Domande
sulla vita contemplativa 
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Perché
una giovane si fa monaca?
Perché accetta il dono! Infatti la
vocazione è dono di Dio che non manca di chiamare anime
a consacrarsi totalmente al suo servizio. La giovane risponde
alla chiamata, vuole fare una donazione totale di sé
motivata da un amore intenso verso Dio. Trovato un monastero
dove può appagare questo desiderio di unione con lo
Sposo, volentieri vi entra abbracciando un impegno per tutta
la vita.
Recenti statistiche ci dicono che le vocazioni claustrali
fioriscono ancora nella Chiesa, nonostante una forte opposizione
culturale a questo genere di vita. La diminuzione di vocazioni
alla vita consacrata e al sacerdozio che in genere si verifica
in tutto il mondo cristiano è molto preoccupante. Ma
si nota che, in generale, la vita claustrale non soffre una
così grave diminuzione di vocazioni, ed anzi, in certi
luoghi, vi è una grande fioritura di vocazioni.
Cosa serve la clausura, che senso hanno le "grate"
nel terzo millennio?
La clausura conserva la sua importanza in quanto preserva
l'atmosfera di raccoglimento, di silenzio e di separazione
dal mondo. La famosa "grata" è uno strumento
per significare questa separazione. La monaca accetta con
gioia pure questo segno esteriore.
In che senso una monaca può essere "segno
di contraddizione" per il mondo?
La monaca è "segno di contraddizione" per
quei cristiani e non-cristiani che non comprendono il significato
della vita consacrata contemplativa, che non riescono a penetrare
il profondo amore che suggerisce ad una persona di rispondere
all'amore di Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con
tutte le forze scegliendo di vivere in un monastero. Dal punto
di vista di queste persone la vita claustrale contraddice
i desideri ed i diritti della persona umana. Anche Gesù
è un "segno di contraddizione" (cfr Lc 2,23)
ed i cuori dovranno manife-starsi in favore o contro di Lui.
Il cuore della monaca è totalmente dedicato a Gesù.
E la presenza orante delle claustrali in tante parti del mondo
è - come ha sottolineato Giovanni Paolo Il il 21 novembre
dello scorso anno - richiamo per tutti i cristiani a non dimenticare
il primato di Dio nella vita. (Padre Basilio Haiser ofm conv.).
Chi sceglie la vita monastica contemplativa non fugge
dal mondo?
"Venite in disparte, in luogo solitario e riposatevi
un po' " (Mc 6, 31). Seguendo questa parola molti sono
coloro che fin dai primi secoli della Chiesa, si sono ritirati
in solitudine, in luoghi separati, in ascolto della Parola
e in preghiera. Sospinte dallo stesso Spirito, che condusse
Gesù nel deserto (cf. Lc 4,1) le Sorelle claustrali,
in modo specifico e radicale, condividono la solitudine di
Gesù in preghiera e la sua offerta al Padre, dimorando
insieme con lui sul suo monte santo e trasfigurandosi nel
mistero della sua morte e resurrezione "in una ininterrotta
nostalgia del cuore, che con incessante desiderio si rivolge
alla contemplazione dello Sposo" (Verbi Sponsa 5).
La stessa clausura, nel suo aspetto concreto, diventa così
da un lato segno di questo "stare con il Signore"
e dall'altro una maniera particolare di condividere "l'annientamento
di Cristo, mediante una povertà radicale, che si esprime
nella rinuncia non solo alle cose, ma anche allo spazio, ai
contatti, a tanti beni del creato" (VC 59). La cella
solitaria, il chiostro chiuso, come realtà quotidiane,
diventano così segni e strumenti di una partecipazione
tutta speciale alla solitudine scelta da Cristo nei suoi particolari
momenti di incontro con il Padre e realizzazione dell'annientamento
di Cristo e del suo silenzio fecondo sulla croce, nell'amoroso
adempimento del disegno del Padre.
Lo "stare in disparte" dal mondo, il ritirarsi per
dedicarsi, in solitudine, ad una vita più intensa di
preghiera e integralmente orientata alla contemplazione, viene
ad essere "una maniera particolare di vivere ed esprimere
il mistero pasquale di Cristo, che è una morte per
la risurrezione" (VS 1), presentato dalla Sacra Scrittura,
come passaggio, esodo, transito. In sintesi possiamo dire
che la vocazione contemplativa claustrale è una vocazione
alla preghiera, dove la preghiera non è più
soltanto una parte, sia pure la più importante, estesa,
magari essenziale della nostra vita, ma è proprio tutta
la nostra vita. Una vita che è, e tende ad essere,
"amore".

