esempio
che mi soccorre è quello dei riti della
notte pasquale. Con la chiesa immersa nel buio
e il farsi progressivo e inarrestabile della luce.
Anche oggi provo le stesse emozioni intellettuali
che, allora non spiegate e non consapevoli, provavo
da bambino.
Avverto e avvertivo nel lumino che partiva dal
grande cero dove era tracciato un alfa e un omega
e che diventava tanti lumini, simile a un fiume
che lascia la sorgente e si ingrossa per via,
l’immagine, la metafora dell’esistenza
stessa, della ricerca della luce, della faticosa
rotta dei destini umani e delle scelte individuali
verso la conoscenza e la consapevolezza. Il farsi
della luce, la speranza che nella mia anima si
faccia luce, la speranza che nel mondo si faccia
la luce della pace.
Davvero: rito e liturgia sono sostanza, immagine
concreta di una pulsione profonda, di una esigenza
insopprimibile.
Pulsione ed esigenza, coltivate lì nel
monastero alle Corti, a due passi dal cuore della
Treviso del benessere. Lo penso, quel monastero,
come una spina dolorante nel fianco dei miei concittadini
che dal benessere sono accecati. Spero che viva
a lungo, che sia lievito
Gian Domenico Mazzocato
scrittore e giornalista
www.giandomenicomazzocato.it
giandoscriba@tin.it

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