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| Perché
abbiamo scelto questa vocazione? |

Ho scoperto Gesù
Avevo 17 anni quando iniziai a chiedermi
quale fosse la mia vocazione.
Da tempo avevo iniziato un cammino di preghiera e conversione
molto profondo ed ero decisa a seguire la volontà di
Dio, qualunque essa fosse.
Dopo qualche tempo che pregavo affinché Dio mi illuminasse
cominciò a nascere nel mio cuore una forte attrattiva
verso la vita consacrata,la mia prima reazione fu però
di considerare questo impulso come una tentazione di superbia:
come potevo pensare di diventare “sposa di Cristo”,
proprio io che fino a poco tempo prima non ero nemmeno cattolica?
Ero decisa a lasciare perdere queste “fantasie”,
ma il desiderio di essere tutta di Dio non se ne voleva proprio
andare…così dissi a Dio: “se questa chiamata
è la tua volontà e non una mia illusione, voglio
che Tu me ne renda certa”.
Pochi giorni dopo, mentre recitavo il rosario, ebbi la certezza
interiore, fortissima, che quella sera stessa, ascoltando
Radio Maria, Dio mi avrebbe dato il segno che avevo chiesto
e avrei trovato le risposte che cercavo… era sabato
e, già da qualche tempo, ogni sabato notte ascoltavo
su Radio Maria un programma che parla del mondo del carcere.
Quella sera però tutta la trasmissione era incentrata
sulla vocazione religiosa e una suora, intervistata dal conduttore,
continuava a ripetere: “se c’è qualcuno
all’ascolto che sente la Chiamata ma è incerto,
lo invito ad assecondarla perché soltanto rispondendo
al progetto di Dio possiamo realizzare la nostra felicità”.
All’inizio non rimasi molto colpita da queste parole
ma, dopo un paio d’ore che la suora continuava a ripeterle,
iniziai a pensare che quel messaggio così insistente
potesse essere rivolto anche a me, e mi ricordai di quello
che avevo sentito nel pomeriggio durante il rosario.
Ancora dubbiosa, decisi che ne avrei parlato al più
presto con una religiosa per chiederle se questi potevano
essere i segni di una vocazione.
Due giorni dopo (era il 19 agosto 2002), mi recai di buon
mattino in Duomo per ascoltare la S. Messa, con l’intenzione
poi di cercare una suora con cui parlare.
Il Vangelo del giorno era quello del “giovane ricco”
e fui presa da grande stupore e timore insieme quando, durante
l’omelia, sentii il sacerdote ripetere insistentemente
le stesse identiche parole della suora di Radio Maria!
Uscita dal Duomo ero molto agitata e quando vidi una suora
venire nella mia direzione, senza pensarci due volte, la fermai
e le chiesi di raccontarmi in che modo aveva capito la sua
vocazione. Poi le raccontai quello che mi era successo e mentre
parlavo tutto si faceva chiaro nella mia mente e mi stupii
di aver avuto tanti dubbi fino ad allora.
La suora (Sr. Lucia) fu molto incoraggiante e mi invitò
a seguire quello che sentivo nel cuore. Quando la lasciai
accettai per la prima volta l’idea che il Signore, fra
tante ragazze, potesse chiamare proprio me e allora con grande
gioia gli dissi il mio “si”… quello che
è successo dopo è indescrivibile!
Mi ritrovai completamente immersa nella Presenza di Dio, il
suo Amore si riversava a fiumi su di me ed era tanta la sua
dolcezza che credevo di morirne, se me ne avesse donata un
po’ di più non avrei potuto sopportarla! Non
pensavo potesse esistere qualcosa di così bello. Era
come guardarlo negli occhi ed essere guardata dalla Sua Misericordia
infinita. “Vidi” ancora più chiaramente
la mia chiamata alla vita consacrata.
Gesù aveva esaudito in pieno la mia preghiera: mi aveva
resa sicura della sua volontà. Da allora niente è
stato più lo stesso, ho scoperto Gesù come persona
viva e concreta e si è accresciuto in me il desiderio
e il bisogno di intimità con Lui.
E’ stato principalmente questo bisogno che mi ha portata
a scegliere, tra le varie forme di consacrazione, la vita
claustrale.
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Ero una giovane come
tante, felice. Studente, sportiva, amavo la vita.
Frequentavo l'Azione Cattolica, le A.C.L.I.
Terminati gli studi, trovai un lavoro. Anche se lavoravo
regolarmente in un posto, che mi dava molta soddisfazione
economicamente, mi rendevo conto, nel contempo, che
non ero proprio appagata.
Ricevevo apprezzamenti e inviti da giovani che si
accorgevano della mia freschezza giovanile, del mio
impegno sociale e sportivo. Ma io sentivo di "volere
di più".
A 19 anni, dopo un periodo di riflessione, di ascolto
della Parola di Dio, dopo essermi immersa nelle albe
e nei tramonti, nel silenzio delle cime nevate e nella
immensità del mare, dove potei rientrare spesso
in me stessa, mi è balenata una nostalgia dell'
"assoluto di Dio" che mi ha fatto trasalire.
A 21 anni, anche contro il parere di tutta la mia
famiglia, che mi avrebbe vista più volentieri
sposa felice, dopo aver curiosato in un monastero
di clausura per averne una idea precisa, ho messo
qualcosa in una borsetta e, da buona atleta, velocemente
ho raggiunto il monastero: la mia nuova casa! Vi assicuro
che il cuore batteva forte...
A sera, guardando dalla finestra del monastero, intravidi
tra il verde le insegne e le luci della città.
Ricordavo quanto avevo lasciato e lo mettevo accanto
a quello che avevo guadagnato...
Chiusa la finestra sono scomparsa nell'umiltà,
nella scoperta dello spirito proprio dell'Ordine monastico
abbracciato, nell'accettazione dell'obbe-dienza in
nome di Dio, di quel Dio e Padre che tenevo stretto
nel mio cuore.
Con Lui sono andata in pascoli segreti di mansuetudine,
di pazienza. Mi ha condotto pian piano a stupirmi
del "perché" delle piccole e inutili
cose... Ho scoperto la fecondità delle gioie
e dei dolori della vita religiosa.
E sono riapparsa colma di pace nell'esercizio di una
maternità spirituale che mi permette di spostarmi
tempestivamente da un capo all'altro della terra a
visitare il cuore di ogni fratello, ad asciugare le
lacrime, a tergere il sudore dei lavoratori, dei moribondi
di tutte le guerre, a stringere al mio cuore gli orfani,
gli anziani, i sofferenti di ogni colore ed età,
a incoraggiare i giovani a percorrere onestamente,
coraggiosa-mente la strada della vita, la strada di
quella vita che è frutto del dono di Dio.
Giorno dopo giorno lo Spirito mi apre sempre nuovi
orizzonti. Mi fa comprendere che Dio, Padre buono,
vuole servirsi della mia umile vita di Visitandina
per farne una gioiosa, nascosta testimonianza dell'amore
con cui Egli ama ogni uomo.
Una monaca
Riassumendo in poche parole il mio pensiero, direi che
ho scelto la vita contemplativa perché ho fatto
l’esperienza che il Signore mi vuole bene.
Fra il sapere di essere amati da qualcuno e farne
l'esperienza penso ci sia un abisso. Bene, io quest'esperienza
dell'amore di Dio l'ho fatta e so che il suo è
un amore di misericordia: sentirsi perdonati dopo
il proprio peccato, riabbracciati dopo essersi allontanati
e sentirsi accolti e sostenuti con amore non è
forse motivo per dire con entusiasmo riconoscente:
“Voglio offrirti tutta me stessa fino alla fine.
Decido di rimanere con te per donarmi ai fratelli
per sempre”.
Suor D. L.
Perché sono certa che "Lui" mi ha
scelto da un'eternità amandomi e che mi fa
dire: “E’ meravigliosa la tua alleanza
perché tu sei il ‘Fedele’!
Tutto ciò affermo pur consapevole della mia
fragilità: sapendo però che lui mi conduce
nella quotidianità con la sua misericordia
e il suo amore.
Suor M. L.
Ho detto di sì perché non ho potuto
resistere allo sguardo di Gesù che mi guardò
con amore. Uno sguardo affascinante, unico e vero,
tenero e profondo, fiducioso ma molto rispettoso,
esigente ma paziente, limpido e trasparente in cui
ho scoperto il senso del mio vivere.
Uno sguardo che mi ha detto di aver pagato tutto per
me, uno sguardo che soprattutto chiedeva la mia risposta...
Di fronte all'amore non si può resistere: prima
o poi ci si consegna. Allora meglio consegnarci prima
senza perdere tempo perché l'amore è
più forte di una spada a due tagli e questo
amore non desidera altro che di essere consumato,
condiviso, sparso in abbondanza su tutti senza distinzioni
perché è già stato versato e
pagato.
Credo che questo è il senso del mio essere
con Cristo, nella Chiesa per il mondo.
Suor S. I.
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